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Maria Falcone: “Mafie ancora forti un errore non candidare Grasso. Schifani? No a ombre nel voto”

Intervista alla sorella del giudice ucciso a Capaci. L’obiettivo della lotta alla criminalità organizzata non può essere solo la caccia a un latitante, ma prevenire gli interessi che ci sono dietro
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“Né ombre né macchie su chi si candida. Se vi sono casi assurdi, vanno denunciati”. Maria Falcone scorre gli elenchi dei candidati alle elezioni e non nasconde la sua sorpresa. Per “un imputato in un processo delicato” in corsa a Palermo, e per un Grasso escluso a Roma, “nonostante abbia fatto della lotta alla mafia la sua fede”. E ai partiti dice: “L’obiettivo della lotta alla mafia non può essere solo la caccia a un latitante, ma prevenire e sventare gli interessi che ci sono dietro”. 

Lei è sempre attenta a cogliere i brutti segnali che possono giocare a favore della mafia. E ora ne avverte e ne segnala uno assai grave alla politica. Qual è questo “segnale pericoloso” che i partiti stanno inviando alla criminalità organizzata? 

“Innanzitutto il silenzio. Nessun partito parla concretamente di lotta alla criminalità organizzata, al di là di…

“Né ombre né macchie su chi si candida. Se vi sono casi assurdi, vanno denunciati”. Maria Falcone scorre gli elenchi dei candidati alle elezioni e non nasconde la sua sorpresa. Per “un imputato in un processo delicato” in corsa a Palermo, e per un Grasso escluso a Roma, “nonostante abbia fatto della lotta alla mafia la sua fede”. E ai partiti dice: “L’obiettivo della lotta alla mafia non può essere solo la caccia a un latitante, ma prevenire e sventare gli interessi che ci sono dietro”. 

Lei è sempre attenta a cogliere i brutti segnali che possono giocare a favore della mafia. E ora ne avverte e ne segnala uno assai grave alla politica. Qual è questo “segnale pericoloso” che i partiti stanno inviando alla criminalità organizzata? 

“Innanzitutto il silenzio. Nessun partito parla concretamente di lotta alla criminalità organizzata, al di là di generici slogan. Nei vari programmi manca proprio il progetto concreto di cosa fare e come muoversi contro le mafie, ed è assente la voglia stessa di contrastarle giusto nel momento in cui, con l’arrivo dei nuovi capitali del Pnrr, sarebbe importantissimo farlo”.  

 

Dal 23 maggio 1992 lei è sempre stata attentissima a tenere lontano la figura di Falcone dalle lotte politiche. Perché Falcone è di tutti e al di sopra di tutto. Ma è coerente con le sue battaglie, candidare alla presidenza della Regione Siciliana, come ha fatto FdI, un politico sotto inchiesta come Schifani? 

“L’ho detto e ripetuto tantissime volte. Quando si scelgono persone che devono essere votate e destinate a un servizio pubblico come la politica, è necessario che su di esse non ci siano né ombre, né tantomeno macchie di qualsiasi genere, proprio perché devono svolgere un’attività pubblica, quindi devono essere un esempio di limpidezza assoluta. È superfluo perfino parlarne”. 

E invece, scorrendo i nomi dei candidati, vede proprio queste ombre?

“Io dico solo che nella nostra Sicilia e nel Sud è importante che chi si candida sia lontano dai centri di potere mafioso. Anche una minima sfumatura, anche la sola ipotesi di un possibile rapporto non è concepibile. Purtroppo in questi trent’anni ho visto scendere in politica persone che non avrei mai voluto vedere coinvolte. Se vi sono casi assurdi, vanno denunciati”. 

Suo fratello chiedeva questo alla politica?

“Io continuo a seguire il modo di essere di Giovanni, che non disse mai di appartenere a un partito. Io ho detto di lui che era di sinistra, ma lui rifuggì sempre dall’essere etichettato perché era convinto che una professione come la sua dovesse essere lontana da qualsiasi possibile contatto o ingerenza con la politica. Tentarono di strattonarlo da una parte o dall’altra, attribuendogli appartenenze che non sono mai state dimostrate. Io l’ho definito un fortissimo berlingueriano. Per questo oggi non voglio coinvolgere il suo nome in una battaglia elettorale”. 

Piero Grasso è, ed è stato, un “falconiano”. Che effetto le fa non vederlo ricandidato?

“Provo una grande disillusione perché Grasso ha dimostrato da magistrato prima e da politico poi di essere sempre coerente e di aver fatto, sin dagli anni del maxi processo, della lotta alla mafia la sua fede”. 

Stanno prevalendo le burocrazie di partito?

“Quello che addolora è che prevalga sempre la nomenclatura del partito piuttosto che le personalità che hanno una storia importante e che hanno dato un rilevante contributo di esperienza”.   

Tutti, a parole, dicono di essere contro la mafia. E il 23 maggio erano con lei Palermo per ricordare Falcone. Perché poi prevale il cinismo della politica sulla coerenza? 

“Questa domanda lei deve farla ai vari segretari di partito, e non a me”. 

In una Sicilia in cui è ancora aperta la caccia a Matteo Messina Denaro non è irresponsabile lanciare un segnale d’indifferenza?

“Dobbiamo renderci conto che nella lotta alla criminalità c’è ancora tantissimo da fare. Oggi Cosa nostra non è piu quella che uccide perché ha capito la lezione del 1992 e del 1993, quindi l’obiettivo non può essere solo la caccia a un latitante, ma prevenire e sventare gli interessi che ci sono dietro”. 

A parte i magistrati in pensione (Cafiero, Scarpinato, Matone, Nordio), nelle liste non c’è neppure una toga ancora attiva. È un bene o un male? 

“Questo non mi dispiace affatto, perché un magistrato che entra in politica rischia di inquinare il suo lavoro. E non lo trovo eticamente corretto”.