Ma dove sono finiti i cattolici? Esistono ancora i cattolici in politica? Per la prima volta, dopo quasi ottant'anni, sembra svanita in questa campagna elettorale la loro presenza. Pochissimi, se non nessuno, si presenta in quanto tale. Nel Paese che ospita la sede del Vaticano, che ha avuto per oltre mezzo secolo un partito di maggioranza quasi assoluta dichiaratamente di ispirazione cristiana, è davvero una novità. Per qualcuno una "mancanza". Per altri è forse un'opportunità
Ma in quel che sta accadendo, un ruolo fondamentale lo sta avendo il Pontificato di Francesco. Da tempo, infatti, Bergoglio ha chiesto e ottenuto che non ci fosse alcun coinvolgimento della Chiesa nelle vicende della politica italiana. L'unica trincea è stata solo quella dei valori. E non a caso, anche in questa competizione estiva, il Papa ha dato immediatamente le sue indicazioni: neutralità. La direttiva è partita subito. Non appena …
Ma dove sono finiti i cattolici? Esistono ancora i cattolici in politica? Per la prima volta, dopo quasi ottant'anni, sembra svanita in questa campagna elettorale la loro presenza. Pochissimi, se non nessuno, si presenta in quanto tale. Nel Paese che ospita la sede del Vaticano, che ha avuto per oltre mezzo secolo un partito di maggioranza quasi assoluta dichiaratamente di ispirazione cristiana, è davvero una novità. Per qualcuno una "mancanza". Per altri è forse un'opportunità
Ma in quel che sta accadendo, un ruolo fondamentale lo sta avendo il Pontificato di Francesco. Da tempo, infatti, Bergoglio ha chiesto e ottenuto che non ci fosse alcun coinvolgimento della Chiesa nelle vicende della politica italiana. L'unica trincea è stata solo quella dei valori. E non a caso, anche in questa competizione estiva, il Papa ha dato immediatamente le sue indicazioni: neutralità. La direttiva è partita subito. Non appena la crisi del governo Draghi si è trasformata in elezioni anticipate. Un ordine impartito informalmente ma inderogabilmente. Nessun ruolo della Chiesa. Nessun intervento. Nessuna presa di posizione, se non appunto sui valori. Nemmeno da parte della Conferenza episcopale italiana, presieduta adesso dal Cardinal Zuppi.
Persino sullo slogan leghista "Credo", dalla Santa Sede è arrivato l'invito a non commentare. Né in positivo, né in negativo. Anzi, dinanzi alla richiesta di spiegazioni avanzata da alcuni vescovi, la risposta è stata dettagliata e netta. In passato i rappresentanti della Cei e della Curia papale avevano stigmatizzato l'uso di immagini sacre, come quella della Madonna, da parte di Matteo Salvini. In questo caso l'indicazione "non interventista" si basa sul fatto che sulla forma verbale "Credo" non può essere espressa la medesima valutazione.
Certo, questo orientamento non ha convinto tutti i prelati italiani. In larga parte sorpresi dalla strumentalizzazione del "Credo" e dal riferimento alla preghiera fondamentale dei cattolici. Molti hanno insistito perché ci fosse almeno un chiarimento. La preoccupazione è che ci possa essere una deriva distorta nell'uso della religione, in particolare da parte della destra. Resta il fatto, però, che il Pontefice non vuole nessun tipo di interferenza o di coinvolgimento.
E si tratta di una novità. Al di là della funzione e del peso avuto dalla Democrazia Cristiana almeno fino a 25 anni fa, infatti, i cristiani in politica hanno costantemente svolto una parte decisiva. Anche dal punto di vista culturale. E inevitabilmente il tema sarà discusso al Meeting di Cl che ha preso il via ieri. Con un programma perfettamente equidistante: martedì si confronteranno tutti i leader di partito da Letta a Meloni, da Salvini a Rosato. E il giorno dopo parlerà il presidente del consiglio, Mario Draghi.
Il cambio di marcia della Santa sede, dunque, è abbastanza evidente. Basta ricordare quel che diceva nel 2009 l'allora Pontefice in carica Ratzinger: "Fa parte della vocazione cristiana dei laici credenti prendere parte alla vita sociale, vivere il vangelo in solidarietà con la famiglia umana e in questo modo partecipare all'azione politica". E, riprendendo l'esortazione di Giovanni Paolo II, incoraggiava: "Fedeli laici, giovani e famiglie non abbiate paura di vivere e testimoniare la fede nei vari ambiti della società, nelle molteplici situazioni dell'esistenza umana".
Evidentemente la situazione è cambiata rispetto al precedente pontificato. Eppure solo quattro anni fa quel medesimo incoraggiamento era costantemente richiamato da Curia e Cei. I cattolici, spiegava il segretario di Stato Vaticano Parolin nel novembre del 2018, "non possono sottrarsi all'impegno sociale e politico", se "vogliono essere fedeli al Vangelo". E pochi giorni dopo il cardinal Bassetti, in quel momento presidente "super-bergogliano" della Cei, aggiungeva in un intervista ad Avvenire che sarebbe servita "una grande rete per l'Italia e per un futuro solidale ed europeo". "La Chiesa - precisava - non è un partito politico, non può stare all'opposizione di alcun governo. Ma oggi come ieri resta voce critica". Un "futuro solidale ed europeo".
Parole che in questa fase accompagnerebbero quasi automaticamente la dinamica tra i partiti e l'allarme, presente in diverse diocesi, di un potenziale allontanamento dall'Ue. E che invece ora appaiono appannate. Anche dal punto di vista culturale. Proprio la dimensione su cui insisteva l'ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. E lo faceva sulla base della sua diversa estrazione ideale. Nel 2006, in occasione del primo discorso di insediamento, aveva sottolineato "la convinzione che debba laicamente riconoscersi la dimensione sociale e pubblica del fatto religioso". E più di recente, in occasione di un incontro presso la Fondazione Ratzinger in qualità di presidente emerito, rilevò che "una società giusta, pur non potendo essere opera della Chiesa e dovendo essere realizzata dalla politica, richiede il contributo indispensabile, in Italia e altrove, della Chiesa cattolica". La mancanza di questo contributo è forse dovuto alla strana campagna elettorale "agostana". A settembre le cose cambieranno?