Conte contro Letta: “Basta con la nostalgia del governo Draghi”
ROMA - Un mese senza Mario Draghi ma nessuno vuole dimenticarlo, o quasi. Se in questi 30 giorni la maggior parte delle forze politiche si rimpallano la responsabilità della caduta del governo, in una gara per accaparrarsi il primo posto nella classifica dei "draghiani", chi non sembra avere nostalgia del premier uscente pare essere il leader del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte. L'occasione per renderlo noto è sui social, in risposta a un tweet di Enrico Letta con tanto di citazione dalliana: "Caro Enrico, possiamo anche illuderci che con Draghi 'sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno'. Esci dalla nostalgia, la realtà dell'agenda Draghi sono 6 euro in più al mese per i lavoratori a più basso reddito".
Per il leader 5S la colpa del segretario dem è quella di aver ricordato come "esattamente un mese fa Conte, Berlusconi e Salvini facevano cadere un Governo che stava cercando di ridurr…
ROMA - Un mese senza Mario Draghi ma nessuno vuole dimenticarlo, o quasi. Se in questi 30 giorni la maggior parte delle forze politiche si rimpallano la responsabilità della caduta del governo, in una gara per accaparrarsi il primo posto nella classifica dei "draghiani", chi non sembra avere nostalgia del premier uscente pare essere il leader del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte. L'occasione per renderlo noto è sui social, in risposta a un tweet di Enrico Letta con tanto di citazione dalliana: "Caro Enrico, possiamo anche illuderci che con Draghi 'sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno'. Esci dalla nostalgia, la realtà dell'agenda Draghi sono 6 euro in più al mese per i lavoratori a più basso reddito".
Per il leader 5S la colpa del segretario dem è quella di aver ricordato come "esattamente un mese fa Conte, Berlusconi e Salvini facevano cadere un Governo che stava cercando di ridurre le tasse sul lavoro per avere una mensilità in più alla fine dell'anno". Certo, Letta non è il solo ad utilizzare l'agenda Draghi come pilastro della sua campagna elettorale. Da Giovanni Toti e Maurizio Lupi, che si sono definiti "più draghiani dei draghiani" a Carlo Calenda che ha sintetizzato il suo programma elettorale con un inequivocabile "andare avanti con l'agenda Draghi, con il metodo Draghi, avere possibilmente Draghi come presidente del Consiglio", la lista di chi si aggrappa all'inquilino di Palazzo Chigi è lunga.
Ad esempio attorno alla proposta di salario minimo, citata dall'ex banchiere durante il suo ultimo discorso al Senato è un continuo rincorrersi. La si trova nero su bianco nel programma del Partito democratico, in quella dell'alleanza Azione-Italia Viva, la invoca con favore la coppia Sinistra italiana-Europa Verde. L'ha citata anche il capo politico di Impegno Civico, Luigi Di Maio, che la rilancia assieme all'istituzione combinata di un "salario equo".