✕

Elezioni, arriva la par condicio: cos'è e come funziona la legge che regola le campagne elettorali in radio e tv

(reuters)
La normativa è stata introdotta nel 2000. I richiami dell'Agcom in vista dei dibattiti tra i leader
2 minuti di lettura

Come per ogni campagna elettorale i mezzi di informazione saranno costretti a rispettare determinate regole affinché alle forze politiche venga garantita parità di trattamento e rappresentanza all'interno delle trasmissioni radiofoniche e televisivo. Si tratta della cosiddetta "par condicio" (termine coniato da Oscar Luigi Scalfaro), ovvero un insieme di regole valide sia per le emittenti private che per quelle pubbliche. Vengono approvate ad ogni tornata elettorale (referendum, amministrative, politiche, referendum ecc.), facendo riferimento alla principale legge nazionale: la 28 del 2000. La normativa prevede che per le emittenti private sia l'Agcom ad occuparsi del regolamento. Mentre per le tv e le radio pubbliche l'incaricata è la Commissione parlamentare di Vigilanza Rai. 

Cosa prevede 

Oltre a distinguere tra emittenti privati e pubbliche, la 28 del 2000 articola in due gruppi i format che si occupano di informare il …

Come per ogni campagna elettorale i mezzi di informazione saranno costretti a rispettare determinate regole affinché alle forze politiche venga garantita parità di trattamento e rappresentanza all'interno delle trasmissioni radiofoniche e televisivo. Si tratta della cosiddetta "par condicio" (termine coniato da Oscar Luigi Scalfaro), ovvero un insieme di regole valide sia per le emittenti private che per quelle pubbliche. Vengono approvate ad ogni tornata elettorale (referendum, amministrative, politiche, referendum ecc.), facendo riferimento alla principale legge nazionale: la 28 del 2000. La normativa prevede che per le emittenti private sia l'Agcom ad occuparsi del regolamento. Mentre per le tv e le radio pubbliche l'incaricata è la Commissione parlamentare di Vigilanza Rai. 

Cosa prevede 

Oltre a distinguere tra emittenti privati e pubbliche, la 28 del 2000 articola in due gruppi i format che si occupano di informare il pubblico durante la campagna elettorale. I primi vengono definiti genericamente programmi di "comunicazione politiche", ovvero quelli che - si legge all'art 2 della norma - contengono "opinioni e valutazioni politiche". Queste trasmissioni vanno distinte dai classici programmi di informazione. Sono, infatti, classiche tribune elettorale organizzate dalla Rai, per fare un esempio. La regola generale qui è che il tempo venga ripartito tra i vari soggetti politici in maniera paritaria e che venga dato spazio a tutte le forze in campo. Per i programmi di informazione le maglie sono leggermente più larghe, se parliamo di emittenti private. Si tratta di telegiornali, giornali radio, rassegne stampa o, più in generale, contenuti di tipo giornalistico riguardanti la cronaca e l'attualità.  Secondo il regolamento Agcom diffuso il 4 agosto, queste trasmissioni "si conformano con particolare rigore ai principi di tutela del pluralismo, dell'imparzialità, dell'indipendenza, dell'obiettività, dell'equilibrata rappresentanza di genere e dell'apertura alle diverse forze politiche assicurando all'elettorato la più ampia informazione sui temi e sulle modalità di svolgimento della campagna elettorale, evitando di determinare, anche indirettamente, situazioni di vantaggio o svantaggio per determinate forze politiche". Diversa questione è per i programmi di informazione pubblici. Questi ultimi, al pari delle trasmissioni di "comunicazione politica", devono rispettare con maggiore rigidità il principio della presenza paritaria dei partiti. 

I richiami e il caso Meloni-Letta 

In caso di violazione dei regolamenti, l'ente predisposto ad intervenire è l'Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni). Nel 2008, ad esempio, l'organizzazione multò il Tg4 per 100 mila euro. Ma non fu il solo: negli anni successivi furono multati anche altri telegiornali, come il Tg1, Tg2 e Tg5. Nella maggior parte dei casi, però, l'ente agisce in maniera abbastanza soft: solo in caso di palesi violazioni e con semplici richiami al regolamento. I provvedimenti sono assunti attraverso le segnalazioni che di solito vengono inviati dalle forze politiche stesse. Recentemente l'Agcom ha bloccato il confronto che doveva tenersi tra Giorgia Meloni ed Enrico Letta su Porta a Porta, Rai 1. Il faccia a faccia avrebbe violato la "par condicio" proprio perché avrebbe escluso gli altri candidati. La legge elettorale - si legge parere diffuso - non "postula necessariamente che l'esito delle elezioni venga determinato dal confronto tra due liste o tra due coalizioni". 

Le origini 

All'origine della legge sulla  "par condicio" c'è lo strapotere mediatico di Silvio Berlusconi che, all'epoca della celebre "discesa in campo", possedeva buona parte del sistema informativo privato in Italia. A varare la legge, con la benedizione dell'ex Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, fu dunque il governo di centrosinistra guidato da Massimo D'Alema. All'epoca non esistevano mezzi alternativi a Tv, radio e giornali. Per questo non fu prevista la regolamentazione di altri canali, internet in primis. Una criticità che ad oggi non è stata ancora risolta. I regolamenti attuali prevedono solo generiche indicazioni al pluralismo e al contrasto della disinformazione online.