Mi ha colpito l’intervento di Massimo Recalcati, qui pubblicato alcuni giorni fa, sui residui adolescenziali che caratterizzano alcuni esponenti politici. Cuore dell’intervento, ben riassunto dal sottotitolo: “Il Movimento [5 Stelle] ricalca le caratteristiche dei ragazzi che spesso non si rendono conto delle conseguenze di ciò che fanno”. Vorrei aggiungere un’altra caratteristica, tipica anch’essa degli anni giovanili - la facilità del ricorso all’insulto. Una lite tra ragazzi finisce facilmente a spintoni e a parolacce, come diceva mia madre. È facile, è liberatorio, dà un senso di vittoria. Immagino quanto dovesse essere bello urlare in piazza il proprio ‘vaffa’ a questo e a quello, con un coro da far tremare i vetri. Il ‘vaffa’ è un poderoso quadrisillabo, si può scandire come un grido di guerra. Ci sono però anche insulti freddi, preparati con cura. Per e…
Mi ha colpito l’intervento di Massimo Recalcati, qui pubblicato alcuni giorni fa, sui residui adolescenziali che caratterizzano alcuni esponenti politici. Cuore dell’intervento, ben riassunto dal sottotitolo: “Il Movimento [5 Stelle] ricalca le caratteristiche dei ragazzi che spesso non si rendono conto delle conseguenze di ciò che fanno”. Vorrei aggiungere un’altra caratteristica, tipica anch’essa degli anni giovanili - la facilità del ricorso all’insulto. Una lite tra ragazzi finisce facilmente a spintoni e a parolacce, come diceva mia madre. È facile, è liberatorio, dà un senso di vittoria. Immagino quanto dovesse essere bello urlare in piazza il proprio ‘vaffa’ a questo e a quello, con un coro da far tremare i vetri. Il ‘vaffa’ è un poderoso quadrisillabo, si può scandire come un grido di guerra. Ci sono però anche insulti freddi, preparati con cura. Per esempio, queste parole di Alessandro Di Battista (citate da Roberto Gressi, Corsera 16 luglio u.s.): «Quelli che si appellano al senso di responsabilità, negli ultimi anni sono stati responsabili solo del loro culo, tra l’altro flaccido come la loro etica. In caso di elezioni non potrebbero fare comizi se non mettendosi di spalle, anche se in molti, guardandogli i deretani, riconoscerebbero all’istante i loro volti».
Ecco un modo assai elaborato per dire in sostanza “Avete della brutte facce da culo”. A voler cercare il pelo nell’uovo manca la parola ‘merda’ se ci avesse pensato ancora un po’ avrebbe potuto completare il quadro. Resta comunque una frase costruita con evidente compiacimento. Richiama ovviamente il magnifico aforisma di Wittgenstein: “I confini del mio linguaggio sono i confini del mio mondo”. E lì Di Battista si deve rassegnare. Abbiano avuto altre prove di compiaciuta elaborazione, ricordo le parole che il deputato Massimo Corsaro, solido passato missino, rivolse a Emanuele Fiano, relatore del ddl sull’apologia del fascismo: “Porta le sopracciglia così per coprire i segni della circoncisione”. Fiano fece onore alla sua ebraicità, rispondendo con orgoglio e dolore: «Mi dispiace per mio padre e per tutti quelli che per via della circoncisione sono stati uccisi». Lo sventurato Corsaro replicò a sua volta: “Volevo solo dargli del testa di cazzo”. Qui torna Recalcati, un uomo adulto che elabora una circonlocuzione così complicata senza rendersi conto delle sue implicazioni, si rivela fermo ai suoi dodici anni, il linguaggio – ancora una volta - descrive un orizzonte.
Non è un destino obbligato, tra i rappresentanti politici che sono riusciti ad evolvere, cito Luigi Di Maio. I suoi inizi sono stati disastrosi, voleva mandare Mattarella all’Alta Corte per aver respinto una designazione ministeriale, corteggiava i gilet gialli, ha proclamato da un balcone la fine della povertà. Entusiasmo, irresponsabilità, ancora una volta adolescenziali. Credo però che l’esperienza lo abbia cambiato. Nel suo allontanamento dai 5Stelle c’è ovviamente una parte – forse larga – d’opportunismo e di calcolo. La tattica politica è fatta di quello. La mia impressione però è che abbia anche capito la differenza tra urlare in piazza e partecipare al governo del paese. Ricordo un precedente in qualche modo analogo di vent’anni fa quando Giuliano Amato, vicepresidente della Convenzione europea, volle come rappresentante italiano Gianfranco Fini, vicepresidente del Consiglio nel governo Berlusconi II. Fini partì per Bruxelles e conobbe il mondo - uscendone trasformato. L’uomo che aveva detto “Mussolini è il più grande statista del secolo”, il giovane cresciuto nelle sezioni del Msi al grido Eja, Eja, Alalà, nel 2003, dopo aver visitato lo Yad Vashem a Gerusalemme disse: “Il fascismo fu parte del male assoluto”. Aveva finalmente capito.
L’esperienza politica può far maturare chi possiede sufficiente intelligenza e buona fede; c’è invece chi sceglie di non farlo perché non ha queste doti o perché imparare a pensare è faticoso. Fermarsi all’insulto è molto più riposante.