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Raggi-Di Battista: il doppio mandato esclude l'ex sindaca, con lui la tentazione di scalare i 5Stelle

Virginia Raggi e Alessandro Di Battista 
Entrambi fuori dalla corsa per le Parlamentarie, paiono (per ora) fuori dai giochi. La domanda adesso è cosa faranno i due, la cui amicizia e vicinanza non è cosa segreta. Di sicuro lei, rimasta con orgoglio nel Movimento, non ha smesso di far sentire la propria voce sulle questioni interne
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MILANO - E alla fine il M5S è diventato davvero il partito di Giuseppe Conte. Le principali minacce rimaste dopo i copiosi addii e che rispondevano ai nomi di Virginia Raggi e Alessandro Di Battista sono (per ora) fuori dai giochi. Questione di regole per la prima, anche se si sa: le regole come si fanno si disfano, basta volerlo.

Per quanto riguarda il secondo, invece, con il presidente del partito c'erano stati colloqui telefonici negli ultimi giorni ma la richiesta principale di Conte, cioè la garanzia di rispettare la linea politica, non è stata accolta in toto dall'ex deputato. Del resto Di Battista si è ritagliato il ruolo di battitore libero, troppo per i canoni dell'attuale Movimento, che al di là della corsa in solitaria non è più il partito antisistema di dieci anni fa. Di Battista peraltro ha sempre avuto una sua coerenza sulla questione: candidarsi forse sì, ma non per forza e non a tutte le condizi…

MILANO - E alla fine il M5S è diventato davvero il partito di Giuseppe Conte. Le principali minacce rimaste dopo i copiosi addii e che rispondevano ai nomi di Virginia Raggi e Alessandro Di Battista sono (per ora) fuori dai giochi. Questione di regole per la prima, anche se si sa: le regole come si fanno si disfano, basta volerlo.

Per quanto riguarda il secondo, invece, con il presidente del partito c'erano stati colloqui telefonici negli ultimi giorni ma la richiesta principale di Conte, cioè la garanzia di rispettare la linea politica, non è stata accolta in toto dall'ex deputato. Del resto Di Battista si è ritagliato il ruolo di battitore libero, troppo per i canoni dell'attuale Movimento, che al di là della corsa in solitaria non è più il partito antisistema di dieci anni fa. Di Battista peraltro ha sempre avuto una sua coerenza sulla questione: candidarsi forse sì, ma non per forza e non a tutte le condizioni. Così, nelle ore in cui si chiudevano le autocandidature sul portale 5S, Di Battista scriveva un articolo-commento per L'indipendente dove si denunciano i privilegi dei parlamentari.

In generale attorno a lui c'è stato un clima di freddezza che non ha aiutato a convincerlo. "Troppo imprevedibile", è stato il ragionamento fatto più volte in via di Campo Marzio. Ed è vero che una campagna elettorale a trazione "Dibba" avrebbe sicuramente aiutato il M5S, vista la sua capacità attrattiva, il timore però per alcuni era tutto sul dopo, dato che nella base molti lo sognano futuro capo politico. Conte invece, restando sul presente, stava in pensiero su alcuni argomenti ostici, in primis la politica estera.

Da due volte presidente del Consiglio, non transige sulla linea europeista e atlantista, seppur critica; Di Battista invece rivendica la piena critica al modello occidentale che invece nel nuovo corso non ha piena cittadinanza. La domanda è adesso cosa faranno i due, la cui amicizia e vicinanza non è cosa segreta. Di sicuro Raggi, rimasta con orgoglio nel M5S, non ha smesso di far sentire la propria voce sulle questioni interne.

Continuerà a farlo, in attesa di tempi migliori. In queste ore un suo fedelissimo, Paolo Ferrara, ha tentato di forzare le regole candidandosi comunque per quello che sarebbe il suo quarto mandato. Ma comunque, il 25 settembre potrebbe accadere di tutto: un Movimento in ripresa oppure la capitolazione finale e a quel punto la leadership di Conte potrebbe non essere più salda come adesso. "Oggi come oggi, avendo piazzato i suoi in tutte le postazioni, modellando le liste a suo piacimento, il partito non è scalabile", commenta un big decapitato dalla tagliola dei due mandati. Raggi, però, non sembra aver fretta.