Elezioni, M5S e la grana dei contratti: anche quello di Grillo rischia il taglio
di Lorenzo De Cicco , di Lorenzo De CiccoRischiano tutti, da Beppe Grillo in giù. Questione di aritmetica: i gruppi parlamentari del Movimento 5 Stelle passeranno da 158 eletti (già decurtati gli scissionisti di Luigi Di Maio) a una quarantina. Massimo cinquanta-sessanta se vanno proprio alla grande le elezioni del prossimo 25 settembre. Ecco perché a Campo Marzio da un paio di settimane si inizia a discutere di come rivedere i costi. Dove sforbiciare. Chi sacrificare.
Anche a Grillo potrebbe essere chiesto qualcosa. Lo dicono i numeri, ragiona più di un parlamentare a caccia di bis: ogni deputato e senatore versa (se li versa) 2.500 euro al mese al partito. Solo mille però vanno alla gestione interna, il resto in beneficenza. A conti fatti si tratta di un tesoretto da 480mila euro l'anno, se fossero 40 gli eletti alla prossima tornata legislativa. "Può Beppe da solo prendersene più della metà?", è la domanda che tanti si fanno. Risposta: …
Rischiano tutti, da Beppe Grillo in giù. Questione di aritmetica: i gruppi parlamentari del Movimento 5 Stelle passeranno da 158 eletti (già decurtati gli scissionisti di Luigi Di Maio) a una quarantina. Massimo cinquanta-sessanta se vanno proprio alla grande le elezioni del prossimo 25 settembre. Ecco perché a Campo Marzio da un paio di settimane si inizia a discutere di come rivedere i costi. Dove sforbiciare. Chi sacrificare.
Anche a Grillo potrebbe essere chiesto qualcosa. Lo dicono i numeri, ragiona più di un parlamentare a caccia di bis: ogni deputato e senatore versa (se li versa) 2.500 euro al mese al partito. Solo mille però vanno alla gestione interna, il resto in beneficenza. A conti fatti si tratta di un tesoretto da 480mila euro l'anno, se fossero 40 gli eletti alla prossima tornata legislativa. "Può Beppe da solo prendersene più della metà?", è la domanda che tanti si fanno. Risposta: difficile. Anche se il fondatore, tramite le conoscenze fidate, che fanno da ponte di collegamento con i vertici 5 Stelle, ha fatto capire che lui al ritocco sui 300mila euro pattuiti ad aprile, non ci pensa proprio. Anche se quel contratto per rafforzare la "comunicazione" del M5S era stato siglato quando i parlamentari erano oltre 200. Tra poco saranno meno di un quarto.
Ovviamente se si è al punto da mettere in dubbio l'importo da destinare al fondatore, figuriamoci gli altri. Dopo il boom elettorale del 2018, e nonostante le uscite di questi anni, ancora oggi sono a libro paga del M5S quasi 40 dipendenti tra comunicazione social, video e ufficio stampa. "Ne rimarranno una decina, se va bene 15", pronosticano gli interessati, nel limbo di agosto. Molti speravano nella candidatura di Rocco Casalino al Senato. Per affetto e riconoscenza verso il capo-comunicatore, certo, ma anche perché il suo contratto, confida uno dei sottoposti, "da solo valeva 3 stipendi dei nostri". E invece niente. Casalino resterà il dominus della comunicazione stellata, anche se un taglio al compenso potrebbe toccare perfino lui.
Davanti al ridimensionamento imminente, pochi si sentono sicuri del posto. Di certo nello staff dovrebbe esserci la triade della comunicazione contiana: Casalino, la vice Maria Chiara Ricciuti, stimatissma dall'ex premier, Dario Adamo, asso dei social di Conte dai tempi di Palazzo Chigi. Dovrebbero rimanere in squadra anche i "governativi", da Giorgio Chiesa, portavoce del ministro Stefano Patuanelli, in orbita 5 Stelle dal 2014 (quando li seguiva al Parlamento Ue), a Jacopo Gasparetti, "il più giovane portavoce del governo Draghi" l'ha definito Fortune, in quota Alessandra Todde, vice-ministra e soprattutto vice-presidente del M5S. Altri ci sperano. Qualcuno si rassegna e già pensa a che porta bussare, magari alla Lega. Tra i nomi a rischio, per dire, c'è perfino Giacomo Russo Spena, portavoce e spin doctor del vice-presidente Riccardo Ricciardi e della capogruppo Mariolina Castellone.
Una fetta dei fondi poi andrà ripartita tra gli ex parlamentari, quelli rimasti a casa causa doppio mandato. Da Paola Taverna a Roberto Fico, Conte pensa a incarichi retribuiti nel partito. Anche Vito Crimi dovrebbe essere in lizza per un contratto: dovrebbe continuare a gestire SkyVote, la piattaforma delle consultazioni web tra i militanti. Quella delle Parlamentarie appena concluse, i cui risultati sono attesi tra domani e venerdì.