Bassolino: “Per riconquistare il suo popolo il Pd parli di futuro non di passato”
di Conchita Sannino , di Conchita SanninoAntonio Bassolino, che campagna elettorale è?
"Non vedo ancora veri contenuti..."
Astratta, brutta? Cosa?
"Lontana, ecco. Lontana dal Paese reale. Lontana dalla vita delle persone. Ma il Pd e il centrosinistra non possono permetterselo".
Bassolino, 75 anni, ultimo sindaco ex comunista di Napoli, già ministro e governatore campano, da cinque anni non ha più la tessera del Pd, "ma sarò sempre uno di sinistra". Dalle (sue amate) Dolomiti guarda alla febbrile vigilia di queste Politiche".
Bassolino, Francesco Piccolo su Repubblica analizza il rischio di un Pd che punti troppo sulla "supremazia etica" per celare una "aridità politica". Votate noi perché noi siamo meglio di quelli.
"Sono molto d'accordo. Assodato che questa campagna d'agosto e queste elezioni politiche a settembre non erano assolutamente nell'interesse dell'Italia e dei cittadini, penso anch'io c…
Antonio Bassolino, che campagna elettorale è?
"Non vedo ancora veri contenuti..."
Astratta, brutta? Cosa?
"Lontana, ecco. Lontana dal Paese reale. Lontana dalla vita delle persone. Ma il Pd e il centrosinistra non possono permetterselo".
Bassolino, 75 anni, ultimo sindaco ex comunista di Napoli, già ministro e governatore campano, da cinque anni non ha più la tessera del Pd, "ma sarò sempre uno di sinistra". Dalle (sue amate) Dolomiti guarda alla febbrile vigilia di queste Politiche".
Bassolino, Francesco Piccolo su Repubblica analizza il rischio di un Pd che punti troppo sulla "supremazia etica" per celare una "aridità politica". Votate noi perché noi siamo meglio di quelli.
"Sono molto d'accordo. Assodato che questa campagna d'agosto e queste elezioni politiche a settembre non erano assolutamente nell'interesse dell'Italia e dei cittadini, penso anch'io che la strategia del Pd deve diventare più propositiva, più centrata sulla realtà delle cose. E ancorata ai problemi, alle difficoltà delle persone. Altrimenti si finisce nell'astrattezza e nel politicismo".
Sbagliato, insomma, puntare sul fascismo e la fiamma tricolore.
"Io punterei moltissimo sull'oggi, e anzi sul domani - molto più che sul fascismo e sul passato. Ma è certamente un lavoro che da parte del Pd doveva essere cominciato, curato e alimentato non nelle ultime settimane, ma negli ultimi anni... ".
Sta dicendo che è tardi?
"La destra ora è in vantaggio, su questo non ci sono molti dubbi. Ma la partita di Letta e del centrosinistra dipende da come si spende questo tempo. Insomma: è la questione sociale la carta d'indentità della sinistra. Da lì bisogna assolutamente partire".
La vicinanza al disagio, ai fragili?
"Alle sofferenze: economiche. sociali e civil . Si parla di Novax come ideologia sbagliata, certo. Ma io comincerei col dire che il Covid ha lasciato enormi danni, e che non sono i bollettini sanitari a dirci se lo abbiamo superato. Dopo la pandemia, abbiamo più forti e più profonde disuguaglianze. Tra ceti sociali. Tra nord e Sud. Tra chi sta meglio di prima e chi è caduto nel precariato più duro. Sono questi contenuti, mi pare, a mancare".
Piccolo coglie anche il paradosso di un Pd sfiancato da un eterno fuoco amico.
"È molto vero. E mi soffermerei su un aspetto, in particolare. Perché c'è il fuoco amico interno tra correnti, tra attivisti, tra aree: chi sta più verso il centro e chi sta più a sinistra del Pd. Ma poi ci sono le parole contrarie di tanti elettori: delusi, insoddisfatti. Che si sentono senza casa. È lì che bisogna lavorare" .
Come?
"In Italia, quello dell'astensione, è per me un partito a tutti gli effetti. Dentro, non c'è solo il distacco, l'indifferenza, o un atteggiamento che una volta definivamo qualunquista. Lì dentro, ora, c'è una scelta, un messaggio da accogliere".
Che appartiene a ceti e generazioni diverse?
"Sì. C'è la volontà di farti arrivare la rabbia o le ferite che ti hanno spinto a non credere più nella politica . E molto del potenziale che può muovere la sinistra dipenderà da quanto si riesce a incidere nell'area enorme di chi oggi volta le spalle".
Ma un veterano nato nel Pci come lei è preoccupato dell'avvento di Meloni e alleati?
"Certo che mi preoccupa. Innanzitutto perché abbiamo davanti un autunno molto problematico e tutto si giocherà sulla credibilità internazionale del nostro Paese. Allora, su questo si deve incalzare il centrodestra: le loro reali idee, le loro relazioni, le scarse affidabilità e competenze su quel fronte. E sono preoccupato anche dalla tenuta delle istituzioni. Che, dopo la primaria questione sociale, dovrebbe essere il secondo grande tema della sinistra".
Pensa al Presidenzialismo, che tanto piace a Meloni?
"All'ipotesi io guardo con interesse, non ho pregiudizi. Ma il tema è: disegnare un quadro non solo coerente, ma costituente intorno al semipresidenzialismo alla francese. Cioé con pesi e contrappesi, in una logica di sistema. Solo allora un diverso assetto istituzionale può diventare un passo avanti, altrimenti si accresce solo il caos. Com'è avvenuto già: perché si è ridotto il numero dei parlamentari e si è tenuta questa pessima legge elettorale. Mancava il quadro. E ora perseverare sarebbe diabolico".
E lo scambio che si profila con l'Autonomia, cui punta la Lega?
"Divisivo, e allarmante. Con la pandemia, le Regioni già hanno già strappato più poteri: allo Stato e ai Comuni, ciò dall'alto e dal basso. Ora c'è bisogno invece di un riequilibrio. La sinistra dovrebbe individuare questi punti e spiegare che si batte per unire di più il Paese, contro chi vuole dividerlo. Con parole chiare. E temi concreti".