Hanno tutti ragione | Il fattore D
di Stefano Cappellini , di Stefano CappelliniQuanto peserà Draghi in campagna elettorale? E per chi voteranno gli elettori che hanno mal digerito la sua caduta prematura? Domande che non hanno una risposta certa, ma che tornano centrali dopo l’intervento del presidente del Consiglio al Meeting di Rimini. Un intervento misurato, come nello stile del personaggio, tuttavia zeppo di riferimenti e messaggi sui rischi che il Paese corre nella nuova stagione. Il fatto che a tributargli una standing ovation sia stata la stessa platea del Meeting che ieri si è più volte spellata le mani per Giorgia Meloni testimonia che la faccenda è più ingarbugliata di quanto vogliano credere i dogmatici dell’agenda omonima. Sicuramente la chiarezza con cui Draghi ha squadernato le sfide che attendono il Paese non può che aver acuito in molti il rammarico di dover affrontare almeno un paio di mesi in una situazione di stallo politico e con molti partiti impegnati a rimuovere i problemi anziché…
Quanto peserà Draghi in campagna elettorale? E per chi voteranno gli elettori che hanno mal digerito la sua caduta prematura? Domande che non hanno una risposta certa, ma che tornano centrali dopo l’intervento del presidente del Consiglio al Meeting di Rimini. Un intervento misurato, come nello stile del personaggio, tuttavia zeppo di riferimenti e messaggi sui rischi che il Paese corre nella nuova stagione. Il fatto che a tributargli una standing ovation sia stata la stessa platea del Meeting che ieri si è più volte spellata le mani per Giorgia Meloni testimonia che la faccenda è più ingarbugliata di quanto vogliano credere i dogmatici dell’agenda omonima. Sicuramente la chiarezza con cui Draghi ha squadernato le sfide che attendono il Paese non può che aver acuito in molti il rammarico di dover affrontare almeno un paio di mesi in una situazione di stallo politico e con molti partiti impegnati a rimuovere i problemi anziché pensare a come risolverli. Resta la curiosità di scoprire come Draghi gestirà i prossimi passaggi pubblici prima del voto: anche una mezza parola potrebbe pesare nella scelta di tanti elettori.
La rivoluzione avanzata
Ci hanno provato con Ingroia, prima che l’ex pm e improbabile candidato premier si desse al rossobrunismo spinto e alle grane giudiziarie di Gina Lollobrigida. Ci hanno riprovato con l’incolpevole Tsipras perché, non trovandosi leader italiani, l’unica era affidarsi al mercato estero. Ora ciò che resta della sinistra radicale italiana ha messo in piedi un altro cartello elettorale con un pugno di sigle e siglette e si è affidata a Luigi de Magistris, a riprova che la disperazione è un motore più potente dell’esperienza. Dentro Unione popolare ci sono Rifondazione comunista, Potere al popolo, qualche transfuga ex M5S, che non manca ad alcuna lista, e soprattutto DeMa, il partito personale di de Magistris, riconoscibile dalle iniziali come sulla camicia sartoriale, anche se sul simbolo elettorale, ovviamente, il nome è scritto per esteso. “Unione popolare batte il colpo della rivoluzione che avanza”, dice l’ex pm. Potrebbe avere ragione, tutto sta a dare il giusto significato, tra i due possibili, al verbo avanzare.
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