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A Bruxelles la riunione dei premier e leader socialisti europei: assieme a Enrico Letta, segretario Pd, il cancelliere tedesco Scholz, le premier di Finlandia e Svezia Marin e Andersson, i commissari Ue Timmermans, Borrell, Gentiloni, Sefcovic, Schmit, il presidente del Pse Stanishev 

Letta: "Di Maio nel Pd? Prematuro. Intanto continuo a parlare con tutti"

Colloquio con il leader dem: "Ho cercato di tranquillizzare i colleghi del Pse su quanto accaduto nel M5S"
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BRUXELLES - "In tanti alla riunione dei progressisti europei mi hanno chiesto cosa fosse successo a Roma martedì: c'è stato un passaggio parlamentare - ho spiegato loro - che poteva mettere a rischio il governo e invece il governo è uscito più forte". Enrico Letta è a Bruxelles per il vertice del Pse che precede il Consiglio europeo. Con Olaf Scholz ha perorato la causa del tetto al prezzo del gas, ai leader Socialisti e democratici ha spiegato la sua idea di una "confederazione" per spingere l'allargamento dell'Ue. Ma gli hanno chiesto anche di Italia, del terremoto nel Movimento 5 stelle. "Mario Draghi adesso è più forte", ha assicurato agli alleati europei.

E quando a sera si ferma a parlare fuori dal circolo Pd nella capitale belga, allarga il discorso. Al suo progetto di alleanze, che può tenere insieme, come un "magnete", Giuseppe Conte e Luigi Di Maio. Tra i Dem c'&e…

BRUXELLES - "In tanti alla riunione dei progressisti europei mi hanno chiesto cosa fosse successo a Roma martedì: c'è stato un passaggio parlamentare - ho spiegato loro - che poteva mettere a rischio il governo e invece il governo è uscito più forte". Enrico Letta è a Bruxelles per il vertice del Pse che precede il Consiglio europeo. Con Olaf Scholz ha perorato la causa del tetto al prezzo del gas, ai leader Socialisti e democratici ha spiegato la sua idea di una "confederazione" per spingere l'allargamento dell'Ue. Ma gli hanno chiesto anche di Italia, del terremoto nel Movimento 5 stelle. "Mario Draghi adesso è più forte", ha assicurato agli alleati europei.

E quando a sera si ferma a parlare fuori dal circolo Pd nella capitale belga, allarga il discorso. Al suo progetto di alleanze, che può tenere insieme, come un "magnete", Giuseppe Conte e Luigi Di Maio. Tra i Dem c'è chi già evoca un nuovo Ulivo, basta campo largo. Letta sorride: "Sapete che con l'Ulivo con me andate a nozze perché è sempre stato il mio riferimento, però nella mia testa vengono prima i contenuti, poi le alleanze".

Ma davvero il campo largo è finito, dopo la deflagrazione dei 5S? Campo largo, risponde il segretario Pd, è "geografia. Semplicemente il modo per indicare chi sono i potenziali interlocutori. Quello che conta sono i contenuti. Nei mesi prossimi lanceremo un progetto per l'Italia, a conclusione del percorso delle agorà, che confronteremo con chi ci starà e sarà alleato con noi alle elezioni. Il mio obiettivo è tenere il più possibile uniti e collegati coloro che potenzialmente possono stare con noi, di fare da magnete. Quello che è accaduto martedì non cambia il progetto". In realtà qualcosa è cambiato. A Roma c'è chi ipotizza un futuro per Di Maio proprio nel Pd: "Discorso prematuro", risponde Letta -. Hanno fatto i loro gruppi parlamentari, hanno avviato il loro percorso...".

E Conte? "Il concetto è che noi siamo il Pd, non scegliamo tra Conte e Di Maio, andiamo avanti sulla nostra strada e cerchiamo di tenere tutto". Ma come possono l'ex premier e il ministro degli Esteri stare insieme dopo essersi lasciati così male?, è l'obiezione: "Stanno insieme nella stessa maggioranza di governo, io farò di tutto perché stiano insieme a noi". Ma alla fine di questo processo, insistiamo, potrebbe essere il Pd a farsi più largo? "Mi auguro che sia più grande e che abbia molti voti". Intanto, osserva il leader dem, una prova per le alleanze è il risultato dei ballottaggi, "perché domenica si vota in 13 città e noi ne governavamo solo due. Lì il campo largo l'hanno fatto i candidati sindaci, penso a Verona, a Como, ad Alessandria, hanno fatto un progetto per la città e poi hanno aggregato. Stasera sarò a Lucca a fare il comizio finale con Carlo Calenda, che al primo turno era staccato da noi". Il leader di Azione non è per nulla convinto però che si possa stare tutti insieme. "Io sì, sono un uomo di grandi speranze".

Morde intanto la crisi economica. È una preoccupazione comune, al tavolo del Pse ne parlano lo spagnolo Borrell e il greco Tsipras. Letta prova a rompere le resistenze sul price cap per frenare i prezzi del gas, prova a smontare i dubbi del tedesco Olaf Scholz, della svedese Eva Magdalena Andersson, della finlandese Sanna Marin. "Ho usato tutti gli argomenti possibili per sostenere con forza la proposta di Draghi: è fondamentale in tema solidarietà, piccole e medie imprese, famiglie deboli. Spero che sia servito a qualcosa. Loro hanno parlato prima di me, hanno detto che bisogna aiutare i deboli, chiedendo solidarietà ai più forti, mentre hanno dubbi su un tetto al prezzo che valga per tutti: è un approccio diverso rispetto al nostro. È il motivo per cui ho preso la mia lama e l'ho incrociata con le loro. Gli ho anche detto che in alternativa si può pensare a un tetto al prezzo del solo gas russo. Hanno preso nota".

Quanto all'allargamento, l'altro tema del Consiglio, spiega: "Ho illustrato l'idea di quella che Macron chiama la comunità politica europea e che io due mesi prima di Macron ho chiamato confederazione. L'idea non è buttare la palla in tribuna, ma al contrario accelerare l'adesione con uno spazio multilaterale da creare subito, mentre in parallelo si svolgono i negoziati. Il modello è il G20, che non ha un trattato fondativo ma è creato dalle convocazioni e a suo tempo nacque in una settimana. L'idea è fare subito in autunno il primo vertice a 36: 27 più i 9 candidati. Si può convocare una riunione allargata alla fine di ogni consiglio europeo: è una proposta forte".