Grillo-Conte, gelo sul governo. Il garante: "Sosteniamo Draghi". E si tratta sulla deroga ai mandati per 5 big
di Lorenzo De Cicco , di Lorenzo De CiccoPiù che calmare gli animi, la calata di Beppe Grillo a Roma getta nello scompiglio il Movimento già sbalestrato dalla scissione. Intanto perché il fondatore, contrariamente alla gran parte dei parlamentari rimasti, non ha alcuna intenzione di strappare col governo. Lo dice chiaro ai deputati delle commissioni Lavoro e Cultura incontrati ieri pomeriggio a Montecitorio (gli altri li vedrà oggi): "Abbiamo preso un impegno con Draghi e lo rispettiamo". E insomma, "non è che facciamo cadere il governo per un c... di inceneritore". Cioè quello di Roma, inserito nel decreto Aiuti su cui Palazzo Chigi dovrebbe mettere la fiducia, mossa che farebbe inviperire Giuseppe Conte. L’unica concessione è che l’esecutivo, dice Grillo, "ci deve ascoltare di più". Poco, per una ridotta di deputati e senatori ormai in vena di rottura, dato che quasi tutti i governisti sono passati con Luigi Di Maio. Anche Con…
Più che calmare gli animi, la calata di Beppe Grillo a Roma getta nello scompiglio il Movimento già sbalestrato dalla scissione. Intanto perché il fondatore, contrariamente alla gran parte dei parlamentari rimasti, non ha alcuna intenzione di strappare col governo. Lo dice chiaro ai deputati delle commissioni Lavoro e Cultura incontrati ieri pomeriggio a Montecitorio (gli altri li vedrà oggi): "Abbiamo preso un impegno con Draghi e lo rispettiamo". E insomma, "non è che facciamo cadere il governo per un c... di inceneritore". Cioè quello di Roma, inserito nel decreto Aiuti su cui Palazzo Chigi dovrebbe mettere la fiducia, mossa che farebbe inviperire Giuseppe Conte. L’unica concessione è che l’esecutivo, dice Grillo, "ci deve ascoltare di più". Poco, per una ridotta di deputati e senatori ormai in vena di rottura, dato che quasi tutti i governisti sono passati con Luigi Di Maio. Anche Conte rimane di sasso, per toni tanto tranchant pro-Draghi. Avrebbe voluto avere mani libere. Invece no.
L’altro nodo che lascia i parlamentari in ambasce è quello del tetto del doppio mandato. Grillo fino all’altro ieri sembrava essersi convinto a concedere qualche deroga. Con quell’accordo di massima al telefono, Conte l’ha incontrato ieri mattina all’hotel Forum. L’offerta dell’ex premier: una deroga per il 10% degli eletti al secondo giro di giostra. Cioè 5, ambitissimi posti, per i 49 parlamentari a caccia di un terzo mandato. Si salverebbero in pochi: Paola Taverna, Roberto Fico, Vito Crimi. Forse Alfonso Bonafede. Per paradosso, proprio questa concessione ha fatto imbufalire i veterani che non si sentono big, quelli certi di non strappare il turno extra in Parlamento. E hanno iniziato a tempestare di messaggi il fondatore, per chiedergli di non toccare nulla. Della serie: muoia Sansone con tutti i filistei. Grillo a quel punto ha schiacciato sul freno. Incontrando i deputati nella sala Tatarella (con i telefonini sigillati in un’urna) ha ribadito che il limite è "un nostro principio". Tra i partecipanti c’è chi racconta che avrebbe proprio detto "no" alle deroghe, altri sostengono che il ragionamento è stato più sfumato: "La valutazione è in corso". Il nodo andrà sciolto entro stasera, perché per domani va indetta la consultazione web tra gli iscritti, altrimenti il sottosegretario Giancarlo Cancelleri non potrà correre per le primarie in Sicilia. Cancelleri scalpita. Potrebbe salvarsi: ieri Grillo avrebbe aperto alla possibilità di superare la deroga per i mandati regionali. Cancelleri non ha 2 mandati pieni, si è dimesso a metà del secondo. La stessa deroga varrebbe per chi ha fatto una legislatura in Regione e poi è passato in Parlamento: potrebbe ricandidarsi.
Ma tutto ciò riguarderebbe comunque una piccola porzione degli eletti “anziani”. Grillo lo sa. Ieri ha provato a consolarli: "Non abbandono nessuno". Ha proposto una via d’uscita: la possibilità di rimanere, dopo il Parlamento, nel partito, per esempio come prof a contratto della scuola di formazione M5S. La prospettiva però, anziché rasserenare il clima, l’ha invelenito ulteriormente. Appena la voce si è diffusa, nelle chat M5S circolavano questi messaggi: "Non voglio la carità. Pensa che abbiamo bisogno di soldi??? L’unico a prendere consulenze è lui". In questo psicodramma, a piazza del Parlamento sbuca Di Maio. Sorriso sornione: "Il doppio mandato? Agli italiani non frega nulla". Grillo gli scissionisti li liquida così: "Non hanno prospettive, ma nessun rancore". Ma i rancori, nel M5S, restano, eccome.