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Conte resta in trincea: "Noi nel governo, per ora". Mega-multe agli scissionisti

Il presidente M5S: "Niente strappi se potremo continuare le nostre battaglie, adesso non c'è più il ricatto della stabilità. Parlerò con Draghi". Si ipotizzano penali da 100mila euro per chi è uscito
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La vendetta è un piatto che va servito freddo. E dunque "non adesso", ripete Giuseppe Conte attovagliato da "Santovino", dietro Montecitorio, insieme allo stato maggiore stellato nel day after della scissione. Mentre i camerieri scodellano tagliolini polpo & olive e insalate vegan, il leader dei 5 Stelle illustra la sua ricetta. A tutti predica calma e gesso. Niente strappi col governo, per ora, "la nostra adesione non la mettiamo assolutamente in discussione", giura davanti ai cronisti che lo aspettano. Più avanti, chissà. "Appoggeremo l'esecutivo fino a che potremo portare avanti le nostre battaglie, in questo limite...", confida ai parlamentari ormai in vena di strappo. Parlerà col premier Mario Draghi, annuncia in tv, "è un po' che non ci sentiamo, sicuramente lo sentirò questa settimana, per confrontarci. Ma non chiederò le dimissioni di Di Maio".

La vendetta è un piatto che va servito freddo. E dunque "non adesso", ripete Giuseppe Conte attovagliato da "Santovino", dietro Montecitorio, insieme allo stato maggiore stellato nel day after della scissione. Mentre i camerieri scodellano tagliolini polpo & olive e insalate vegan, il leader dei 5 Stelle illustra la sua ricetta. A tutti predica calma e gesso. Niente strappi col governo, per ora, "la nostra adesione non la mettiamo assolutamente in discussione", giura davanti ai cronisti che lo aspettano. Più avanti, chissà. "Appoggeremo l'esecutivo fino a che potremo portare avanti le nostre battaglie, in questo limite...", confida ai parlamentari ormai in vena di strappo. Parlerà col premier Mario Draghi, annuncia in tv, "è un po' che non ci sentiamo, sicuramente lo sentirò questa settimana, per confrontarci. Ma non chiederò le dimissioni di Di Maio".



Per il capo della Farnesina i contiani hanno in mente di presentare un altro conto, molto più salato di quello di Santovino. Nel Consiglio nazionale riunito informalmente ieri mattina c'è chi ha proposto di far scattare le penali contro i transfughi, previste dalle regole del M5S per chi lascia il gruppo. Multe da 100mila euro, finora mai applicate. I più agguerriti sono i vice di Conte. "È stato proprio Di Maio a pretenderle quando ci siamo candidati nel 2018!", spiega uno dei 5 vicepresidenti. Altri sono più cauti, ma chiederebbero ai dimaiani quantomeno di saldare le restituzioni non versate fino a oggi. "Il grosso dei parlamentari morosi è andato via, almeno paghino quello...". Conte riflette. Chiede di "non dare troppa importanza" allo strappo. "Nessun rancore per Di Maio". Certo, ammette, la scissione "è un fatto di cui non va trascurato il rilievo politico, non siamo più la prima forza in Parlamento, ma si illudono se pensano che avremo meno forza nelle nostre battaglie". E su questi tasti continuerà a battere, senza più i malpancisti a intralciare i lavori interni: ribadirà il no all'inceneritore di Roma, inserito nel dl Aiuti ora in discussione alla Camera. E presto si riaprirà il fronte armi, quando il governo varerà il quarto decreto sulle forniture a Kiev. "Già martedì in Senato - confida un altro big - non avremmo votato sì alla risoluzione sull'Ucraina, se Di Maio non avesse ufficializzato lo strappo nelle stesse ore". Votando no, aggiunge, "avremmo dato nobiltà alla sua scelta, che è dettata invece solo dal tetto del doppio mandato". Il clima è questo. Le truppe parlamentari, senza più molti dei governisti, sono in fermento. Lo stesso Conte davanti a deputati e senatori riuniti in serata in seduta plenaria si fa meno accomodante. "Noi nel governo ci saremo fino a che saremo in grado di continuare le nostre battaglie. Ci sono nuovi numeri che sostengono l'esecutivo con il gruppo di Luigi? Benissimo, vorrà dire che avremo più tranquillità di portare avanti le nostre battaglie senza sentire il peso del ricatto di far cadere l'emisfero occidentale...".

Ai vertici del M5S molti chiedono una reazione. Si pensa a una convention nazionale, probabilmente in Sicilia. Un modo per dire: ci siamo, il Movimento non è finito. Tanti volti delle origini sono rimasti, da Vito Crimi a Paola Taverna. Quella di Di Maio "è stata solo un'operazione di potere", attacca il presidente della Camera, Roberto Fico.


Con una doppia ospitata tv, prima su La7, poi su Rete4, è lo stesso ex premier a randellare il ministro degli Esteri. A proposito di atlantismo, gli ricorda la fase "dei gilet gialli". Dice che non ha capito il suo progetto politico, "una velleità, al centro c'è un affollamento pazzesco... buona fortuna". Forse, punge, "mi soffriva come leader". Riavvolgendo il film degli ultimi 6 mesi, si è convinto, Conte, che la mossa del ministro "non è nata in un giorno, la sua agenda era chiara dal passaggio del Colle". Poi concede: all'annuncio della scissione "non ho stappato la bottiglia, è ovvio che c'è una storia importante del Paese che ieri è finita. Ma adesso c'è più chiarezza".