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Scissione M5S, Letta: "Non si gioca sull’interesse nazionale". Campo largo a rischio

Enrico Letta (fotogramma)
I dem: "L'uscita di Di Maio mette in sicurezza Draghi. Conte non ha più i numeri per farlo cadere"
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 "Nel marasma generale, almeno una cosa è certa: l'uscita di Di Maio mette in sicurezza il governo Draghi. Conte non ha più i numeri per farlo cadere". La prodigiosa sintesi di uno dei colonnelli dem regala al fronte lealista l'unico motivo di cauta soddisfazione in una giornata di tregenda per il campo largo lettiano. Mai come adesso a rischio, visto che "è difficile immaginare che il M5S e la nuova creatura del ministro degli Esteri possano coesistere nello stesso perimetro". E dunque, per un progetto di coalizione in procinto di evaporare, anche a causa dei veti incrociati posti dagli alleati potenziali, centristi e non, ce n'è un altro - quello più importante - che invece la scissione grillina contribuisce a blindare: l'esecutivo va avanti pure se l'ex premier giallorosso decidesse a un certo punto di sfilarsi.

 "Nel marasma generale, almeno una cosa è certa: l'uscita di Di Maio mette in sicurezza il governo Draghi. Conte non ha più i numeri per farlo cadere". La prodigiosa sintesi di uno dei colonnelli dem regala al fronte lealista l'unico motivo di cauta soddisfazione in una giornata di tregenda per il campo largo lettiano. Mai come adesso a rischio, visto che "è difficile immaginare che il M5S e la nuova creatura del ministro degli Esteri possano coesistere nello stesso perimetro". E dunque, per un progetto di coalizione in procinto di evaporare, anche a causa dei veti incrociati posti dagli alleati potenziali, centristi e non, ce n'è un altro - quello più importante - che invece la scissione grillina contribuisce a blindare: l'esecutivo va avanti pure se l'ex premier giallorosso decidesse a un certo punto di sfilarsi.



Tutt'altro che una magra consolazione per chi, innanzitutto Enrico Letta, s'è dannato giorno e notte per portare a casa la mediazione sulla risoluzione parlamentare votata ieri a larghissima maggioranza quando tutto, nella serata di lunedì, sembrava precipitare. Per il Pd la priorità resta sempre la stessa: difendere il governo e consentirne la navigazione fino a scadenza naturale, nella primavera del 2023.

"Non si gioca sull'interesse nazionale", suona difatti l'altolà il segretario, "chi pensa di indebolire Draghi in una fase come questa commette un grosso errore. Favorisce l'avanzata di una destra che è fra le peggiori d'Europa". Troppi i dossier aperti che finirebbero per saltare, qualora la legislatura morisse anzitempo: le riforme della concorrenza e del fisco, l'attuazione del Pnrr, le misure economiche per combattere l'inflazione, scongiurare la recessione, aiutare famiglie e imprese. Per non dire della credibilità internazionale del Paese, che subirebbe un danno forse irreparabile.

Non a caso, pure per rassicurare i partner europei, giovedì Letta volerà a Bruxelles per incontrare, in un pre-vertice della famiglia progressista, il premier spagnolo Sanchez, il cancelliere tedesco Sholtz, la presidente finlandese Marin. Con i quali discutere delle prospettive di un campo che ora comincia perdere pezzi anche in Italia. Un dato è infatti innegabile: lo scisma stellato pregiudica lo schema di alleanze che al Nazareno avevano prefigurato in vista delle Politiche. E che potrebbe avere ripercussioni anche a livello territoriale, dove Pd e M5S governano insieme.

"Paradossalmente la coalizione si allarga, dal momento che sia Conte sia Di Maio hanno dichiarato che il loro orizzonte è il centrosinistra", ragionano i dem, "ma a prezzo di una balcanizzazione difficile da gestire". Anche perché sullo sfondo resta il timore che, per uscire dall'angolo, il capo dei 5Stelle possa risolversi a "seguire la linea Di Battista, alzando il tiro contro il governo e il Pd". Un'ipotesi che, se dovesse portare a rompere l'unità nazionale, "renderebbe poi impossibile siglare qualsiasi intesa con noi". Ma a quel punto: "Cosa farà Leu?", si interrogano i Letta boys. Assai "infastiditi per il gioco di sponda cui abbiamo assistito nel corso della trattativa sulla risoluzione a sostegno dell'Ucraina". Speranza & Co. seguiranno l'ex avvocato del popolo o resteranno agganciati al Pd?


A preoccupare non sono tanto le parole di Calenda che di nuovo ieri ha ribadito "né con Renzi né con Di Maio", bensì le scosse di assestamento che la scissione grillina provocherà sulle alleanze future. Per cui, in attesa della contromossa di Conte, non resta che aspettare e "vedere che succede". Con una certezza, però: "Il Pd si conferma l'unico perno su cui costruire l'alternativa alla destra sovranista", taglia corto Enrico Borghi, della segretaria dem. "Noi siamo aperti al confronto con tutti, il modello resta quello della maggioranza Ursula". E chi pone veti, si mette fuori da solo.