ROMA - Un po' se l'aspettavano al Quirinale. L'uscita scomposta di Silvio Berlusconi è un assaggio della difficile convivenza che potrebbe verificarsi tra Sergio Mattarella e il centrodestra dopo il 25 settembre. Il rischio è che, sfoderando il Caimano che è in lui, Silvio Berlusconi abbia fatto da ventriloquo alle vere pulsioni della destra. Un mondo che sente già odor di vittoria. E che vuole fare goffamente piazza pulita, prendersi tutto: anche il Quirinale. Farlo nella prossima legislatura, quando probabilmente avrà i numeri per far eleggere il nuovo presidente della Repubblica.
Il punto è che Mattarella - anche con i voti di Forza Italia e Lega - lo scorso 29 gennaio è stato rieletto per un settennato. Gli hanno chiesto di tornare sui propri passi e lo hanno applaudito 55 volte durante il discorso d'insediamento, il 4 febbraio, incentrato sulla dignità. E adesso? La sortita del Cavaliere, ("Se la …
ROMA - Un po' se l'aspettavano al Quirinale. L'uscita scomposta di Silvio Berlusconi è un assaggio della difficile convivenza che potrebbe verificarsi tra Sergio Mattarella e il centrodestra dopo il 25 settembre. Il rischio è che, sfoderando il Caimano che è in lui, Silvio Berlusconi abbia fatto da ventriloquo alle vere pulsioni della destra. Un mondo che sente già odor di vittoria. E che vuole fare goffamente piazza pulita, prendersi tutto: anche il Quirinale. Farlo nella prossima legislatura, quando probabilmente avrà i numeri per far eleggere il nuovo presidente della Repubblica.
Il punto è che Mattarella - anche con i voti di Forza Italia e Lega - lo scorso 29 gennaio è stato rieletto per un settennato. Gli hanno chiesto di tornare sui propri passi e lo hanno applaudito 55 volte durante il discorso d'insediamento, il 4 febbraio, incentrato sulla dignità. E adesso? La sortita del Cavaliere, ("Se la riforma presidenziale entrasse in vigore sarebbero necessarie le dimissioni di Mattarella", ha detto a Radio Capital) per quanto improvvida, può quindi segnare l'inizio di una lenta campagna di delegittimazione del Colle. Segnala infatti un umore, un sentimento strisciante, il segno di una bulimia di un mondo incontinente e refrattario alle regole di una democrazia liberale che si può volgarmente sintetizzare così: "Il 25 settembre se pijamo l'Italia". Ma è anche un modo per condizionare il Quirinale in vista della formazione del prossimo governo.
In questo momento Berlusconi rappresenta un problema per Giorgia Meloni, che sta spendendo tutte le sue energie nel rassicurare il mondo e l'establishment italiano sulla sua affidabilità repubblicana. Anche perché ha avuto l'effetto di ricompattare magicamente l'intero centrosinistra, da Calenda a Fratoianni, uniti nel suonare l'allarme democratico. Ma questa apparente contraddizione dentro la destra non inganni: le due parti - la voglia di apparire credibili e l'istinto populistico - si tengono entrambe. Una posizione ambigua espressa da Ignazio La Russa: "Non critico Berlusconi, ma è prematuro parlarne".
Dal Quirinale non commentano. Mattarella è in vacanza ad Alghero. È arrivato mercoledì. Alloggia nella foresteria dell'Aeronautica militare a Ponte Conte, all'interno del Parco naturale regionale. Riposo assoluto, zero mondanità. Dovrebbe visitare il museo archeologico e le grotte di Nettuno con i nipoti. Lo aspettano a messa domenica, in Cattedrale. L'agenda, al momento, non segna altri appuntamenti fino al 22 agosto, quando tornerà a Roma. Il primo viaggio, dopo le ferie, sarà in Albania e in Macedonia dal 7 al 9 settembre.
Al Quirinale sanno che la strada per la riforma presidenziale è lunga. Ci vorranno anni. E un referendum. Il pericolo è che questo progetto, di un Presidente non più garante, rappresenti una leva, una sorta di pressione per eleggere alla fine un proprio Capo dello Stato. Il patto siglato in Parlamento soltanto sei mesi fa - Draghi a palazzo Chigi, Mattarella bis - del resto si è spezzato. E ha precipitato il Paese in una fase istituzionale melmosa, gravida di incertezze.
La preoccupazione non riguarda la sua persona, ma l'istituzione che rappresenta, a cui guarda l'Europa come baluardo di serietà, e che rischia di finire stravolta. Nel discorso di fine anno, lo scorso 31 dicembre, il Capo dello Stato aveva ben spiegato i rischi che si corrono. Aveta affermato che un Presidente della Repubblica una volta eletto deve "spogliarsi di ogni precedente appartenenza e farsi carico esclusivamente dell'interesse generale, del bene comune, come bene di tutti e di ciascuno. E poi salvaguardare ruolo, poteri e prerogative dell'istituzione che riceve dal suo predecessore e che deve trasmettere integri al suo successore". Questi i valori, tramandati dalla Costituzione, che la destra vorrebbe calpestare.