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Letta lancia la sfida alla destra: "Con loro l'Italia torna indietro"

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I dem presentano il simbolo e snobbano l'intesa Azione-Iv. Il segretario: "Soltanto noi possiamo battere Meloni. La Ue sa chi ha fatto cadere Draghi". Renzi: "Il leader del Pd alla Nato? Così i russi arrivano in Portogallo". La replica: "Basta livore"
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ROMA - È Giorgia Meloni l'avversario da battere, non Calenda e nemmeno Renzi che pure hanno dichiarato guerra al Pd. La destra che "nel 2011 portò l'Italia al fallimento" e se tornasse al governo "ci farebbe precipitare indietro di dieci anni". Un rischio che solo i Democratici e Progressisti possono scongiurare: "Il 25 settembre saremo la prima lista del Paese", garantisce Enrico Letta presentando il simbolo che correrà alle politiche, insieme ai compagni coinvolti nella sfida più difficile. Roberto Speranza ed Elly Schlein, innanzitutto. E poi i socialisti di Maraio, gli amici di Demos (leggi Sant'Egidio), i ragazzi di Volt, i repubblicani europei. Tutti sotto la stessa insegna - l'ulivo a far capolino - per dire che è questo il vero centrosinistra, l'unico in grado di competere con i sovranisti: scegliere terzi e quarti poli significa buttare via il voto, ci pensino bene gli elettori prima di decid…

ROMA - È Giorgia Meloni l'avversario da battere, non Calenda e nemmeno Renzi che pure hanno dichiarato guerra al Pd. La destra che "nel 2011 portò l'Italia al fallimento" e se tornasse al governo "ci farebbe precipitare indietro di dieci anni". Un rischio che solo i Democratici e Progressisti possono scongiurare: "Il 25 settembre saremo la prima lista del Paese", garantisce Enrico Letta presentando il simbolo che correrà alle politiche, insieme ai compagni coinvolti nella sfida più difficile. Roberto Speranza ed Elly Schlein, innanzitutto. E poi i socialisti di Maraio, gli amici di Demos (leggi Sant'Egidio), i ragazzi di Volt, i repubblicani europei. Tutti sotto la stessa insegna - l'ulivo a far capolino - per dire che è questo il vero centrosinistra, l'unico in grado di competere con i sovranisti: scegliere terzi e quarti poli significa buttare via il voto, ci pensino bene gli elettori prima di decidere.

"Nessun destino è già scritto", suona la carica il segretario del Pd. "Insieme siamo più forti, più convincenti", questa destra "può essere sconfitta soltanto dalla nostra coalizione". Nessuno si faccia ingannare, meglio stare ai fatti e non credere alle false promesse: "I tre partiti da battere, nel 2011 hanno portato il Paese al fallimento. E Meloni era ministra, non raccontasse storie". È corresponsabile di quel pessimo risultato che presto potrebbe ripetersi. Perciò "il suo slogan - "Pronti a risollevare l'Italia" - mi fa sorridere", attacca Letta: "L'Italia l'abbiamo risollevata noi che eravamo al governo, non lei che era all'opposizione". E chissà cosa sarebbe successo "se fossero stati loro al governo durante la pandemia: provate a pensarci", invita il leader dem, "saremmo finiti come il Brasile di Bolsonaro".

Non solo. "Quando Roberto Gualtieri, che allora era ministro del Tesoro, negoziava il Next Generation Eu, Meloni diceva che dovevamo rivolgerci al Fondo monetario internazionale. Ebbene, se l'avessimo fatto saremmo affondati. Siamo stati noi del Pd a salvare il Paese", rivendica Letta. "Non voglio che l'Italia di domani sia guidata da quei parlamentari che applaudirono, in modo vergognoso, quando venne affossato il Ddl Zan". Un'Italia che "tornerebbe indietro, specie sui diritti", lo Ius scholae, quelli a difesa della comunità Lgbt. "E non sarà certo "un video di due minuti a tranquillizzare il resto d'Europa", insiste il segretario. "Fuori dall'Italia sanno chi si è assunto la responsabilità di far cadere Draghi e chi ha portato avanti scelte complesse".

Chiara la strategia: in un voto che si prospetta polarizzato, il bersaglio è la donna che si sente già premier. Presa non a caso di i mira pure da Elly Schlein che, da candidata indipendente nelle fila del Pd, si propone come l'anti-Giorgia: "Da lei ho visto un bel compitino alla stampa estera, ma non ha detto una cosa semplice", graffia la vicepresidente emiliana, "che non ci saranno fascisti nostalgici nelle liste. Può dirlo o no? Noi qua possiamo dirlo". È la sua cultura autoritaria, il proposito di stravolgere a colpi di maggioranza la Carta nata dalla Resistenza, lo spettro da combattere. Lo dice chiaro pure Speranza: "Questa destra è pericolosa, porta a sbattere il Paese. Noi dobbiamo essere quelli che difendono la Costituzione, è il programma più forte che abbiamo".

Un quadro a tinte fosche che solo la lista dell'Italia democratica e progressista può contrastare: di certo non il M5S e nemmeno i centristi. Ecco perché nessuno, nell'ex comitato Gualtieri, parla mai di Calenda e di Renzi. Snobbati dal Pd, ma non ricambiati. "Ho sentito che Letta ambisce alla segreteria generale della Nato, se ha questa capacità strategica, tempo sei mesi i russi arrivano in Portogallo", graffia il leader di Italia Viva dalla Versiliana. Una battuta che mostra dove va la campagna lib-dem, non certo a rosicchiare voti a destra. Come non manca di rinfacciargli Andrea Romano: "Capisco che Renzi corre con Calenda e che, dopo essere stato segretario del Pd, il suo obiettivo sia solo quello di colpire il Pd. Ma neppure il risentimento più incontrollato giustifica tanto livore. Il suo commento sui russi entra nella top ten delle frasi più squallide e infelici di questa campagna elettorale".