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Sondaggi, chi vince e chi perde. Gli analisti: "Con lo strappo, più collegi alla destra"

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Le analisi dopo il divorzio tra Letta e il leader di Azione: "Il centrosinistra perde l'aggancio con il centro e dovrà guardarsi dalla competizione dei 5S. Meloni e alleati in forte vantaggio negli uninominali e con la maggioranza in Parlamento"
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ROMA - Il divorzio tra Carlo Calenda ed Enrico Letta può produrre un duplice effetto nelle urne il 25 settembre. Sondaggisti accreditati pronosticano una vittoria del centrodestra più netta delle previsioni. Invece, sul fronte dei potenziali sconfitti, sarà proprio Calenda il meno ammaccato.

Il suo partito, schierato al centro senza apparentamenti con la sinistra, può sognare un bottino di voti vicino al 10%. E le cose possono andare addirittura meglio se gli elettori dovessero apprezzare una eventuale alleanza tra Calenda e Matteo Renzi perché omogenea nei programmi.

Fabrizio Masia, amministratore delegato di Emg Different, spiega: "Il distacco dal Pd non significa necessariamente che Calenda correrà da solo. Per il leader di Azione, si apre l'opportunità di un patto con Italia Viva di Renzi, che presidia proprio lo spazio politico centrista. Insieme, Calenda e Renzi, potrebbero superare agevolmente le soglie di sbarra…

ROMA - Il divorzio tra Carlo Calenda ed Enrico Letta può produrre un duplice effetto nelle urne il 25 settembre. Sondaggisti accreditati pronosticano una vittoria del centrodestra più netta delle previsioni. Invece, sul fronte dei potenziali sconfitti, sarà proprio Calenda il meno ammaccato.

Il suo partito, schierato al centro senza apparentamenti con la sinistra, può sognare un bottino di voti vicino al 10%. E le cose possono andare addirittura meglio se gli elettori dovessero apprezzare una eventuale alleanza tra Calenda e Matteo Renzi perché omogenea nei programmi.

Fabrizio Masia, amministratore delegato di Emg Different, spiega: "Il distacco dal Pd non significa necessariamente che Calenda correrà da solo. Per il leader di Azione, si apre l'opportunità di un patto con Italia Viva di Renzi, che presidia proprio lo spazio politico centrista. Insieme, Calenda e Renzi, potrebbero superare agevolmente le soglie di sbarramento", soprattutto con una lista unitaria.

"Semmai vedo in difficoltà Letta, Fratoianni, Bonelli e Di Maio - continua Masia - che intanto perdono qualsiasi aggancio con il centro. Soprattutto dovranno guardarsi dalla competizione dei 5Stelle. Competizione che si giocherà a sinistra, visto che i grillini si etichettano come forza progressista".

Il Movimento 5Stelle - secondo Masia - dovrebbe conservare nelle urne un 10%, grazie a un copioso flusso di consensi dal Sud Italia. In questo scenario complesso, "il centrodestra è ora in forte vantaggio nei collegi uninominali, quelli dove si vota il candidato, sia alla Camera e sia al Senato", avverte ancora Masia. A suo parere, quindi, è credibile uno scenario che assegni gran parte dei collegi uninominali a Meloni e ai suoi alleati, determinando così una maggioranza schiacciante in Parlamento.

Secondo una simulazione di Bidimedia, di cui riferisce l'agenzia Ansa, correndo da solo il Pd si aggiudicherebbe 13 collegi tra Camera e Senato. La coalizione tra il Pd e le forze di sinistra - ma con Azione di Calenda - ne avrebbe strappati fino a 53.

Martina Carone - analista di YouTrend e docente di Analisi dei Media all'Università di Padova - conferma che la rottura Calenda-Letta "rende il centrosinistra estremamente vulnerabile rispetto al centrodestra. Non a caso, la Lega e lo stesso Conte arrivano a ringraziare i due litiganti per gli assist che regalano agli avversari. Il centrosinistra può uscire dall'angolo solo costruendo un vero campo ampio, operazione sempre più complicata. Un grande tema poi è quello della credibilità della proposta politica: siamo sicuri che l'antimelonismo e la paura di un governo conservatore sia così "mobilitante"?".

Antonio Noto, direttore della Noto Sondaggi, svela il calcolo di Calenda: "Il segretario di Azione ha un valore elettorale maggiore se corre da solo piuttosto che se si presenta insieme al Pd". Da solo "Calenda ha un quoziente di partenza del 7% mentre si sarebbe attestato al 5" nella coalizione lettiana. "Senza la sinistra, Calenda è un candidato trasversale. Può prendere voti da Forza Italia, ma anche da alcuni sostenitori del Pd. C'è un elettorato del Partito democratico poco fidelizzato, moderato, che può scegliere Calenda senza imbarazzi perché il leader di Azione non è certo ostile a Letta". Andando in fuga solitaria, Calenda aumenta anche le possibilità di sognare quota 10%.

"Avrà più spazio in tv. E nelle sue apparizioni potrà presentarsi come l'unico elemento nuovo del mercato elettorale". Insomma: se proprio sconfitta deve essere, Calenda preferisce perdere con un 9 o 10% (correndo da solo), piuttosto che con un 5% (in una coalizione progressista a suo dire disomogenea). "Da un punto di vista dell'investimento futuro", conclude Noto, "Calenda ha convenienza a non apparentarsi". Ma un risultato lusinghiero non significherà per Calenda guadagnare molti seggi alle Camere.

Intervistata da La7 il 6 agosto, Alessandra Ghisleri (direttrice di Euromedia Research) inserisce le strategie dei partiti nel quadro della legge elettorale. Primo. Le forze solitarie quasi mai saranno competitive nei collegi uninominali. Secondo. Neanche "la traduzione in seggi dei voti al proporzionale è così scontata".