✕

Le mani della destra sulle grandi partecipate: così Meloni prepara il risiko delle nomine

Ascolta l'audio

La leader di FdI punta a dare un segnale di cambiamento ma esclude ribaltoni. La stima verso Descalzi di Eni e Scannapieco di Cdp. Da Bankitalia alla Rai, le ipotesi al vaglio del centrodestra.
3 minuti di lettura

Lei, Beatrice Venezi, la giovane musicista con esperienza internazionale che a maggio ha chiuso la convention nazionale di Fdi a Milano, ha già firmato il contratto per la guida artistica della fondazione Taormina Arte. Un incarico che, al di là dei meriti, ha un chiaro imprinting politico: arriva da un’amministrazione, la Regione Sicilia, governata da Nello Musumeci, un esponente di Fratelli d’Italia che del partito con la fiamma nel simbolo è capolista al Senato. E la nomina è stata fatta senza neppure consultare né informare Mario Bolognari, sindaco del Comune di Taormina che detiene il 50 per cento delle quote della fondazione.

Bolognari, dopo lo sgarbo, ha annunciato che intende far uscire il Comune da Taormina arte. Potrebbe sembrare un caso locale, ma non lo è. Se è vero che pure il vicesegretario del Pd, Peppe Provenzano, sente l’esigenza di censurare la designazione, che peraltro arriva all’indoma…

Lei, Beatrice Venezi, la giovane musicista con esperienza internazionale che a maggio ha chiuso la convention nazionale di Fdi a Milano, ha già firmato il contratto per la guida artistica della fondazione Taormina Arte. Un incarico che, al di là dei meriti, ha un chiaro imprinting politico: arriva da un’amministrazione, la Regione Sicilia, governata da Nello Musumeci, un esponente di Fratelli d’Italia che del partito con la fiamma nel simbolo è capolista al Senato. E la nomina è stata fatta senza neppure consultare né informare Mario Bolognari, sindaco del Comune di Taormina che detiene il 50 per cento delle quote della fondazione.

Bolognari, dopo lo sgarbo, ha annunciato che intende far uscire il Comune da Taormina arte. Potrebbe sembrare un caso locale, ma non lo è. Se è vero che pure il vicesegretario del Pd, Peppe Provenzano, sente l’esigenza di censurare la designazione, che peraltro arriva all’indomani di un no di Venezi a una candidatura in quota Fdi alle Politiche. “Nomine usate come strumento di campagna elettorale. Donne – afferma Provenzano - che non entrano nelle liste e in cambio occupano ruoli pubblici in spregio alle regole e al buon senso. La cultura usata come palcoscenico per gli amici di Fdi. Di questa destra non preoccupa soltanto il passato ma il presente e il futuro, se andasse al governo con questo uso spregiudicato del potere. Ecco perché dobbiamo vincere noi”.

Quel che è certo è che da diverse settimane ormai, da quando è caduto Draghi, in casa Fdi si guarda con attenzione anche alle cariche pubbliche in scadenza, al cui rinnovo dovrà provvedere il prossimo governo. La più importante è quella di governatore di Bankitalia: qualcuno, prima che ci fosse la crisi di governo, aveva ipotizzato le dimissioni di Ignazio Visco con un anno d’anticipo sul termine naturale del mandato (fine 2023) in modo da sottrarre a un eventuale governo di centrodestra la proposta del nuovo vertice di via Nazionale.

Le elezioni anticipate hanno spazzato via pure i boatos e toccherà dunque al futuro premier di centrodestra, se questa coalizione vincerà, indicare il successore di Visco. È una partita che si intreccia con quella per il futuro ministro dell’Economia: il preferito di Giorgia Meloni è Fabio Panetta, oggi componente del board della Bce. Un nome che in questo momento la leader di Fdi mette davanti ad altri possibili, quali Giulio Tremonti e Maurizio Leo, responsabile economico del suo partito. Ma Panetta potrebbe optare proprio per il ruolo di governatore della Banca d’Italia, e anche in questo caso – pare – non mancherebbe la benedizione della presidente di Fratelli d’Italia.

Nella prossima primavera scadrà il mandato dei manager delle grandi partecipate: Eni, Enel, Poste, Terna, Leonardo, Enav. Il centrodestra, se andrà al governo, vorrà dare un segnale di cambiamento. Ma sembra da escludere un ribaltone. Ci sono due figure, in particolare, molto stimate da Giorgia Meloni: quelle di Claudio Descalzi, ad di Eni, e di Matteo Del Fante, alla guida di Poste. Descalzi, peraltro, è stato un applaudito ospite dell'edizione 2021 di Atreju, la manifestazione della destra giovanile.

Descalzi e Delfante sono due dirigenti che dovrebbero viaggiare verso una conferma. Più incerto il futuro degli altri manager. Un altro profilo che riscuote gradimento, negli ambienti meloniani, è quello di Dario Scannapieco, nominato da governo Draghi neanche un anno e mezzo fa al timone di Cassa depositi e prestiti. Un ruolo chiave, Cdp, può avere in partite chiave come quella di Ita, sulla cui privatizzazione Meloni ragiona non senza perplessità. Altri nomi in ascesa quelli dell’amministratore delegato del Credito Sportivo, Andrea Abodi. E non è da escludere l’ingresso nel grande giro delle nomine del vicepresidente di Veronafiere Matteo Gelmetti, che fa parte del comitato scientifico della fondazione Fare futuro.

C’è infine la grande battaglia della Rai. Anche in questo caso, il centrodestra non è intenzionato a dare il senso di una immediata rivoluzione, Ma chiederebbe a Carlo Fuortes, attuale ad, una svolta netta nei palinsesti e nei tg. Toccherebbe a Fuertes una valutazione. Se dovesse farsi da parte, si provvederebbe a una sostituzione. Ma la Rai meloniana, se ci sarà, avrà volti riconoscibili: in primis quello di Gennaro Sangiuliano, che dal Tg2 potrebbe passare al telegiornale della rete ammiraglia, il Tg1. Per il Tg2, al posto di Sangiuliano, circolano i nomi di due donne in quota Lega, Angela Mariella, direttrice di Isoradio, o Grazia Graziadei, vice al Tg1.

Un altro nome gradito a FdI è Nicola Rao, altro vicedirettore del Tg1, che potrebbe essere promosso al vertice dei tg regionali. Angelo Mellone, iper meloniano, si prenderebbe il Day Time. Quanto ai conduttori e agli anchorman, Fdi sogna il ritorno di Massimo Giletti, mentre la Lega sponsorizza Maria Giovanna Maglie. Ancora un mese alle elezioni, ma il centrodestra è già pronto al risiko delle nomine.