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Meeting di Rimini, la testimonianza del giornalista Aleksandr Archangel'skij: "In Russia anche una poesia contro gli orrori della guerra è reato"

In foto la viceministra degli Esteri Marina Sereni e accanto Maurizio Molinari, direttore di Repubblica al Meeting di Rimini 
Il toccante intervento dello scrittore russo all'incontro con il direttore di Repubblica Maurizio Molinari
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"In Russia persino testimoniare con una poesia contro gli orrori della guerra è reato. Una traduttrice è stata fermata e denunciata per "palese propaganda visiva, perché aveva issato un cartello, perché anche citare Tolstoj è diventato pericoloso. Eppure, di fronte a una guerra atroce, con la politica che fallisce e la scienza messa fuori gioco, puntare sulla cultura non è un'ingenuità. Non è un colpo a vuoto. Anzi, è l'unica via. Forse, quella più efficace, perché va oltre le barriere, può spezzare l'immobilismo che vedo nel mio Paese. Dove un terzo della popolazione non è d'accordo con questo conflitto, ma preferisce derubricare a  episodio locale una grande tragedia, di portata storica". Colpisce al Meeting di Rimini la testimonianza - e l'autonomia, che si paga a caro prezzo, sotto il regime di Mosca - di Aleksandr Archangel'skij, giornalista e scr…

"In Russia persino testimoniare con una poesia contro gli orrori della guerra è reato. Una traduttrice è stata fermata e denunciata per "palese propaganda visiva, perché aveva issato un cartello, perché anche citare Tolstoj è diventato pericoloso. Eppure, di fronte a una guerra atroce, con la politica che fallisce e la scienza messa fuori gioco, puntare sulla cultura non è un'ingenuità. Non è un colpo a vuoto. Anzi, è l'unica via. Forse, quella più efficace, perché va oltre le barriere, può spezzare l'immobilismo che vedo nel mio Paese. Dove un terzo della popolazione non è d'accordo con questo conflitto, ma preferisce derubricare a  episodio locale una grande tragedia, di portata storica". Colpisce al Meeting di Rimini la testimonianza - e l'autonomia, che si paga a caro prezzo, sotto il regime di Mosca - di Aleksandr Archangel'skij, giornalista e scrittore russo ospite dell'incontro su "La forza della libertà e la riconquista della pace", insieme alla viceministra degli Esteri Marina Sereni, al direttore di Repubblica Maurizio Molinari e al vertice di Die Zeit, Giovanni Di Lorenzo.

"Dopo sei mesi di devastanti sofferenze tre elementi sono chiarissimi - sottolinea Molinari - L'invasione russa in Ucraina ha dimostrato un'aggressività che punta a cancellare e a negare l'identità di un popolo, un agghiacciante movente che ritenevamo superato. Il secondo: come mi ha detto Liliana Segre quando abbiamo affrontato di nuovo il tema, ancora una volta tutto questo è dovuto ad un uomo solo al comando, e al suo piccolo gruppo. Perché non è la Russia a volere questo male, noi non siamo in guerra con la Russia. Il terzo: non dobbiamo avere timore di essere al fianco dell'Ucraina, un Paese che ama e vuole difendere ad ogni costo la sua storia, la sua cultura e la sua libertà. Ecco perché sono importanti e meritano ogni ammirazione le coraggiose parole del collega Archangel'skij". Dopo le sollecitazioni di Bernhard Scholz, presidente della Fondazione Meeting, si parte però anche dagli altri conflitti e dalla cooperazione internazionale, nelle parole della viceministra Sereni. "Siamo in una delle più gravi emergenze umanitarie di questi ultimi decenni. La guerra sta continuando, massima attenzione sull'invasione in Russia, ogni sforzo va fatto per portare avanti il negoziato per la pace. Che però non può farci dimenticare o deflettere dall'attenzione verso altre crisi: in Afghanistan, in Siria, nell'Africa sub-sahariana soprattutto. Ci sono poi sfide globali che, pur nello choc della guerra, pretendono una collaborazione sul piano internazionale. Ecco perché dobbiamo rompere la narrazione dell'Occidente contro il resto del mondo, e usare lo strumento della cooperazione persino con quei Paesi che nella crisi ucraina non sono dalla nostra stessa parte di campo". 

Severo, Di Lorenzo, che porta il suo sguardo dalla Germania: "Io non penso che si tratti della guerra di pochi, purtroppo. C'è una comunità russa che o condivide o minimizza questa invasione. Penso che sia difficile da estirpare e da fermare. Ma posso testimoniare che in Germania la reazione è stata di straordinaria solidarietà. Una superpotenza economica che non voleva immischiarsi nei conflitti degli altri si è rivelato un Paese anche più generoso di come si poteva pensare. Lì c'è stata la rievocazione di un trauma che sembrava rimosso: a 800 chilometri da Berlino è tornata la sofferenza della guerra, oltre un milione e 200mila ucraini sono statu ospitati, una grandissima sfida accolta dalla comunità tedesca. E tuttavia non sono ottimista su come affronteremo i mesi a venire: la paura della crisi energetica spaventa molti, non so se siamo attrezzati ad attraversarla".

Lo scrittore  Archangel'skij offre qualche spunto caro all'Italia. "Non sottovalutiamo lo scambio culturale e il dialogo tra comunità. In una Russia in cui anche la Chiesa non lavora per la pace, tanto che il patriarca fa discorsi che sembrano briefing da Ministero della Difesa, voglio ricordare proprio qui in Italia che ha fatto più il Dottor Zivago, romanzo cristiano e filosofico pubblicato in anteprima nel vostro paese nel '57, di tanti discorsi politici. Così come, ancora nel 1957, nasceva a Milano "Russia Cristiana", appena quattro anni dopo la morte di Stalin. Sono solo un letterato, non un politico. Posso solo lavorare con la parola, con le persone". Molinari affronta poi le implicazioni politiche, persino sulla campagna di oggi. "Perché c'è pressione russa sul nostro Paese? Perché la percezione che ha Putin è che l'Italia potrebbe essere il primo Paese della Nato a lasciare l'Ucraina al suo destino, a dire Basta alle armi e alle sanzioni. E questo ci riguarda direttamente. Mai abbiamo avuto interferenze come quelle che stanno avvenendo da parte delle Federazione Russa".

Toccante la lirica di un poeta ucraino, Vasyl'Stus, morto da dissidente, con cui, significativamente, Archangel'skij chiude il suo intervento, definendola "il mio comandamento". Tra agli appalusi scroscianti. "Sopporta, sopporta, la pazienza ti modella. Nessuno ti salverà dalla sventura, nessuno ti sottrarrà al tuo sentiero. E tu stai, lì rimani. Che tu possa percorrere tutto il tuo cammino, verso il paradiso o l'inferno o la prigonia, e che tu possa sopportarlo", dicono i primi versi.