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Calenda: “Draghi? Anche nel centrodestra c’è chi lo vuole ancora”

(ansa)

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Magari qualche "infiltrato" in quell'alleanza si sfilerà dopo il voto. È un errore l'obbligo scolastico all'asilo
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ROMA - "L'agenda Draghi non è un sogno, come diceva quello, è una solida realtà. Perché è davvero solida". Parola di Carlo Calenda, ospite ieri di Metropolis, il talk web del gruppo Gedi. Nei corridoi di Repubblica rivela anche quale sia la speranza del Terzo Polo: che nelle liste del centrodestra sopravviva una truppa di "infiltrati", parlamentari che si sfilino dal blocco sovranista dopo il voto. È così? "Magari! - risponde il leader di Azione - Se li conoscete, datemi il numero, così li chiamo". Poi si fa serio: "Di certo molti del centrodestra, non nelle interviste ovviamente, dicono di essere assolutamente convinti che dopo le elezioni Draghi sia la persona migliore per continuare a guidare il Paese. Per ora lo dicono sottovoce".

Sarebbe il suo sogno: maggioranza Ursula. Il perimetro qual è?
"Fuori Fratelli d'Italia e M5S".

Quindi la Lega di Salvini s&igr…

ROMA - "L'agenda Draghi non è un sogno, come diceva quello, è una solida realtà. Perché è davvero solida". Parola di Carlo Calenda, ospite ieri di Metropolis, il talk web del gruppo Gedi. Nei corridoi di Repubblica rivela anche quale sia la speranza del Terzo Polo: che nelle liste del centrodestra sopravviva una truppa di "infiltrati", parlamentari che si sfilino dal blocco sovranista dopo il voto. È così? "Magari! - risponde il leader di Azione - Se li conoscete, datemi il numero, così li chiamo". Poi si fa serio: "Di certo molti del centrodestra, non nelle interviste ovviamente, dicono di essere assolutamente convinti che dopo le elezioni Draghi sia la persona migliore per continuare a guidare il Paese. Per ora lo dicono sottovoce".

Sarebbe il suo sogno: maggioranza Ursula. Il perimetro qual è?
"Fuori Fratelli d'Italia e M5S".

Quindi la Lega di Salvini sì?
"Lo faranno fuori tre minuti dopo le elezioni".

Ieri Draghi ha ribadito che una sua agenda non c'è, al massimo dei principi... Era un commiato?
"Per niente, anzi ha detto di andare avanti con l'agenda repubblicana. Non ha fatto un discorso da algido banchiere, ma molto politico. Per me un'agenda Draghi c'è, che è completare il Pnrr, non fare scostamenti di bilancio a cavolo e fare le cose che ha detto nel discorso sulla fiducia. E certo doveva dire che l'Italia resterà in piedi, il problema è come ci resta. Se ci ritroveremo in un'impasse, senza una maggioranza chiara, sarà inevitabile continuare con lui. I primi a rompere con Meloni saranno Berlusconi e Salvini. Non abbiamo perduto Draghi".

Col premier vi sentite?
"Ogni tanto ci scambiamo un messaggio, ma solo per parlare di energia, perché ho fatto il ministro dello Sviluppo. Lui risponde sempre, molto cortesemente. Ma non ho mai chiesto di essere ricevuto, odiavo quelli che andavano lì a farsi la foto".

Come Salvini?
"Pensiamo alla quantità di cretinate che sta dicendo in questa campagna elettorale... se qualcuno ancora lo vota credendogli ha dei problemi. Di Meloni mi colpisce una cosa: sui rigassificatori, se uno compara il programma di FdI con quello di Fratoianni e Bonelli è molto simile. Anche sulle nazionalizzazioni. Sulle pensioni invece il programma di Fratoianni è simile a quello di Salvini. Sono le due ali del populismo".

Cosa rischia il Paese con la destra al governo?
"Un gigantesco caos. La destra in tutto il mondo ha un messaggio che, a parte le buffonate sul patriottismo delle sagre, è: fate quello che vi pare. Dal fisco alla pandemia. I pericoli sono chiari. Noi andremo in recessione il prossimo anno, l'aiuto della Bce sarà condizionato al Pnrr. Siamo gli unici che dicono: vogliamo andare avanti col Pnrr, di cui va completato l'85% degli obiettivi. Non è il momento di raccontare un sogno, ma della serietà. Ogni euro in più va speso sulla sanità e sulla scuola".

Macron ha spiegato che è finita l'era dell'abbondanza e della spensieratezza. Da noi potrebbe dirlo solo Draghi?
"Ma no, non dobbiamo appaltare il lavoro della politica a qualcun altro, lo dobbiamo fare noi, i politici. E se gli italiani non lo capiranno, tornerò a fare il manager. Ma credo che serva un'agenda di buonsenso, che rimetta in piedi il Paese. La stessa agenda che portano avanti popolari e socialdemocratici in Europa".

È d'accordo con Letta quando dice che l'obbligo scolastico va esteso dall'asilo ai 18 anni?
"L'obbligo fino a 18 anni è nel nostro programma. Ma che uno sia obbligato a mandare il figlio all'asilo non si può sentire. Ma perché? Anche quando Letta dice "tetto nazionale" al prezzo del gas dice una cosa destituita di ogni fondamento perché il giorno dopo il gas va da un'altra parte".

Che propone?
"Le bollette oggi sono molto alte perché il prezzo del gas è molto alto. Eppure noi produciamo solo il 40% dell'energia dal gas. Ma le rinnovabili sono indicizzate al prezzo del gas. Va sganciata la parte non gas dal gas, in modo che la mediazione porti a un dimezzamento del prezzo. Questo l'Italia può farlo da sola".

Con Renzi è solo un cartello elettorale o nascerà un nuovo soggetto politico dopo il voto?
"Sarà così. Faremo i gruppi parlamentari insieme e lanceremo dal 2 settembre un'iniziativa per riunire non solo Iv e Azione ma tutti quelli che si riconoscono in un'area liberale, popolare e riformista. Dobbiamo costruire un Partito per la Repubblica. Putroppo non possiamo chiamarlo partito repubblicano. Ma le porte rimangono aperte per Cottarelli, Bonino o Giorgetti".

A Roma però Bonino la sfiderà all'uninominale...
"Non è una sfida che mi eccita, avrei preferito Provenzano. Lei si è fatta strumentalizzare facendosi candidare lì".

È in imbarazzo per Modestino D'Angelo, la professoressa "orsiniana" candidata in Campania con Azione o per Guido Garau, che corre in Sardegna e che criticava Draghi?
"In Sardegna c'è un signore liberal-progressista, che ha detto che non dobbiamo avere la dittatura dello spread, non è un pericoloso rivoluzionario. Non possiamo essere tutti omologati. Per la Campania la cosa è seria. La professoressa è stata proposta dal territorio. Mi sono assunto la responsabilità di questo errore. Ormai resta in lista, ma non si occuperà di poltica esterà, lo farà invece il generale Camporini. Purtroppo oggi devi controllare non solo il casellario ma i social fino al 1995...".