Fratoianni spinge per il Pd ma è scontro dentro Sinistra Italiana: "M5S più vicino a noi"
di Matteo Pucciarelli , di Matteo PucciarelliMILANO - Stamattina si ricomincia, com'era stato domenica e lunedì scorso, quando all'assemblea nazionale del partito (140 persone) parlarono in oltre 80 per un totale di 13 ore di discussione. E quindi: nuova assemblea - ieri erano stati riuniti i segretari regionali e quelli delle federazioni delle aree metropolitane - e voto dei delegati, poi dopo in aggiunta anche quello degli iscritti, promesso in segreteria nella notte tra giovedì e venerdì e previsto nello Statuto. Sembrano ormai processi e parole del secolo scorso, distanti da un presente fatto di tweet e giravolte dei leader, invece è semplicemente un partito che discute. Per Sinistra Italiana - erede di Sinistra Ecologia e Libertà, a propria volta nata nel 2010 da una fusione tra ex Rifondazione, ex Ds ed ex verdi - è un bivio: tenere in piedi l'alleanza con Europa verde collocata nel centrosinistra, nonostante Carlo Calenda; oppure rispondere positivamente alle sirene de…
MILANO - Stamattina si ricomincia, com'era stato domenica e lunedì scorso, quando all'assemblea nazionale del partito (140 persone) parlarono in oltre 80 per un totale di 13 ore di discussione. E quindi: nuova assemblea - ieri erano stati riuniti i segretari regionali e quelli delle federazioni delle aree metropolitane - e voto dei delegati, poi dopo in aggiunta anche quello degli iscritti, promesso in segreteria nella notte tra giovedì e venerdì e previsto nello Statuto. Sembrano ormai processi e parole del secolo scorso, distanti da un presente fatto di tweet e giravolte dei leader, invece è semplicemente un partito che discute. Per Sinistra Italiana - erede di Sinistra Ecologia e Libertà, a propria volta nata nel 2010 da una fusione tra ex Rifondazione, ex Ds ed ex verdi - è un bivio: tenere in piedi l'alleanza con Europa verde collocata nel centrosinistra, nonostante Carlo Calenda; oppure rispondere positivamente alle sirene dei 5 Stelle, i quali premono per la creazione del fronte progressista 2.0, senza ovviamente il Pd.
Il segretario nazionale Nicola Fratoianni chiederà la riconferma del mandato: trattare con Enrico Letta, nonostante il patto con Azione che è visto come fumo negli occhi, nonostante il tentativo di far ricucire Pd e M5S sia naufragato. Lunedì, alla fine del lungo confronto interno con anche la benedizione (sofferta) di Nichi Vendola e Luciana Castellina, considerati il padre e la madre nobile di Si, Fratoianni aveva conquistato il 65 per cento di voti favorevoli. Stavolta? Dice la toscana Serena Pillozzi della segreteria nazionale che "stare all'opposizione del governo Draghi è stata una posizione che ci ha premiato e rivitalizzato, ora ci viene detto che si fa un accordo tecnico con alla base l'agenda di quel governo. Questo è uno tsunami per la nostra comunità". Quindi? "Ci siamo infilati dentro un'alchimia strampalata, se dovessimo guardare i programmi quello del M5S è più vicino ai nostri temi". E non a caso anche ieri Conte e i suoi hanno continuato a tempestare di messaggi molti parlamentari di Si per far saltare l'alleanza con il Pd.
Nella federazione milanese, una delle più attive, è stata ribadita la necessità di coinvolgere gli iscritti. In Liguria, Basilicata, Puglia, arrivano sollecitazioni simili. "In Si non ci sono correnti, questa non è una battaglia per disarcionare qualcuno - assicura Mario Nobile, segretario provinciale di Foggia - ma la base è in subbuglio, la coalizione è draghiana e noi abbiamo subito la perdita di un deputato e di una senatrice per non votare la fiducia a Draghi. Che non possa funzionare è evidente". Oltre 300 militanti del partito - tra cui la senatrice ex 5 Stelle Elena Fattori e Silvia Prodi, nipote di Romano - hanno firmato un documento in cui si spiegava che "il Movimento ha confusamente e tardivamente chiesto al governo un segno di discontinuità, largamente condivisibile. Lo stesso premier ha contribuito alla involuzione della crisi, inserendo nel decreto aiuti misure che non rientravano nel patto di governo, e poi ponendo la fiducia senza stralciare questioni come l'inceneritore di Roma". Insomma, Conte e i suoi non avevano tutti i torti e perciò ora serve "costruire un campo ambientalista, progressista e pacifista, aperto e plurale, con un programma chiaro, che metta al centro le questioni sociale e ambientale".
Quanto a Fratoianni e alla sua maggioranza, l'accordo con i dem è visto più che altro come il male minore. L'improvvisa caduta dell'esecutivo ha scombinato ogni piano, mandando in rovina il fu fronte progressista. Il gruppo dirigente di Si teme che con un programma simile, se non doppione, l'alleanza con il M5S sarebbe a perdere per entrambi; né ci si fida di Conte e soprattutto di Beppe Grillo. "L'accordo con il Pd per quanto ci riguarda è davvero tecnico, difenderlo sul piano politico non avrebbe senso. Portare in Parlamento dieci-venti o più persone invece ci darebbe la forza per continuare a rappresentare una forza di opposizione organizzata", è il ragionamento ripetuto da Fratoianni in questi giorni. Ora gli resta da convincere tutti i suoi compagni.