Il gas vola a 321 euro. Si studia nuovo dl Aiuti per salvare le imprese
di Lorenzo De Cicco , Serenella Mattera , di Lorenzo De Cicco, Serenella MatteraROMA - L'ultima fiammata del prezzo del gas costringe la politica a sterzare, a mettere il tema al centro della campagna elettorale: 321 euro al megawattora alla Borsa di Amsterdam. Ennesimo record. Un anno fa si scambiava a 26. L'impatto previsto sulle bollette è da brividi. Carlo Calenda di prima mattina dà una scorsa ai futures e chiede una sorta di moratoria, uno stop di un giorno alla campagna elettorale. L'appello a tutti i leader è di "sedersi attorno a un tavolo per supportare il piano del governo, rigassificatore incluso, e un eventuale scostamento di bilancio". Obiettivo: evitare "uno tsunami nazionale". L'uscita non riesce a cementare i blocchi. Anzi, Matteo Salvini replica ruvido: "Lo stop? Calenda sa che ha già perso". Giuseppe Conte fa humour: "Carlo, vedo che la campagna elettorale ti ha svegliato!". Mentre il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, chiede al governo di intervenire ra…
ROMA - L'ultima fiammata del prezzo del gas costringe la politica a sterzare, a mettere il tema al centro della campagna elettorale: 321 euro al megawattora alla Borsa di Amsterdam. Ennesimo record. Un anno fa si scambiava a 26. L'impatto previsto sulle bollette è da brividi. Carlo Calenda di prima mattina dà una scorsa ai futures e chiede una sorta di moratoria, uno stop di un giorno alla campagna elettorale. L'appello a tutti i leader è di "sedersi attorno a un tavolo per supportare il piano del governo, rigassificatore incluso, e un eventuale scostamento di bilancio". Obiettivo: evitare "uno tsunami nazionale". L'uscita non riesce a cementare i blocchi. Anzi, Matteo Salvini replica ruvido: "Lo stop? Calenda sa che ha già perso". Giuseppe Conte fa humour: "Carlo, vedo che la campagna elettorale ti ha svegliato!". Mentre il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, chiede al governo di intervenire rapidamente, anche con un tetto al prezzo "nazionale" e non europeo.
Il dibattito quantomeno fa venire a galla il flipper di contraddizioni a destra e sinistra, perfino all'interno degli stessi partiti, a cominciare da FdI. Che va in cortocircuito sul nuovo rigassificatore di Piombino, da attivare entro primavera per non sprecare i 5 miliardi di Gnl già comprati dal governo e soprattutto perché senza quello sbocco il Paese va in emergenza. "Noi siamo a favore del rigassificatore" a Piombino, dice in tv, su La7, Ignazio La Russa, "il problema dell'autonomia energetica è prioritario. Glielo dirò al sindaco". Cioè Francesco Ferrari, sempre di FdI, che a stretto giro ricorda di non volerne sapere. A quel punto La Russa precisa: "Nel caso di Piombino il governo è stato mal consigliato dal Pd, non ha approfondito le possibili alternative". Per paradosso, come un pezzo di FdI, è contro il rigassificatore di Piombino anche Sinistra Italiana. E lo ha ribadito ieri, ospite di Metropolis (Gedi), pure il leader dei Verdi, Angelo Bonelli. Il Pd tenta una mediazione interna alla coalizione per bocca di Andrea Romano, che ha proposto di sottoporre il rigassificatore a una nuova "valutazione di impatto ambientale accelerata". Mossa accolta con favore da Fratoianni. A proposito di contraddizioni, anche la Lega, direttamente con Salvini, sembra smarcarsi dalle ambiguità di FdI: "Tutti gli impianti che sono bloccati dalla burocrazia vanno liberati". Sullo stesso chiodo batte Forza Italia: "La realizzazione di rigassificatori non è più rinviabile", rimarca Alessandro Cattaneo.
Oltre a Confindustria, anche la politica chiede al governo di intervenire. "Un decreto subito", dice Enrico Letta, anche con un price cap nazionale. Fronte Lega, Giancarlo Giorgetti è convinto che in assenza di un intervento Ue, non si possa evitare lo scostamento di bilancio. Anche perché, come sottolinea Confcommercio, rischiano di chiudere 120mila aziende solo nel terziario, 370mila posti di lavoro in fumo. Fim-Cisl e Fiom-Cgil temono la catastrofe occupazionale nel metalmeccanico. Abbastanza da indurre l'esecutivo, che la prossima settimana dovrebbe presentare il piano di risparmi energetici cui lavora Roberto Cingolani, a valutare un nuovo decreto Aiuti, a neanche un mese dal provvedimento da 15 miliardi del 4 agosto. Ieri il viceministro al Mef (dimaiano) Laura Castelli ha annunciato che "ci sono i margini per un nuovo a decreto a giorni". Ne avrebbero discusso anche Cingolani e il ministro Daniele Franco. Tra le misure potrebbero esserci, oltre alla proroga del taglio di accise sulla benzina (scade il 20 settembre), il rinnovo dei crediti d'imposta per le imprese rifinanziati solo fino al 30 settembre, più la vendita di pacchetti di energia a prezzi calmierati. FdI ci spera. Maurizio Leo dice che i crediti d'imposta con la legge di bilancio del nuovo governo "andranno resi strutturali" ma intanto "ben venga se l'esecutivo torna a intervenire". Il tema però è dove trovare risorse (almeno 10 miliardi), anche perché Draghi non ha alcuna intenzione di avallare uno scostamento. Sul possibile decreto a Palazzo Chigi si registra quindi grande prudenza: si deciderà se e come agire solo alla luce di un quadro completo. Difficile farlo, secondo una fonte del Mef, prima dell'aggiornamento del Def, a fine settembre. Ma i partiti vogliono far prima, magari con un emendamento al decreto aiuti di agosto, che entro il 15 va convertito in Parlamento.