Elezioni, la fuga dei big di sinistra nel listino. A destra si punta sull’uninominale. Così si accendono le sfide nei collegi
di Matteo Pucciarelli , Giovanna Vitale , di Matteo Pucciarelli, Giovanna VitaleNel centrosinistra tra i big si sgomita per finire nei listini proporzionali e la sfida del maggioritario incute terrore, nel centrodestra invece il collegio uninominale è considerato un'ottima rampa di lancio per planare in Parlamento. Effetti della legge elettorale e delle stime del voto: 185 seggi per il centrodestra contro 32 per il centrosinistra, tra Camera e Senato nella quota maggioritaria, secondo le proiezioni dell'Istituto Cattaneo.
Laddove c'è una contendibilità reale contro il fronte sovranista, Pd e soci giocano una doppia strategia: non personalizzare la sfida tra nomi di peso laddove potrebbero candidarsi - ad esempio - Matteo Renzi o Carlo Calenda per i centristi, onde evitare di cannibalizzare il voto d'area; mettere i migliori su piazza, pancia a terra, nelle zone in cui lo scontro è tutto con la destra. In queste ore si fanno mille calcoli e ragionamenti, l'idea di Enrico Letta è che chi corre per l'…
Nel centrosinistra tra i big si sgomita per finire nei listini proporzionali e la sfida del maggioritario incute terrore, nel centrodestra invece il collegio uninominale è considerato un'ottima rampa di lancio per planare in Parlamento. Effetti della legge elettorale e delle stime del voto: 185 seggi per il centrodestra contro 32 per il centrosinistra, tra Camera e Senato nella quota maggioritaria, secondo le proiezioni dell'Istituto Cattaneo.
Laddove c'è una contendibilità reale contro il fronte sovranista, Pd e soci giocano una doppia strategia: non personalizzare la sfida tra nomi di peso laddove potrebbero candidarsi - ad esempio - Matteo Renzi o Carlo Calenda per i centristi, onde evitare di cannibalizzare il voto d'area; mettere i migliori su piazza, pancia a terra, nelle zone in cui lo scontro è tutto con la destra. In queste ore si fanno mille calcoli e ragionamenti, l'idea di Enrico Letta è che chi corre per l'uninominale - con qualche eccezione - non dovrebbe avere il paracadute per il proporzionale; mentre per chi riceve la deroga al tetto dei mandati, 15 anni in parlamento, si prospetta la corsa nei collegi.
Dopodiché in quelle zone del Paese, sempre più rarefatte, dove il centrosinistra è competitivo, la paura delle federazioni locali è quella di vedersi catapultare da Roma candidati non legati al territorio. A Milano ad esempio si prospetta una sfida campale per il collegio del Senato che praticamente ingloba tutta la città: l'ex sindaco Gabriele Albertini per i centristi di Azione e Italia Viva, Silvio Berlusconi per il centrodestra e magari Carlo Cottarelli per i dem. Chi vince, è di fatto il senatore della città.
Negli altri tre collegi alla Camera, e sono contendibili, girano diversi nomi: Bruno Tabacci (alleato con Luigi Di Maio, Impegno Civico), Benedetto Della Vedova di +Europa, Lia Quartapelle ed Emanuele Fiano per il Pd. Gli ultimi due sono molto legati al territorio. C'è poi chi pensa a nomi di impatto che potrebbero ben rappresentare l'eccezionalità meneghina di una coalizione aperta e ampia, come Marco Cappato; o l'assessore Pierfrancesco Maran, stimato per la sua azione amministrativa.
A Bologna si parla con insistenza di Elly Schlein candidata come indipendente del Pd, lei che è vicepresidente della giunta regionale, molto connotata a sinistra, e che fece un ottimo risultato alle scorse Regionali. Tra Emilia-Romagna e Toscana è data anche Susanna Camusso, la già segretaria generale della Cgil è (sarebbe) in quota Articolo 1. A Firenze e dintorni si cerca di capire se e dove si candiderà Renzi, perché è una variabile che incide molto nelle valutazioni.
Però girano alcuni nomi: Simona Bonafè, ex renziana e oggi segretaria del Pd toscano, il ministro della Salute Roberto Speranza, Angelo Bonelli per l'Alleanza verdi-sinistra, Riccardo Nencini per il Psi, che corre nella lista dem. Un collegio buono per il centrosinistra è quello di Livorno, lì dovrebbe ripresentarsi Andrea Romano, che già prevalse nel 2018. I 5 Stelle puntano sulla ex vicesindaca di Livorno con Filippo Nogarin, Stella Sorgente; i centristi su un ex sindaco che veniva dalla tradizione post-comunista, Alessandro Cosimi. La sfida insomma si preannuncia non semplicissima. Nelle Marche, a Pesaro, altro collegio contendibile, potrebbe correre l'uscente Alessia Morani.
Nella Capitale, il presidente della Regione Nicola Zingaretti non sarà candidato nel collegio Roma centro, dove invece promette battaglia Calenda. Siccome non si vuole regalare visibilità all'alleato lampo durato cinque giorni, lì potrebbe venir candidato un parlamentare uscente, ma non un nome di grido. Infine c'è Napoli, l'altra grande città dove il centrosinistra non parte svantaggiato.
A sinistra qualche problema potrebbe portarlo Luigi De Magistris, il due volte sindaco che è intenzionato a dare il tutto e per tutto nel ruolo di "scassatore". Nel territorio di Pomigliano si parla con insistenza di Luigi Di Maio, in pratica un ritorno a casa, ma dall'entourage del ministro degli Esteri non arriva alcuna conferma. In ballo c'è anche Mara Carfagna, la ministra uscita da Fi per accasarsi con Calenda. Possibile riconferma al Senato per il giornalista Sandro Ruotolo, eletto nel 2020 come indipendente.