Pd, da Furlan a Camusso a Schlein, la sfida rosa dei dem. E Letta promette aumenti ai prof
di Giovanna Vitale , di Giovanna VitaleROMA - Punta forte sulle donne il partito di Enrico Letta per provare a ribaltare un risultato che ormai tutti i sondaggi danno per scontato. Un mix di freschezza ed esperienza, trasversale alle generazioni, ma con una costante: l'impegno. Politico, sociale, sindacale, professionale, a seconda dei casi. Guardando a sinistra ma anche, molto, al centro. Le elezioni come occasione per selezionare la nuova classe dirigente del Pd, al netto di ministri e parlamentari uscenti, che verranno quasi tutti ricandidati. Da Franceschini a Orlando, fino a Guerini, Delrio, Madia, Boccia e Borghi, con la new entry Provenzano e il trasloco di Zingaretti dal Lazio. Sempre però in base al principio della territorialità: si corre solo nella propria zona d'origine o residenza, senza trucchi né possibilità di scegliere i collegi più sicuri. Regola che, ha garantito il segretario, incontrerà pochissime eccezioni.
ROMA - Punta forte sulle donne il partito di Enrico Letta per provare a ribaltare un risultato che ormai tutti i sondaggi danno per scontato. Un mix di freschezza ed esperienza, trasversale alle generazioni, ma con una costante: l'impegno. Politico, sociale, sindacale, professionale, a seconda dei casi. Guardando a sinistra ma anche, molto, al centro. Le elezioni come occasione per selezionare la nuova classe dirigente del Pd, al netto di ministri e parlamentari uscenti, che verranno quasi tutti ricandidati. Da Franceschini a Orlando, fino a Guerini, Delrio, Madia, Boccia e Borghi, con la new entry Provenzano e il trasloco di Zingaretti dal Lazio. Sempre però in base al principio della territorialità: si corre solo nella propria zona d'origine o residenza, senza trucchi né possibilità di scegliere i collegi più sicuri. Regola che, ha garantito il segretario, incontrerà pochissime eccezioni.
All'indomani del crac con Calenda, al Nazareno si sta componendo il puzzle in vista della Direzione in programma sabato, quando - dopo un incontro con gli alleati - dovrebbero essere approvati sia il programma sia le liste, con una probabile coda (ma solo per le liste) il giorno successivo. Mentre il simbolo dei Democratici e Progressisti verrà presentato domani. "Ora dobbiamo parlare al Paese e del Paese", suona la carica Letta, assumendo un impegno solenne: "Se vinciamo, a fine legislature, gli insegnanti saranno pagati con una retribuzione che sarà la media di quella degli altri insegnanti europei", promette a sera. Rivelando in tv che se ha fatto un errore, è stato di essersi "fidato troppo di Calenda". Il cui addio ha però facilitato gli incastri negli uninominali: anche i leader potranno candidarsi, adesso, e Di Maio e Della Vedova ci stanno facendo un pensierino.
Tornando alle donne, il settebello rosa che circola in queste ore mescola politica e società civile, tutte coinvolte in quel grande processo di partecipazione che sono state le Agorà democratiche. Si parte dalle due ex segretarie generali di Cgil e Cisl: Susanna Camusso (in quota ArticoloUno) e Anna Maria Furlan, capace di parlare a quella galassia cattolica e moderata che potrebbe essere tentato dal voto terzopolista. Alla sinistra del Pd, ma con gli occhi rivolti all'ambientalismo, ai movimenti e ai diritti civili, si rivolge invece Elly Schlein, 38 anni, la vicepresidente dell'Emilia Romagna già eurodeputata, risultata la candidata di lista con più preferenze personali in tutta la storia elettorale della sua regione. Classe 1991 è poi Caterina Cerroni, segretaria dei Giovani democratici, la prima ragazza a scalare la vetta dei "pulcini" dem. Mentre Ilenia Malavasi, sindaca di Correggio fresca di dimissioni, è un'archeologa tostissima che piace molto a Letta. In quel della Sardegna dovrebbe cimentarsi Maria Del Zompo, fino allo scorso aprile rettrice dell'università di Cagliari. Mentre Silvia Roggiani, segretaria del Pd milanese, tirerà la volata in Lombardia. E, a proposito di aperture a mondi diversi, avanza anche l'ipotesi dell'avvocata Enza Rando, vicepresidente di Libera e braccio destro di don Ciotti.
Proverà a trasferirsi dall'assemblea regionale del Lazio la consigliera Michela Di Biase e dall'Europa tornerà Simona Bonafè, segretaria del Pd in Toscana. A ingrossare le fila dei giovani quadri di partito che si lanceranno nella scalata al Parlamento: il napoletano Marco Sarracino, classe '89; il calabrese Nicola Irto ('82); l'abruzzese Michele Fina, che è il più vecchio con i suoi 44 anni. Un ricambio generazionale, cui il leader tiene molto. E che dovrebbe completarsi con Michele Bellini, il trentenne sbarcato al Nazareno da Sciences Po, dove Letta insegnava prima d'essere richiamato. Senza dimenticare Marco Meloni, il coriaceo coordinatore della segreteria, ex deputato fatto fuori da Renzi, che sta curando la compilazione delle liste.
In cima ai desideri resta soprattutto un nome, che fonti parlamentari danno per certo, ma non lo è (ancora): l'economista Carlo Cottarelli. Il direttore dell'Osservatorio sui conti pubblici della Cattolica è uno dei sei garanti delle Agorà, ma presiede anche il Comitato scientifico della federazione (ormai abortita) Azione/+Europa, per la quale ha scritto una parte del programma. Se accettasse, per Calenda, sarebbe un autentico smacco.