Sanzioni, a Rimini riesplode lo scontro fra i leader. Salvini: "Alimentano la guerra". Letta: "Mai cedere ai ricatti di Putin"
dalla nostra inviata Conchita SanninoRIMINI - Vicini solo sul palco, per quei centoventi lunghi minuti di forzata tregua. Ma è qualche minuto prima del pubblico incontro tra i sette leader nazionali, al Meeting di Rimini, che su Russia e sanzioni riesplode lo scontro tra Enrico Letta e Matteo Salvini. Col "capitano" leghista che spara contro quella scelta, rivelatasi per lui addirittura in grado di "alimentare la guerra". E il numero uno del Nazareno che, a breve distanza, obietta: "Mai cedere ai ricatti di Putin". Mentre il premier uscente Mario Draghi alla Conferenza per la Crimea afferma: "L'Italia continuerà a sostenere l'Ucraina".
Sono scintille di realtà che, nelle due ore successive, saranno tenute a freno dal clima del dibattito sul "bene comune": dove si cerca di mettere insieme e interrogare i big di tutti i maggiori partiti. Oltre a Letta e Salvini, quest'anno arriva per la prima volta dal vivo la leader FdI Giorgia M…
RIMINI - Vicini solo sul palco, per quei centoventi lunghi minuti di forzata tregua. Ma è qualche minuto prima del pubblico incontro tra i sette leader nazionali, al Meeting di Rimini, che su Russia e sanzioni riesplode lo scontro tra Enrico Letta e Matteo Salvini. Col "capitano" leghista che spara contro quella scelta, rivelatasi per lui addirittura in grado di "alimentare la guerra". E il numero uno del Nazareno che, a breve distanza, obietta: "Mai cedere ai ricatti di Putin". Mentre il premier uscente Mario Draghi alla Conferenza per la Crimea afferma: "L'Italia continuerà a sostenere l'Ucraina".
Sono scintille di realtà che, nelle due ore successive, saranno tenute a freno dal clima del dibattito sul "bene comune": dove si cerca di mettere insieme e interrogare i big di tutti i maggiori partiti. Oltre a Letta e Salvini, quest'anno arriva per la prima volta dal vivo la leader FdI Giorgia Meloni - accolta con un calore forse superiore al previsto, è lei a vincere la sfida certo superficiale ma comunque indicativa dell'applausometro - e poi Antonio Tajani per Fi, Ettore Rosato per Iv, Luigi Di Maio per Ic. (Ci sono tutti tranne uno, manca infatti il leader dei 5S Giuseppe Conte, come lui non ha mancato di far notare polemicamente: l'ex premier c'era, l'anno scorso, dove fu accolto nell'analogo dibattito organizzato sempre dal Gruppo interparlamentare guidato da Maurizio Lupi e dal presidente della Fondazione per la Sussidiarietà Giorgio Vittadini).
Dunque, il vero scontro su Russia e sanzioni si sviluppa prima che si accendano le luci delle telecamere. "Guardiamo i numeri: le sanzioni colpiscono più i paesi sanzionatori e la Russia sanzionata". Se le sanzioni colpiscono di più chi le fa, mentre avvantaggiano chi le subisce, allora alimentano la guerra anziché favorire la pace", teorizza il vertice del Carroccio. "La Russia vende a prezzo più alto e ci guadagna, mentre noi e gli altri Paesi europei ci rimettiamo", aggiunge Salvini. Contestato, poco dopo, dal leader dem, Enrico Letta. "Le sanzioni alla Russia sono una scelta europea. Putin sta ricattando l'Italia e l'Europa e al ricatto non si risponde col cedimento", puntualizza subito il vertice del Nazareno. Più accorto Tajani, che prova a pattinare, tra una posizione e l'altra: "Per il momento non vanno tolte, finché non si arriva ad una conclusione della guerra. Ma non possono essere eterne: bisogna far capire alla Russia che la violazione del diritto internazionale provoca una reazione internazionale".
Il leader Pd è invece netto, pur consapevole dello scenario che si prepara e della convergenza su cui bisognerà lavorare: "Autunno e inverno saranno molto più complessi di quanto pensavamo, bisogna far salire il livello di interventi - spiega ancora Letta - E sulle sanzioni le scelte vanno prese insieme con i nostri alleati. La cosa peggiore da fare sarebbe dare segni di cedimento a Putin, cambiare linea significherebbe darla vinta a Putin", sottolinea.
È solo l'ennesimo duello tra i due big degli opposti schieramenti sulle conseguenze legate alla guerra, e sulle risposte da opporre alla tragica vicenda dell'invasione in Ucraina. Le opacità emerse nel corso dei mesi scorsi dal centrodestra, anche nelle relazioni tra Salvini e aree della diplomazia legata alla Russia, si intrecciano con la opposta valutazione sul peso e l'utilità delle sanzioni economiche imposte a Putin. Mentre la campagna elettorale deve affrontare, a valle, preoccupazioni ed enormi difficoltà che gravano sui cittadini per il caro bollette.