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Letta e quel video in tre lingue per smentire Meloni: il segnale all'Europa del leader Pd

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La linea del partito e la diretta social per mettere a nudo l'operazione maquillage della leader di FdI
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ROMA - Smascherare l'operazione maquillage di Giorgia Meloni, che con un video in tre lingue registrato per rassicurare i governanti europei sta solo provando a "cancellare le sue impronte digitali" dalle posizioni retrive portate avanti per anni, dentro e fuori i confini nazionali: tutte contro l'Europa, in combutta con i leader alleati dell'estrema destra continentale, da Orbàn al Pis polacco, dai franchisti di Vox ai lepenisti francesi. Obbligare la presidente di FdI a un corpo a corpo necessario per polarizzare il voto, marcando le distanze di linguaggio e di programma, per spingere gli elettori a una scelta di campo che non contempli terze opzioni.

O di qua, con l'Italia democratica e progressista, portatrice di principi scolpiti nel tempo a partire dall'europeismo, la difesa dell'ambiente, la tutela del lavoro, la lotta alle diseguaglianze; lo sguardo rivolto allo sviluppo sostenibile e alle nuove generazioni. Oppure di là, …

ROMA - Smascherare l'operazione maquillage di Giorgia Meloni, che con un video in tre lingue registrato per rassicurare i governanti europei sta solo provando a "cancellare le sue impronte digitali" dalle posizioni retrive portate avanti per anni, dentro e fuori i confini nazionali: tutte contro l'Europa, in combutta con i leader alleati dell'estrema destra continentale, da Orbàn al Pis polacco, dai franchisti di Vox ai lepenisti francesi. Obbligare la presidente di FdI a un corpo a corpo necessario per polarizzare il voto, marcando le distanze di linguaggio e di programma, per spingere gli elettori a una scelta di campo che non contempli terze opzioni.

O di qua, con l'Italia democratica e progressista, portatrice di principi scolpiti nel tempo a partire dall'europeismo, la difesa dell'ambiente, la tutela del lavoro, la lotta alle diseguaglianze; lo sguardo rivolto allo sviluppo sostenibile e alle nuove generazioni. Oppure di là, con i sovranisti che vogliono isolare il Paese, ripudiarne la storica collocazione internazionale per avvicinarlo ai regimi autoritari, favorire i ricchi con il "tassapiattismo", prendersi i pieni poteri attraverso una doppia riforma, presidenzialista e ultra-autonomista, che scasserebbe l'Italia, la sua architettura istituzionale e soprattutto la Costituzione nata dalla Resistenza.

È "appassionato e scientifico", i due aggettivi che ha chiesto ai suoi d'indossare da qui al 25 settembre, l'Enrico Letta che si presenta in Direzione per illustrare il manifesto per l'Italia 2027 e dare il via alla campagna elettorale. Da condurre tutta in attacco, puntando sui temi cari alla sinistra riformista in contrapposizione alle ricette retrograde di "una destra pericolosa". Ma studiata anche per farsi perdonare gli errori del passato, ricucire con mondi che si fidavano del Pd e però a un certo punto gli hanno voltato le spalle.

I giovani lavoratori e gli operai, che si sono sentiti traditi dal Job act, la riforma renziana che in nome della flessibilità ha smantellato le garanzie, spianando la strada a contratti più instabili e precari. Gli insegnanti diventati nemici dopo il varo della Buona Scuola. I pensionati che potranno uscire a 63 anni, ma senza penalizzare chi ancora deve entrare. La multiforme galassia della solidarietà, il volontariato e le Ong che salvano i migranti in mare e gli italiani più fragili, cui dar pieno riconoscimento. I ragazzi e gli omosessuali, i più sensibili al tema dei diritti, da estendere con una serie di leggi rimaste incompiute per colpa della destra. Non è l'Agenda Draghi, mai citata e tuttavia non rinnegata. Semplicemente "il nostro programma è stato costruito sulle proposte delle Agorà", rivendica il segretario, "un grande processo di partecipazione che in un anno ha coinvolto 100mila persone".

È dunque l'Agenda del Pd, che supera quell'altra, figlia delle larghe intese. E dimostra una cosa: "Noi abbiamo un'identità solida e salda", che ora però va raccontata casa per casa, quartiere per quartiere. "Se noi parleremo solo ai nostri, la partita non si gioca nemmeno", avverte Letta. "Noi dobbiamo parlare a tutti gli elettori, a cominciare da quelli che non votano da molti anni e dai tanti delusi che, specie nel 2018, ci hanno sanzionato. Dobbiamo convincerli. Spiegargli che solo con noi il Paese si salva, Meloni e Salvini la faranno tornare indietro. Ma noi non lo permetteremo".

È un impegno gravoso e solenne, quello che Letta si assume: "Faremo sì che l'Italia non diventi come l'Ungheria di Orbàn". Uno Stato che sopprime i diritti, delle donne e dei gay; abbassa le tasse a chi ha di più; premia gli evasori con i condoni; cancella solidarietà e integrazione a colpi di nuovi decreti sicurezza. Governato da gente che "se ne frega, credo che nemmeno l'intero debito pubblico possa coprire i costi del loro programma". Un pericolo che tutti devono conoscere, al di qua e al di là delle Alpi. È il motivo per cui anche lui ha registrato un video in tre lingue. Eguale e contrario a quello di Meloni. Per raccontare chi è e cosa vuol fare il Pd, ma soprattutto chi è e cosa vuol fare Fratelli d'Italia. Portatore delle stesse idee e i medesimi obiettivi dei "franchisti di Vox e degli altri alleati dell'estrema destra europea": partiti che "considerano la Ue una minaccia per la sovranità dei loro Paesi, vogliono porre fine all'integrazione europea, si oppongono a qualsiasi progetto federalista dell'Unione. Rappresentano l'ultra-nazionalismo, il negazionismo del cambiamento climatico, sono contro l'immigrazione e la comunità Lgbti".

E siccome "i fatti sono più importanti dei discorsi, questi dicono che al Parlamento europeo la destra non ha mai sostenuto il Next Generation Eu. Non ha mai supportato la creazione di un'Europa della salute, né una maggiore solidarietà verso i paesi più in difficoltà come il nostro". È questa la posta in palio il 25 settembre. È bene che anche gli italiani lo sappiano. Dopo l'avviso di sfratto di Berlusconi a Mattarella, il disegno è ancora più chiaro: "Siamo di fronte a una scelta storica: o si sta dalla parte della Costituzione o dalla parte di chi la vuole stravolgere".