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Cuperlo: "Adesso parleremo al Paese di salari, diritti e ambiente"

Gianni Cuperlo 
Intervista al presidente della Fondazione dem: "L'agenda Draghi è Mario Draghi, la sua reputazione internazionale Bandirei la parola agenda per il resto dell'estate"
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ROMA - "L'agenda Draghi è Mario Draghi, la sua reputazione internazionale. Bandirei la parola Agenda per il resto dell'estate". Gianni Cuperlo, presidente della Fondazione dem, parte da una battuta per dire che la sfida del Pd è per salari decenti, scuola pubblica di qualità, diritti civili, battaglia per l'ambiente, difesa della Costituzione. "Su questo andremo a cercare i voti".

Cuperlo, il voltafaccia di Calenda se lo aspettava? O doveva aspettarselo Letta?
"Sinceramente no. Forse non ha retto l'urto delle critiche, ma una leadership è scegliere una rotta e saperla difendere".

Ma senza Calenda il centrosinistra può muoversi meglio?
"Una cosa è chiara, almeno ci risparmieremo un mese e mezzo di protagonismi. Spero che la polemica riescano a farla con l'avversario vero che era e rimane la destra".

Lei rimprovera qualcosa al segretario del Pd?
"Ogni passaggio è st…

ROMA - "L'agenda Draghi è Mario Draghi, la sua reputazione internazionale. Bandirei la parola Agenda per il resto dell'estate". Gianni Cuperlo, presidente della Fondazione dem, parte da una battuta per dire che la sfida del Pd è per salari decenti, scuola pubblica di qualità, diritti civili, battaglia per l'ambiente, difesa della Costituzione. "Su questo andremo a cercare i voti".

Cuperlo, il voltafaccia di Calenda se lo aspettava? O doveva aspettarselo Letta?
"Sinceramente no. Forse non ha retto l'urto delle critiche, ma una leadership è scegliere una rotta e saperla difendere".

Ma senza Calenda il centrosinistra può muoversi meglio?
"Una cosa è chiara, almeno ci risparmieremo un mese e mezzo di protagonismi. Spero che la polemica riescano a farla con l'avversario vero che era e rimane la destra".

Lei rimprovera qualcosa al segretario del Pd?
"Ogni passaggio è stato discusso e condiviso in uno spirito di lealtà con i nostri interlocutori. Detto ciò adesso conta solo spiegare perché il diritto a non restare soli nella malattia, a salari decenti, a una scuola pubblica di qualità, a diritti civili dove sono ancora negati, il rispetto di una natura alterata dall'uomo siano l'identità di un governo di centrosinistra. La destra vuole condurre l'Italia dove non è mai stata, nel cuore del pensiero reazionario sui capisaldi della democrazia. Faremo di tutto per impedirlo".

Qual è la posta ìn gioco per il Pd? E la strategia deve restare il campo aperto ma senza i 5stelle?
"Dopo che Lega e FI si sono arresi alla Meloni la sfida è tra noi e Fratelli d'Italia, tra una proposta aperta e civica da un lato e una destra senza più maschera dall'altro. Agli italiani chiederemo di giudicare le soluzioni per i guasti del Paese. Loro vogliono una flat tax, neppure si sa se al 23 o al 15 per cento. Quello che si sa è che punirà il ceto medio e farà felici gli evasori. Noi pensiamo che per avere più posti letto negli ospedali e liste d'attesa più corte serve un fisco progressivo dove chi può farlo contribuisce di più. Fa differenza".

Da Fratoianni a Di Maio: un'alleanza per il Pd che sembra scritta sull'acqua?
"La legge elettorale impone accordi per combattere alla pari nei collegi maggioritari, li abbiamo stretti nella chiarezza delle differenze e nella condivisione di alcuni principi, primo tra tutti la difesa della Costituzione".

Renzi e Calenda hanno spazio e consenso con il Terzo polo?
"Se sto ai sondaggi di ieri e ai precedenti non direi, ma auguri".

Rischiano di regalare alla destra una maggioranza ancora più netta?
"Ogni divisione favorisce l'altro, ma questo non è Machiavelli, è Catalano".

L'Agenda Draghi è la stella polare anche del Pd?
"L'agenda Draghi è soprattutto Mario Draghi, la sua reputazione internazionale. Da qui l'irresponsabilità di farlo cadere in una accelerazione incomprensibile del voto. E comunque bandirei la parola agenda per il resto dell'estate".

Lei pensa di correre in un collegio uninominale?
"Cinque anni fa ho rinunciato a una candidatura per il dissenso su metodo e contenuti. Se serve ci sono, al pari di tutti".

La politica delude, l'assenteismo cresce e la fiducia dei cittadini nei partiti è ai minimi termini. Come si risale la china?
"Con l'onestà di riconoscere anche i nostri errori. Dire che al governo vogliamo tornare ma per fare quelle riforme che né la destra né altre larghe intese potranno realizzare e allora dobbiamo dire la verità. Che il diritto al lavoro e a un salario degno è la premessa di una cittadinanza piena, ma quanti ci rimproverano quel Jobs Act che alcuni tra noi non hanno votato vanno riconquistati con un di più di coerenza. Anche per questo le nostre liste devono rispecchiare e rappresentare un'idea del Paese, coinvolgere competenze, dare voce a battaglie e movimenti che dall'ambiente alla legalità non hanno mai chinato la testa. Se ci presentiamo così la partita è aperta, lasciamo che la destra si spartisca i ministeri, noi andiamo a cercare i voti".