✕

Fascismo, viaggio nel feudo della destra dove chiedono a Meloni di non tradire: "Latina ritorni Littoria"

Giorgia Meloni, leader di FdI 

Ascolta l'audio

L’appello alla leader di FdI: "Fa’ che la città di Mussolini ridiventi giovane e produttiva, il Ventennio è sangue e linfa di queste terre"
3 minuti di lettura

LATINA - Il presidente del Circolo Cittadino di fronte al Comune, nella quadrata e ora verdeggiante Piazza del Popolo, dice di sé: "Sono di destra, di una destra giolittiana e crociana". Spiega cosa intende: "Credo nell'ordine e nell'inclusione, e ai ragazzi delle baby gang che imbrattano la città taglierei le mani. Tutte e due". Alfredo De Santis ha 75 anni, ha lavorato nel mondo, si è laureato quando quel diploma era un privilegio, il babbo è cresciuto a Benevento in casa del gerarca locale e lui da tre mandati guida questo circolo storico di Latina "in attivo economico, cosa unica al mondo".

Spiega chi è, perché la sua figura costituisce un buon cliché per rappresentare una città "strappata alle acque stagne da Benito Mussolini". Spiega perché Giorgia Meloni fa bene a rassicurare il mondo sulla sua lontananza dal fascismo, non ancora dal neofascismo, e dagli orrori …

LATINA - Il presidente del Circolo Cittadino di fronte al Comune, nella quadrata e ora verdeggiante Piazza del Popolo, dice di sé: "Sono di destra, di una destra giolittiana e crociana". Spiega cosa intende: "Credo nell'ordine e nell'inclusione, e ai ragazzi delle baby gang che imbrattano la città taglierei le mani. Tutte e due". Alfredo De Santis ha 75 anni, ha lavorato nel mondo, si è laureato quando quel diploma era un privilegio, il babbo è cresciuto a Benevento in casa del gerarca locale e lui da tre mandati guida questo circolo storico di Latina "in attivo economico, cosa unica al mondo".

Spiega chi è, perché la sua figura costituisce un buon cliché per rappresentare una città "strappata alle acque stagne da Benito Mussolini". Spiega perché Giorgia Meloni fa bene a rassicurare il mondo sulla sua lontananza dal fascismo, non ancora dal neofascismo, e dagli orrori della storia. "Conosco la carriera di Giorgia, sono amico dei suoi consiglieri", dice. "Lei è stata sovranista, e qualche ragione ce l'aveva. L'Unione europea è una banda di mascalzoni in giacca e cravatta e questa forma di democrazia, quella che viviamo, è la vera dittatura. Oggi, però, Giorgia sa che cosa deve dire, d'altro canto ha fatto politica da quando era ragazzina. Deve rassicurare, dimostrare che si è aperta, deve portare nella nostra barca tutti quei moderati di destra che hanno solo una remora a votarla: il fascismo. Furba? Intelligente, direi che Giorgia è intelligente. E sta capendo che non potrà stare con gli Stati Uniti e con Orbán, dovrà scegliere".

Latina è una città ordinata, non sempre pulita, e negli anni di governo della destra, destra sociale e spesso indaffarata con mafie, Casamonica e zingari violenti, ha visto chiudere le fabbriche, il teatro, la biblioteca, il mercato rionale. Ha visto migrare la Banca d'Italia e i ragazzi qui cresciuti. Questo passaggio e paesaggio, per una città da 130.000 abitanti nata solo novant'anni fa, dopo la bonifica integrale dell'Agro Pontino, lo spiega Paola Silvestri, erede del Ristorante Impero ora chiuso per ferie. "Mio nonno portava il pranzo a Benito Mussolini", racconta dalle vacanze, "in sala c'è il suo tavolo, la foto con il figlio sulle ginocchia. Mio nonno, però, dava da mangiare anche agli operai che stavano costruendo Littoria, l'attuale Latina. Quella era una destra sociale e quella gente aveva voglia di costruire. Ora quella voglia non c'è più, vedo solo giovani scappare dalla città più giovane d'Italia. Noi, intendo noi italiani, questa generazione la stiamo mortificando, all'estero la stimolano e valorizzano. Ecco, chiedo a Giorgia Meloni: riporta Littoria, perché deve tornare a chiamarsi Littoria, ai fasti di una volta. Fa che la città di Benito Mussolini torni giovane e produttiva".

Il cuore della destra sociale italiana - Latina, fu Littoria - vive un'attesa stanca per la vittoria vaticinata di Giorgia Meloni, la prima premier donna, possibile, della Repubblica italiana. La prima postfascista. Qui è cresciuto Antonio Pennacchi, e con lui il personaggio irripetibile del fasciocomunista, ma la sede storica del Movimento sociale italiano e poi di Alleanza nazionale, riavviata a nuova politica nel 2017 dai Fratelli d'Italia, è deserta. Meglio, chiusa.

Fuori c'è una campagna elettorale di spessore storico, il 25 settembre. E una campagna per le comunali, saranno il prossimo 4 settembre, velenosissima. Spiega Paola Silvestri, erede dei ristoratori del Duce: "I cittadini sono semplicemente stanchi. Vedono i negozi vuoti, la spazzatura a terra, l'asfalto bucato. Lo vedono dall'inizio del Duemila, quando finì il mandato di Finestra". Ajmone Finestra, ragazzo di Salò amnistiato dai crimini di guerra per cui Oscar Luigi Scalfaro, già magistrato, lo voleva condannato a morte. "La mia città è trasandata, indecorosa, senza una pista ciclabile degna, ed è colpa di chi è venuto dopo il sindaco Finestra". La destra, e dal 2016 le civiche di centrosinistra. "I ragazzi, senza un futuro, si menano in piazza, bevono e si drogano. Io non sono più di destra, non sono più niente. Mi sono fermata a Fini, grande oratore, grande delusione. Chiedo a Giorgia Meloni di guardare la fedina penale degli amministratori che sceglierà. Il fascismo? È una parola che andrebbe abolita dal vocabolario italiano, se te l'appioppano sei finito. Però, sì, vorrei che Latina tornasse a chiamarsi Littoria, la storia va rispettata".

Vincenzo Zaccheo, candidato sindaco di parte del centrodestra, scappa di fronte alle domande sulla "svolta antifascista" meloniana. Qualsiasi parola potrebbe essere usata contro di lui. Parla, invece, Marco Savastano, fino a due anni fa leader della Casapound dell'Agro Pontino. Dice. "Non voterò la Meloni, il suo populismo spicciolo è un male. In questi anni Giorgia ha lisciato i No Vax. Credo, invece, che sul fascismo sia sincera: è una storia di cent'anni fa, va consegnata ai libri. Io ho guidato CasaPound, ma non ho mai creduto alla destra e alla sinistra. Sono categorie del Novecento e fino a quando non le archivieremo non riusciremo a guardare avanti".

Già, Giorgia fa bene a stracciare le leggi razziali del '38, ma, come le ricorda il presidente De Santis, "il fascismo buono non dovrà rinnegarlo mai, è sangue e linfa di queste terre".