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Fratoianni e Bonelli si ribellano: l’alleanza di Letta già vacilla

(ansa)
Si e Verdi fanno saltare l'incontro con il leader del Pd: "Dopo l'accordo con Azione cambiate le condizioni del patto". Calenda: "Nessuna disponibilità a rinegoziarlo". Il segretario dem vede Di Maio che chiede "parità di trattamento"
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ROMA - Riacchiappato per i capelli Calenda, ora Enrico Letta rischia di perdersi Fratoianni e Bonelli. E forse pure Di Maio: il ministro degli Esteri, che nel pomeriggio ha incontrato il segretario dem insieme a Tabacci, chiede "rispetto e parità di trattamento, altrimenti viene meno il principio fondante di una coalizione".

Il patto siglato con Azione, giudicato "del tutto squilibrato", ha sfasciato il cantiere progressista e aperto una ferita profondissima nel fianco rosso-ecologista. Per tutto il giorno la base dei due partiti ha preso d'assalto i social e intasato di rabbia telefoni e mail; i gruppi dirigenti sono rimasti riuniti fino a sera per provare a salvare l'alleanza, senza uscirne con le ossa rotte. Una prospettiva che, al momento, appare molto complicata. Si capisce dalla nota con cui, alle due del pomeriggio, il tandem Verdi-Si annulla il previsto incontro al Nazareno: "Registriamo un profondo disagio nel Paese, e in particola…

ROMA - Riacchiappato per i capelli Calenda, ora Enrico Letta rischia di perdersi Fratoianni e Bonelli. E forse pure Di Maio: il ministro degli Esteri, che nel pomeriggio ha incontrato il segretario dem insieme a Tabacci, chiede "rispetto e parità di trattamento, altrimenti viene meno il principio fondante di una coalizione".

Il patto siglato con Azione, giudicato "del tutto squilibrato", ha sfasciato il cantiere progressista e aperto una ferita profondissima nel fianco rosso-ecologista. Per tutto il giorno la base dei due partiti ha preso d'assalto i social e intasato di rabbia telefoni e mail; i gruppi dirigenti sono rimasti riuniti fino a sera per provare a salvare l'alleanza, senza uscirne con le ossa rotte. Una prospettiva che, al momento, appare molto complicata. Si capisce dalla nota con cui, alle due del pomeriggio, il tandem Verdi-Si annulla il previsto incontro al Nazareno: "Registriamo un profondo disagio nel Paese, e in particolare nell'elettorato di centrosinistra", scrivono i due segretari. "Essendo cambiate le condizioni su cui abbiamo lavorato in questi giorni, sono in corso riflessioni e valutazioni che necessitano di un tempo ulteriore". Un rinvio sine die. Utile però, nonostante le apparenze, a tenere socchiusa la porta. "Se fossimo andati oggi", conferma Bonelli a Repubblica, "avremmo sicuramente rotto".

La crisi più grave attraversa Sinistra italiana. "Noi", racconta uno dei fedelissimi di Fratoianni, "abbiamo faticato un sacco a portare i nostri sull'intesa con il Pd. E li avevamo convinti", grazie anche all'intervento in assemblea nazionale di Luciana Castellina e Nichi Vendola, "spiegandogli che la coalizione avrebbe avuto un taglio progressista. L'accordo Letta-Calenda ha spostato il baricentro a destra e qui dentro è scoppiata la rivolta". Metà partito è tornato in pressing per ricucire con i 5Stelle, tant'è che in queste ore i contatti si sono intensificati, specie dopo l'amo gettato in mattinata da Conte: "Con le persone serie, che vogliono condividere un'agenda sociale ed ecologica, con noi c'è sempre la possibilità di dialogare". L'altra metà, che aveva invece spinto sul rapporto con i Dem, si è ritrovata spiazzata e in affanno. "Abbiamo la sensazione che si sia prodotto uno smottamento vero", prosegue il dirigente, "in giro per l'Italia i nostri elettori sono imbufaliti. La verità è che si è dato troppo per scontato quello che scontato non era", ossia l'ok dei rossoverdi. Irritati per la narrazione creata sul patto Pd-Azione: "Calenda è il vincitore assoluto, Letta si è sdraiato su di lui e la sinistra è stata umiliata".

Inaccettabile. Lo dice chiaro il verde Bonelli: "Quell'accordo non parla al popolo di centrosinistra e va rinegoziato, sia nei punti programmatici, mettendo al centro giustizia sociale e climatica, sia nella suddivisione dei collegi. Il partito di Calenda non merita il 30%, è sovrastimato: ricordo che la nostra federazione noi alle ultime amministrative abbiamo preso il 4% a livello nazionale, lui l'1,7". Ma l'ex ministro dello Sviluppo chiude a qualsiasi modifica: "Nessuna disponibilità a farlo. L'agenda Draghi è il perno di quel patto e tale rimarrà. Fine della questione".

Al Nazareno scatta l'allarme rosso. Si aspettavano qualche tensione, ma non così. Per i Dem, l'alleanza con i rosso-verdi è importante quanto quella con Azione. Anche perché - spiega l'ultimo sondaggio YouTrend - se uscissero dalla coalizione il centrosinistra potrebbe perdere più o meno gli stessi collegi (16) che avrebbe perso senza accordo con Calenda. Perciò "io voglio fortissimamente chiudere un accordo con Verdi e Si, ci sono tante cose che ci uniscono", scandisce a sera Letta in tv. Badando però bene a non urtare gli alleati appena acquisiti: "Senza Azione e +Europa non saremo saluti nemmeno sul ring. Con quel patto la partita è iniziata". E ora potrebbe proseguire fino a includere persino Renzi: "Ha detto che correrà da solo, ma se volesse cambiare idea, io sono pronto a incontrarlo", propone il segretario del Pd. Invitando tutti a deporre le armi perché "se vinceranno loro, potranno cambiare la Costituzione". Ma c'è anche un'altra cosa che lo assilla: "Oggi Salvini oggi ha detto che cambierà il Pnrr ma il piano è stato approvato dall'Europa. Se arriverà il centrodestra, litigherà con Bruxelles e salterà tutto".