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Lega, la paura nella roccaforte perduta: "Dopo Verona è a rischio il Veneto"

La coalizione in regione si risveglia stordita e spossata, i timori dei fedelissimi di Zaia: "Senza una seria riflessione andiamo a sbattere". La base locale insofferente rispetto a via Bellerio. FdI: "Basta inimicizie, o vinciamo al primo turno o siamo morti"
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VERONA - Tra un anno ci saranno le elezioni politiche ma anche le amministrative a Treviso e Vicenza. E all’orizzonte ci sono pure le regionali del dopo-Zaia. Il centrodestra in Veneto si risveglia stordito e spossato. Il colpo da ko ricevuto a Verona, con la batosta di Padova (sindaco civico eletto al primo turno con coalizione di centrosinistra), compone un mosaico da incubo. La regione che solo due anni fa elesse Luca Zaia con il 78% dei consensi è un lontano ricordo. Oggi dominano rancori e veleni difficili da superare. E l’elettorato del centrodestra ha dimostrato di non essere in grado di ricucire naturalmente gli strappi e le tensioni. "La sconfitta di Verona ci dà una grande lezione: se non cambiamo atteggiamento e non facciamo una seria riflessione perderemo le prossime politiche e anche le regionali", dice con franchezza Roberto Marcato, leghista doc e assessore regionale allo Sviluppo economico. Lui è uno dei pezzi pregiati della s…

VERONA - Tra un anno ci saranno le elezioni politiche ma anche le amministrative a Treviso e Vicenza. E all’orizzonte ci sono pure le regionali del dopo-Zaia. Il centrodestra in Veneto si risveglia stordito e spossato. Il colpo da ko ricevuto a Verona, con la batosta di Padova (sindaco civico eletto al primo turno con coalizione di centrosinistra), compone un mosaico da incubo. La regione che solo due anni fa elesse Luca Zaia con il 78% dei consensi è un lontano ricordo. Oggi dominano rancori e veleni difficili da superare. E l’elettorato del centrodestra ha dimostrato di non essere in grado di ricucire naturalmente gli strappi e le tensioni. "La sconfitta di Verona ci dà una grande lezione: se non cambiamo atteggiamento e non facciamo una seria riflessione perderemo le prossime politiche e anche le regionali", dice con franchezza Roberto Marcato, leghista doc e assessore regionale allo Sviluppo economico. Lui è uno dei pezzi pregiati della scuderia di Luca Zaia, cioè della base veneta del partito di via Bellerio.

Tutti i risultati dei ballottaggi

 

Una base che, ormai da qualche tempo, soffre le ingerenze di una segreteria federale poco incline al confronto. I parlamentari Massimo Bitonci e Alberto Stefani, pretoriani di Salvini, hanno imposto il candidato di Padova Francesco Peghin, un civico che viene dal mondo degli industriali. La scelta ha scatenato le ire della sezione locale leghista, che da un lato ha risposto con un voto di protesta, dall’altro continua a covare sogni di ribellione. Su questa dinamica l’europarlamentare leghista Gianantonio Da Re entra a gamba tesa, chiamando in causa proprio il governatore del Veneto: "Deve scendere in campo, perché non è solo amministratore ma anche un politico. E visto quanto accade, deve fare la sua parte e non nascondersi".


Insomma, la Lega veneta è in ebollizione. Il blocco dei congressi risale ormai a tre anni fa e la scelta di gestire il partito con il commissariamento, non ha fatto altro che aumentare scontento e conflittualità. Con un corto circuito tutto veneto: la corrente di partito che ha ottenuto il successo senza precedenti del 78% alle regionali, non si riconosce nelle scelte della segreteria federale che ha come suoi referenti sul territorio Bitonci e Stefani. Complica il quadro un Flavio Tosi sempre inviso ai leghisti di vecchio corso ma ora divenuto uomo di Forza Italia e quindi tassello fondamentale per un centrodestra unito ai prossimi appuntamenti elettorali. "Ci serva da lezione: il centrodestra non può permettersi di andare al ballottaggio", ragiona Luca De Carlo, parlamentare veneto di Fratelli d’Italia e responsabile regionale del partito di Giorgia Meloni. "In due anni, a causa dei ballottaggi, abbiamo perso Bovolone, Conegliano, Este, Thiene e ora anche Verona. O vinciamo al primo turno, o siamo morti. Per questo bisogna assolutamente mettere da parte tutte le inimicizie".


I riflettori si accendono, inevitabilmente, anche su Mario Conte, sindaco di Treviso e per molti il delfino di Zaia. "Oggi mi sento la roccaforte del centrodestra, non sono preoccupato per Treviso: col Pd sarà sfida a viso aperto. Ma dopo Verona serve una riflessione nel centrodestra". Tutto mentre il centrosinistra veneto promuove l’esperimento del campo largo.