ROMA - "Giuseppe, ci siamo liberati di una zavorra! Di Maio pensava solo ad attaccarci", gli dicono e gli scrivono i parlamentari rimasti fedeli, nel giorno del Big Bang stellato. "Hai pienamente ragione", risponde Conte, provando a infondere coraggio, ma soprattutto a farsi forza. Perché ne è servita tanta, ieri, e ancora di più ne servirà nelle prossime settimane, per provare a tirare fuori il Movimento 5 Stelle dalle secche di una crisi che ai più, a questo punto, appare irreversibile. Sprofondato sotto al 5% nelle amministrative. Smembrato dalla scissione del capo della Farnesina, con un contraccolpo politico ulteriore, che sa di smacco: se i numeri fatti circolare dall'entourage di Di Maio sono veri, i 5 Stelle non sarebbero più il "primo partito politico in Parlamento", come Conte va ripetendo da mesi quando pungola il governo e chiede rispetto. La Lega metterebbe a segno il sorpasso. E se nemmeno da pri…
ROMA - "Giuseppe, ci siamo liberati di una zavorra! Di Maio pensava solo ad attaccarci", gli dicono e gli scrivono i parlamentari rimasti fedeli, nel giorno del Big Bang stellato. "Hai pienamente ragione", risponde Conte, provando a infondere coraggio, ma soprattutto a farsi forza. Perché ne è servita tanta, ieri, e ancora di più ne servirà nelle prossime settimane, per provare a tirare fuori il Movimento 5 Stelle dalle secche di una crisi che ai più, a questo punto, appare irreversibile. Sprofondato sotto al 5% nelle amministrative. Smembrato dalla scissione del capo della Farnesina, con un contraccolpo politico ulteriore, che sa di smacco: se i numeri fatti circolare dall'entourage di Di Maio sono veri, i 5 Stelle non sarebbero più il "primo partito politico in Parlamento", come Conte va ripetendo da mesi quando pungola il governo e chiede rispetto. La Lega metterebbe a segno il sorpasso. E se nemmeno da primo gruppo politico di maggioranza il Movimento è riuscito spesso a dettare la linea all'esecutivo, figuriamoci adesso.
Anche il compromesso sulla risoluzione di ieri a tema Ucraina, dopo ore di limature con gli altri partiti, è al ribasso. Il M5S è partito dal "no a nuove forniture militari", poi ha chiesto che qualsiasi ulteriore spedizione di armi fosse approvata dal Parlamento. Ma nel testo finale approvato dal Senato di tutto questo non c'è traccia. Il massimo che sono riusciti a strappare i 5 Stelle è un generico impegno del governo a garantire il "necessario e ampio coinvolgimento delle Camere", come già previsto dal decreto di marzo, peraltro richiamato.
Anche per questo in quel che resta del Movimento crescono le spinte centrifughe. Da settimane c'è chi consiglia a Conte di uscire dal governo e di riposizionarsi, con un appoggio esterno. Il leader per ora nelle conversazioni interne frena in modo deciso: "Sarebbe folle uscire dal governo ora, se avessimo voluto strappare, lo avremmo fatto su un tema nobile come la politica estera. Invece abbiamo scelto di essere responsabili e di trovare una mediazione con le altre forze di maggioranza". Ma fra le truppe residue i malumori montano. "Fino a quando resteremo in maggioranza? Non lo so - risponde sincero Gianluca Ferrara, vice-capogruppo del Movimento in Senato - Fino a quando riusciremo ad assicurare gli interessi dei cittadini, nel rispetto del programma M5S... Poi si vedrà". Che come giuramento di fedeltà a Draghi è un po' stiracchiato.
Certo è che Conte, ancora più di prima, insisterà sui temi di bandiera del Movimento. Tornerà alla carica sul no al termovalorizzatore di Roma: la discussione sul dl Aiuti è appena iniziata alla Camera e i 5 Stelle daranno battaglia. Insomma, di possibili incidenti che convincano l'ex premier alla rottura ce ne potrebebro essere. E così potrebbe far risalire sulla scialuppa stellata Alessandro Di Battista, che ieri ha definito quello di Di Maio "un tradimento ignobile".
Prima va superato lo psicodramma collettivo di queste ore. "Me l'aspettavo", è il commento di Conte sull'uscita dell'ex capo politico. Certo non si aspettava questi numeri: i contiani preventivavano tra le 10 e le 30 uscite. Sarebbero il doppio. Conte ha trascorso tutta la giornata nel suo ufficio di Fontanella Borghese, ore e ore a leggere i nomi dei prima possibili, poi probabili, poi sicuri transfughi. Alcuni letti con incredulità: "Ma anche lui..?". Ieri non ha voluto parlare pubblicamente. Oggi lo farà all'assemblea dei gruppi di Camera e Senato. Davanti ai reduci. Domani arriva Beppe Grillo, "dispiaciuto" per l'addio di Di Maio, ma non al punto da blindarlo sul nodo dei due mandati: "Chi non crede più alle regole del gioco lo dica senza espedienti", ha scritto ieri mattina sul blog. Prima che la scissione si consumasse.