La data è ancora da definire nel dettaglio, ma lo scenario attira già l'attenzione: nelle ore che precederanno la chiusura della campagna elettorale Mario Draghi sarà a New York il 20 e il 21 settembre. Per l'assemblea generale delle Nazioni Unite. In presenza, dunque ribaltando l'idea maturata nelle ore della caduta del governo, che sembrava orientare l'ex banchiere a partecipare soltanto in video conferenza.
Di più: Draghi non solo volerà a Manhattan, ma probabilmente sarà protagonista di incontri con investitori e di qualche faccia a faccia di livello con alcuni degli altri leader presenti all'appuntamento. Senza poter escludere a priori un contatto con i vertici dell'amministrazione americana, se non addirittura sfruttare il rapporto consolidato con Joe Biden per un incontro a margine del summit.
Bisogna sforzarsi di saltare con la mente fino a quei giorni di fine settembre 2022. Il giudizio dei mercati inter…
La data è ancora da definire nel dettaglio, ma lo scenario attira già l'attenzione: nelle ore che precederanno la chiusura della campagna elettorale Mario Draghi sarà a New York il 20 e il 21 settembre. Per l'assemblea generale delle Nazioni Unite. In presenza, dunque ribaltando l'idea maturata nelle ore della caduta del governo, che sembrava orientare l'ex banchiere a partecipare soltanto in video conferenza.
Di più: Draghi non solo volerà a Manhattan, ma probabilmente sarà protagonista di incontri con investitori e di qualche faccia a faccia di livello con alcuni degli altri leader presenti all'appuntamento. Senza poter escludere a priori un contatto con i vertici dell'amministrazione americana, se non addirittura sfruttare il rapporto consolidato con Joe Biden per un incontro a margine del summit.
Bisogna sforzarsi di saltare con la mente fino a quei giorni di fine settembre 2022. Il giudizio dei mercati internazionali si concentrerà in quelle ore su quanto promette di accadere a Roma con le elezioni. Il rischio di una profonda destabilizzazione di alcuni equilibri consolidati terrà con il fiato sospeso i partner di Bruxelles e gli alleati dell'Italia in sede Nato. Per non parlare dell'attenzione che la Casa Bianca riserverà a questo passaggio così delicato che si consuma nel cuore dell'Europa. Ecco, inserita in questo quadro, la visita di Draghi a New York finisce inevitabilmente per attirare l'attenzione.
Nulla, d'altra parte, succede per caso. Il premier italiano ha lasciato trascorrere alcuni giorni dalla crisi di governo, utili a riorganizzare le idee ed elaborare l'accaduto. Poi ha rimesso la testa sui dossier più delicati. Deciso comunque a portare a termine il compito, che non si esaurirà prima di fine ottobre. Le missioni internazionali, che hanno segnato in modo significativo l'ultima fase del suo governo, sono state ovviamente congelate. Ma non quella di New York.
È chiara già a vista d'occhio la portata della scelta. Il summit dell'Onu che si tiene tradizionalmente a fine settembre è un passaggio importante anche in vista del G20 di inizio novembre. Ma in questo caso assume per l'Italia un valore ulteriore: è l'ultimo appuntamento internazionale del governo Draghi, a poche ore da un voto politico mai così decisivo, con la possibilità concreta che in Italia si realizzi l'avvento della destra sovranista. E della destra che vedrebbe in posti chiave Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, ammiratori di Putin e determinati a spostare la linea della politica estera italiana verso Est. Ecco, una cosa è certa: il presidente del Consiglio non intende far arretrare l'Italia rispetto agli impegni atlantici assunti, almeno fino a quando sarà nelle sue disponibilità.
Se poi davvero Draghi organizzasse colloqui con l'amministrazione americana, la missione si arricchirebbe di ulteriori significati. Non c'è solo il rapporto solido con Biden, consolidato nel corso della recente visita di maggio alla Casa Bianca, ma anche l'amicizia con la segretaria al Tesoro Yellen.
L'ex banchiere non ha mai negato l'intenzione di sostenere con ogni mezzo la difesa dell'Ucraina dall'invasione russa, mostrandosi come l'alleato più vicino a Washington tra i big europei. Un posizionamento ancora più chiaro dopo la missione con Emmanuel Macron e Olaf Scholz a Kiev. Non è inoltre un mistero per nessuno che ai vertici del continente si tema un disallineamento di Roma, in caso di vittoria della destra.
Una preoccupazione che Giorgia Meloni ha tentato di ridimensionare, ribadendo anche nei giorni scorsi la volontà di mantenere la politica estera italiana ancorata all'atlantismo e al sostegno di Kiev. Una priorità che l'ha spinta a contattare in più di una occasione - l'ultima tre giorni dopo la crisi di governo - il presidente del Consiglio.
In questa luce, l'eventuale viaggio di Draghi a New York nelle ore precedenti all'apertura delle urne in Italia assume tutto un altro peso e un altro significato. E farà di certo piacere anche al fronte che si oppone alla destra, visto che Enrico Letta e Carlo Calenda hanno ribadito anche ieri di muoversi nel solco dell'azione di governo di Draghi.