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Dalla Formula 1 a FdI: la sfida di Fittipaldi, l'ex pilota "benedetto" da Bolsonaro

Emerson Fittipaldi 
Brasiliano di origini italiane, 76 anni a dicembre, vincitore di 14 gp, correrà al Senato per il partito di Meloni
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Se si tratta di corsa al voto, non dovrebbe avere problemi. Emerson Fittipaldi, 76 anni il 12 dicembre, brasiliano con chiare origini italiane (i nonni erano di Trecchina in Basilicata), ha sempre avuto la velocità nel sangue. Figlio di un giornalista sportivo, Wilson Fittipaldi, il giovane Emerson avrebbe voluto correre in moto, ma a 17 anni decise che era meglio raddoppiare le ruote e fare a sportellate con le auto. Scelta azzeccata, forse una delle poche della sua vita, almeno a livello sportivo, dati i pochi successi conquistati (14 gp) di fronte ad un indiscusso talento, visto che in F1 riuscì a conquistare due titoli mondiali, nel 1972 con la Lotus e nel 1974 con la McLaren. Due campionati vinti in maniera netta, per un pilota che in quel momento pareva invincibile, al punto da attirare le attenzioni della Walt Disney e diventare protagonista come Emerlon Fritticaldi nel 1976 di un’avvincente battaglia contro Paperino e Paperoga, i piloti di Zio Paperone. In …

Se si tratta di corsa al voto, non dovrebbe avere problemi. Emerson Fittipaldi, 76 anni il 12 dicembre, brasiliano con chiare origini italiane (i nonni erano di Trecchina in Basilicata), ha sempre avuto la velocità nel sangue. Figlio di un giornalista sportivo, Wilson Fittipaldi, il giovane Emerson avrebbe voluto correre in moto, ma a 17 anni decise che era meglio raddoppiare le ruote e fare a sportellate con le auto. Scelta azzeccata, forse una delle poche della sua vita, almeno a livello sportivo, dati i pochi successi conquistati (14 gp) di fronte ad un indiscusso talento, visto che in F1 riuscì a conquistare due titoli mondiali, nel 1972 con la Lotus e nel 1974 con la McLaren. Due campionati vinti in maniera netta, per un pilota che in quel momento pareva invincibile, al punto da attirare le attenzioni della Walt Disney e diventare protagonista come Emerlon Fritticaldi nel 1976 di un’avvincente battaglia contro Paperino e Paperoga, i piloti di Zio Paperone. In Italia piaceva, lui spesso ricordava le sue origini e da personaggio poteva cavalcare l’onda persino da cartone animato.

Una notorietà che avrebbe potuto raggiungere i massimi livelli se, in omaggio al desiderio dell’avvocato Agnelli, fosse approdato in Ferrari. Ma Fittipaldi, ecco una scelta sbagliata, litigò col vero padrone di Maranello, Enzo Ferrari, e ciò gli pregiudicò una macchina rossa. L’avvocato Agnelli ci aveva già provato nel 1973, in mezzo ai due mondiali, ma la Ferrari non aveva appeal a sufficienza per convincerlo. L’occasione arrivò nell’agosto 1976 dopo l’incidente di Lauda al Nurburgring: Ferrari incontrò Fittipaldi a Maranello, per averlo subito al posto del pilota austriaco, ma Fittipaldi prese tempo: era alla prima stagione da pilota imprenditore, in una scuderia gestita dai parenti e sponsorizzata dalla Copersucar, lo zuccherificio nazionale brasiliano, semmai se ne sarebbe potuto parlare nel 1977. Ferrari se la legò al dito. Agnelli non si arrese, riprovò, ma non ci fu verso: Ferrari a Fittipaldi (brasiliano) preferì Reutemann (argentino) e poi nel suo cuore ormai era comparso Gilles Villeneuve, ingaggiato a partire dal 1978.

L’amore con Maranello non sbocciò mai, la carriera di Fittipaldi iniziò un inesorabile declino, culminato coi debiti accumulati come proprietario di scuderia, macchina orrenda e inglorioso addio alla F1 nel 1982. L’imprenditore aveva fallito, solo il pilota, asso del volante, aveva il potere di restare a galla, cosa che fece, emigrando negli Usa, due trionfi nella 500 Miglia di Indianapolis e un campionato Cart, vittorie capaci di renderlo un mito anche fra gli americani. Ora la nuova scommessa, candidato al Senato per FdI, con la benedizione del suo grande amico, il presidente Bolsonaro. Si corre e lui non ha dubbi: al volante lo hanno sempre battuto in pochi.