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Tabacci: "Tifo Di Maio, al lavoro per un'alleanza nel segno di Draghi"

Bruno Tabacci, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alla programmazione e coordinamento economico (fotogramma)
Intervista al sottosegretario: "Sono stato nela Dc in cui convivevano giganti della politica. Non posso credere che, nell'interesse del Paese oggi non possano stare insieme leader che si riconoscono nella linea del governo. Sala? Giusto che continui a fare il sindaco"
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Bruno Tabacci, navigante di lungo corso del Transatlantico e tessitore di accordi al centro dello schieramento politico. Lei ha offerto a Luigi Di Maio il suo simbolo per fare il gruppo al Senato. È la base per un'intesa politica che lanci alle elezioni l'area Draghi?

 "La risposta necessita di una premessa. Io non voglio tirare per la giacca nessuno e tantomeno il presidente del Consiglio Mario Draghi per il quale ho troppo rispetto e stima, oltre ad un legame di amicizia di lunga data. Ma credo che chi, come il ministro Luigi Di Maio, in questo anno e mezzo si è riconosciuto in un certo modo di fare politica, che bada alle esigenze del Paese senza strepitare, abbia il diritto-dovere di proporre agli italiani con serietà la continuità di un metodo e una proposta anche per gli anni a venire, così come a inizio anno è stato doveroso chiedere al presidente Mattarella il sacrificio di garantire la continuità di ques…

Bruno Tabacci, navigante di lungo corso del Transatlantico e tessitore di accordi al centro dello schieramento politico. Lei ha offerto a Luigi Di Maio il suo simbolo per fare il gruppo al Senato. È la base per un'intesa politica che lanci alle elezioni l'area Draghi?

 "La risposta necessita di una premessa. Io non voglio tirare per la giacca nessuno e tantomeno il presidente del Consiglio Mario Draghi per il quale ho troppo rispetto e stima, oltre ad un legame di amicizia di lunga data. Ma credo che chi, come il ministro Luigi Di Maio, in questo anno e mezzo si è riconosciuto in un certo modo di fare politica, che bada alle esigenze del Paese senza strepitare, abbia il diritto-dovere di proporre agli italiani con serietà la continuità di un metodo e una proposta anche per gli anni a venire, così come a inizio anno è stato doveroso chiedere al presidente Mattarella il sacrificio di garantire la continuità di questa fase anche dalla più alta istituzione. Ricordiamoci che fino al 2026 l'Italia si gioca tutto con l'impegno assunto in Europa del Pnrr. La questione del simbolo per la costituzione del gruppo al Senato è solo un corollario tecnico di questo ragionamento".

Il Terzo polo è un'idea già tramontata?

"Di Centro si potrà parlare solo se ci sarà una legge elettorale proporzionale con le preferenze. Che personalmente voterei già domani. Ma non so se ci siano i numeri per approvarla. Finché non c'è, inutile parlare di Centro, che comunque non mi interesserebbe se fosse il luogo delle convenienze e delle furbizie di chi ritiene che si possa stare ugualmente di qua o di là. Quello che il Paese non potrà permettersi nei prossimi anni è mettere in discussione la sua collocazione europeista ed atlantista, la difesa dell'euro, il rispetto degli impegni assunti con il Pnrr. Il discrimine sarà su questi temi: o a favore o contro. Vediamo chi sono quelli a favore e proviamo a metterli insieme".

Possibile far convivere Conte e Di Maio in questo progetto?

"Sulla guerra tra la chiarezza di linea di Di Maio e le ambiguità strumentali del Movimento 5 Stelle non ho dubbi naturalmente su quale sia la parte giusta. Ma credo anche che si debba tenere aperto un dialogo con Conte fino all'ultimo per mantenere il Movimento dentro il perimetro della maggioranza di governo e poi per costruire una coalizione competitiva che possa superare alle prossime elezioni una destra attraversata da irresponsabili pulsioni anti europeiste già da molto prima dell'attacco russo all'Ucraina. Il Conte che ho apprezzato e sostenuto fino in fondo è stato quello del Conte 2. Tanto che ho lavorato perché ci fosse un Conte ter. Poi quando è stato chiaro che non c'erano i numeri ed il Capo dello Stato si è visto costretto a chiamare Draghi a Palazzo Chigi è iniziata la fase attuale. Ma io penso che Conte possa avere un ruolo importante alle prossime elezioni, se recupera l'aplomb istituzionale del suo secondo governo".

C'è anche un nuovo attivismo dei sindaci, primo fra tutti Beppe Sala: che ruolo potrebbe avere il sindaco di Milano in questo processo?

"Ho letto proprio ieri che Sala ha dichiarato che la politica lo interessa ma intende continuare a fare il sindaco di Milano. Ho trovato le sue parole ineccepibili. I milanesi, me compreso, lo hanno appena confermato per un secondo mandato apprezzando evidentemente il lavoro già svolto. Detto questo il contributo che moltissimi sindaci come Sala possono dare in questo momento storico della politica italiana è di straordinaria importanza. La messa a terra del Pnrr riguarderà anche i Comuni. Dallo Stato alle Regioni ai Comuni chiunque vuol bene all'Italia nei prossimi anni dovrà remare dalla stessa parte".

Dentro Forza Italia Mara Carfagna loda Di Maio e critica la Lega: secondo lei i moderati di quel partito potrebbero staccarsi per confluire in un soggetto di Centro? Crede che la stessa dinamica possa riguardare i governisti della Lega come Giorgetti?

"La bussola è la politica del governo Draghi. Chi dice no alle riforme richieste dall'Europa con il Pnrr è uguale a chi dice no all'euro, torniamo alla lira. E sono convinto che alle prossime elezioni così come gli italiani non darebbero mai fiducia a chi si presentasse con un programma di uscita dall'euro allo stesso modo non la potrebbero dare a chi dicesse non facciamo le riforme previste dal Pnrr, non seguiamo l'Europa. La stragrande maggioranza degli italiani ha capito che chi insegue quelle pulsioni li porterebbe nel burrone".

Calenda pone veti su Renzi e Di Maio e immagina una corsa autonoma. Secondo lei è una prospettiva fattibile?

"Io sono stato nella Dc in cui convivevano giganti della politica come Marcora e De Mita, Moro e Fanfani, De Gasperi e Dossetti. Nell'interesse del Paese oggi non possono convivere leader che si riconoscono nella linea del governo Draghi come Di Maio o Calenda, il cui dinamismo comunque apprezzo? Non ci voglio credere e lavoro, come mi pare stia facendo coerentemente Enrico Letta, perché inizino a dialogare. D'altro canto la corsa solitaria può anche essere affascinante, ma finché resta questo meccanismo elettorale significa far vincere la destra di Giorgia Meloni. Legittimo, ma non è la prospettiva che mi auguro".

 La scissione dei 5S e gli avvertimenti lanciati da Salvini lasciano immaginare l'uscita dalla maggioranza da parte di Conte e della Lega: quanto è concreto questo scenario?

 "In politica tutto è possibile. Ma quello che è successo ai 5 Stelle potrebbe capitare anche alla Lega. Ecco perché non credo convenga a nessuna forza dell'attuale maggioranza tagliare i ponti con il governo. I primi a non capirlo sarebbero comunque gli elettori".