Abolire i jet privati che inquinano, da dove nasce la proposta dei rossoverdi per il clima
di Matteo Pucciarelli , di Matteo PucciarelliLa proposta in realtà non la si trova inserita nel programma elettorale, ma poco importa: oggi bastano i social. E così la card dell'Alleanza verdi sinistra, con in primo piano un jet in volo tra le nuvole e la scritta 'abolizione dei jet privati', è diventata oggetto di discussione - e in qualche caso ironie - nel giro di poche ore. A qualcuno la mente è volata subito al 2007, quando Rifondazione comunista diede alle stampe un manifesto con uno yacht al largo e la citazione rivista del titolo di un film, "Anche i ricchi piangano". C'era la finanziaria da varare e il Prc sosteneva il secondo governo Prodi, appeso ai voti dei moderati: scoppiò un putiferio.
Ma tornando al presente, la premessa tecnica è che questo tipo di mezzi di trasporto, un lusso per pochi, sono super inquinanti. Secondo uno studio pubblicato due anni fa sulla rivista scientifica Global Environmental Change, in un'ora un solo jet pu&ogra…
La proposta in realtà non la si trova inserita nel programma elettorale, ma poco importa: oggi bastano i social. E così la card dell'Alleanza verdi sinistra, con in primo piano un jet in volo tra le nuvole e la scritta 'abolizione dei jet privati', è diventata oggetto di discussione - e in qualche caso ironie - nel giro di poche ore. A qualcuno la mente è volata subito al 2007, quando Rifondazione comunista diede alle stampe un manifesto con uno yacht al largo e la citazione rivista del titolo di un film, "Anche i ricchi piangano". C'era la finanziaria da varare e il Prc sosteneva il secondo governo Prodi, appeso ai voti dei moderati: scoppiò un putiferio.
Ma tornando al presente, la premessa tecnica è che questo tipo di mezzi di trasporto, un lusso per pochi, sono super inquinanti. Secondo uno studio pubblicato due anni fa sulla rivista scientifica Global Environmental Change, in un'ora un solo jet può produrre due tonnellate di anidride carbonica, ossia l'obiettivo di impronta carbonica annuale totale pro capite per rispettare gli accordi sul clima di Parigi. Per i velivoli elettrici ci vorrà forse il 2050, nel frattempo c'è la possibilità di utilizzare i carburanti Saf, sono meno inquinanti ma hanno dei prezzi molto alti.
In casa rossoverde l'idea di lanciare questa proposta-provocazione è arrivata da un gruppo di ricercatori riuniti attorno all'account social "Jet dei ricchi" e che, esattamente come sta accadendo in Francia con 'I fly Bernard', monitora i viaggi di questi velivoli e ne calcola l'impatto ambientale. Tra una decina di giorni sarà pronto un paper che entra nel dettaglio della questione ma comunque considerato che "pochissimi li usano, non portano benefici alla società ed emettono moltissimo" il tema era già entrato nell'agenda climatica dei Fridays for Future. Del grande impatto sull'ambiente dei jet privati, perlomeno in proporzione con altri mezzi, i giornali internazionali parlano da tempo e con una certa preoccupazione: Washington Post ("Celebrities use private jets excessively. It's a climate nightmare", un incubo climatico), Guardian, Time, Bbc, Reuters.
"Stiamo parlando di beni e servizi assolutamente superflui - dice Eleonora Evi, eurodeputata e co-portavoce di Europa verde - In un contesto come quello attuale, giustizia climatica significa rinunciare a lussi per pochi che impattano sulla vita di molti". Secondo un altro dossier a cura di Transport & Environment, in Europa l'otto per cento dei voli sono business jet, quasi uno su dieci, e rappresentano circa il due per cento delle emissioni dell'aviazione. Sembra poco in termini assoluti ma è molto in termini pro capite per passeggero. La stima è che la 'carbon intensity' per viaggiatore sia dieci volte più alta rispetto a quella dell'aviazione civile e ben 50 volte di più rispetto ad un treno ad alta velocità.
Dopodiché abolirli d'ufficio è un po' difficile ed Evi ammette che la proposta messa così ha più che altro ragioni di impatto mediatico e simbolico. "Se poi domani i ricconi dovessero acquistare jet che vanno a idrogeno e non inquinano, non sarebbe mica un problema...", dice. Ma quanti sono questi jet in Italia? Il deputato Luigi Marattin di Italia viva fa notare che nel nostro Paese ce ne sono solo 133. Che insomma si sta parlando di numeri irrisori. Il numero però è riferito ai soli velivoli registrati fiscalmente. Come tutti i beni mobili di lusso, molti dei jet privati utilizzati in Italia sono registrati fiscalmente in Paesi più vantaggiosi come Malta, Svizzera, San Marino, Lussemburgo. Quello utilizzato da Fedez e Chiara Ferragni, ad esempio, è immatricolato in Serbia. Come raccontava Repubblica sei mesi fa, nel 2021 i voli privati hanno registrato un incremento del 58 per cento rispetto al 2020, 129 mila in tutto con in testa gli aeroporti di Linate e Malpensa. Solo a Milano ci sono stati picchi di oltre 160 movimenti giornalieri durante gli eventi di moda e design. I jet con 'targa' italiana saranno pure pochi, ma nei cieli invece ne girano parecchi.
Tornando alla proposta di Europa verde e Sinistra Italiana, si tratterà per caso di invidia sociale da "cocomeri", verdi fuori e rossi dentro? Un particolare interessante è che in Francia il governo centrista e moderato guidato da Emmanuel Macron - che fa parte della stessa famiglia europea di Marattin, ovvero Renew - sta pensando di intervenire proprio sulla questione. Più regole e meno libertà per questo tipo di voli appannaggio di una minoranza perché la faccenda "sta diventando il simbolo di uno sforzo a due velocità per combattere il cambiamento climatico", riprendendo le parole del ministro francese ai Trasporti Clément Beaune a Le Parisien. L'account "I Fly Bernard" menzionato prima, per dire, ha calcolato che in un mese l'aereo personale del facoltoso imprenditore Bernard Arnault ha causato una quantità di emissioni di gas serra pari a quelle prodotte da un cittadino francese medio in 17 anni. Tutto per viaggi da 300-400 chilometri, che si sarebbe potuti fare serenamente in treno. Se insomma tutti dobbiamo fare qualcosa per impattare meno sull'ambiente, è il ragionamento che Beaune vuol portare anche in sede europea, non possono esserci deroghe per chi ha maggiori disponibilità economiche.
Dopodiché il settore ha un peso economico non da poco. Andrea Giuricin, economista alla Bicocca ed esperto del settore, cita i dati della European Business Aviation Association: tra diretti e indiretti 449 mila posti di lavoro in Europa, un giro d'affari da 100 miliardi di dollari. "Indubbiamente il trasporto aereo deve fare di più per andare verso una direzione ambientale. In Italia gli aeroporti si stanno impegnando molto nell'impatto zero", spiega. Quanto ai jet privati, "sono spesso voli insostituibili, dettati dalle agende di manager e imprenditori". Se comunque una regolamentazione più stringente è un argomento fattibile, "l'importante è che avvenga con un coordinamento perlomeno europeo. Altrimenti il rischio - aggiunge Giuricin - come avvenne per la famosa tassa sulle grandi imbarcazioni varata da Mario Monti, è che sia una rimessa solo per l'Italia".