Sara Kelany: "Le minacce a Karima Moual? Gravissime, ma non strumentalizzare. Fratelli d'Italia non è razzista"
di Gabriele Bartoloni , di Gabriele BartoloniNata in Italia da padre egiziano e madre italiana. Sara Kelany, 44 anni, originaria della provincia di Latina, è candidata per Fratelli d'Italia come capolista nella circoscrizione Lombardia 2. "Patriota fino al midollo", si definisce nella bio di Twitter. E sulle accuse di razzismo lanciate al suo partito non ha dubbi: "Se mai avessi percepito una certa indulgenza verso il razzismo non credo che avrei passato tutta la vita in questo ambiente".
FdI è stato spesso accusato di fomentare odio e razzismo. Come risponde?
"Io ho iniziato a fare politica sui banchi di scuola. Coordinavo il movimento degli Antenati fondato da Giorgia Meloni. In tutti questi anni non ho mai vissuto una situazione di imbarazzo né avvertito pulsioni razziste".
Come si spiega le accuse che spesso vengono lanciate al suo partito?
"Io credo che ci siano alcune posizioni che vengono strumentalmente utilizzate con l'unico obbiettivo di con…
Nata in Italia da padre egiziano e madre italiana. Sara Kelany, 44 anni, originaria della provincia di Latina, è candidata per Fratelli d'Italia come capolista nella circoscrizione Lombardia 2. "Patriota fino al midollo", si definisce nella bio di Twitter. E sulle accuse di razzismo lanciate al suo partito non ha dubbi: "Se mai avessi percepito una certa indulgenza verso il razzismo non credo che avrei passato tutta la vita in questo ambiente".
FdI è stato spesso accusato di fomentare odio e razzismo. Come risponde?
"Io ho iniziato a fare politica sui banchi di scuola. Coordinavo il movimento degli Antenati fondato da Giorgia Meloni. In tutti questi anni non ho mai vissuto una situazione di imbarazzo né avvertito pulsioni razziste".
Come si spiega le accuse che spesso vengono lanciate al suo partito?
"Io credo che ci siano alcune posizioni che vengono strumentalmente utilizzate con l'unico obbiettivo di contestare le idee dei partiti di destra, come quelle riguardanti l'immigrazione. Spesso vengono utilizzati casi specifici per fomentare odio nei nostri confronti".
Su La Repubblica la giornalista Karima Moual ha raccontato di essere stata minacciata da un simpatizzante di Giorgia Meloni. Condanna l'episodio?
"Assolutamente sì. Tra le altre cose credo che ci siano gli estremi per una denuncia vista la gravità delle frasi riportate. Però va detto che questi fatti non possono essere attribuiti ad un'intera area politica o ad un singolo partito".
Moual riporta la seguente frase: "La Meloni ti squarterà. Sei troppo stupida per vivere".
"Le minacce raccontate da Moual sono gravissime, però non è giusto partire da un episodio grave come questo per arrivare a disegnare FdI come un partito razzista. A questo punto mi chiedo quale sia il meta-obiettivo di quel commento".
Quale sarebbe secondo lei?
"Me lo chiedo anche io. Ciò che comprende il lettore è che con FdI al governo certe condotte siano difficilmente arginabili. Un articolo del genere in cui ci si domanda cosa succederebbe se vincesse la destra credo che abbia la finalità di descrivere una realtà che non esiste, di costruire una certa narrazione accusando un partito di xenofobia".
Guardando la propaganda social di Lega e FdI, però, verrebbe da dire che sono proprio i partiti della destra i primi a costruire su di loro una narrazione di questo tipo.
"È normale che le politiche sull'immigrazione siano diametralmente opposte a quelle della sinistra. Penso al maggiore controllo delle frontiere e al blocco navale. Poi è normale che sui social vengano necessariamente utilizzati dei messaggi semplificati. E' un tipo di comunicazione che deve ridurre in tre righe un concetto complesso".
Però un conto sono le esigenze di sintesi sui social e un conto è strizzare l'occhiolino a certe pulsioni...
"Guardi, Fratelli d'Italia non ha mai strizzato l'occhiolino al razzismo o alla xenofobia. Abbiamo sempre condannato con fermezza questo tipo di atteggiamenti. Io nasco da padre egiziano e immigrato, dunque posso tranquillamente essere definita un'italiana di seconda generazione. Se mai avessi percepito una certa indulgenza verso il razzismo non credo che avrei passato tutta la mia vita in questo ambiente".
Cosa ha fatto FdI per gli italiani di seconda generazione?
"Prima ancora che si cominciasse a parlare di cittadinanza in maniera strumentale, fu Giorgia Meloni, all'epoca ministro della Gioventù, a parlare di Ius culturae proponendo l'ottenimento della cittadinanza dopo un percorso scolastico fatto in Italia".
Si tratta in sostanza dello Ius scholae, la stessa proposta portata avanti in Parlamento dal centrosinistra e che voi avete sempre ostacolato. Siete diventati favorevoli?
"Fratelli d'Italia non ha mai fatto ostruzionismo al provvedimento. Anzi, abbiamo presentato un emendamento di merito che prevedeva che il percorso scolastico fosse di almeno 10 anni anziché 5. Dunque noi non siamo contrari all'idea che si possa ottenere la cittadinanza attraverso una percorso scolastico".
Dire 10 anziché 5 non è solo un modo per opporsi all'approvazione del provvedimento?
"Assolutamente no, noi vogliamo solo che il percorso per l'ottenimento della cittadinanza sia equiparato alla durata della scuola dell'obbligo. Dieci anni, appunto".
Alla luce dei casi Regeni e Zaki, che tipo di atteggiamento dovrebbe tenere l'Italia con l'Egitto?
"Per quanto riguarda Giulio Regeni abbiamo sempre chiesto che i responsabili venissero puniti e perseguiti. A me sembra che l'Italia non si sia mai tirata indietro, per quanto riguarda i canali diplomatici che si sono attivati per la risoluzione del caso. Va detto poi che la diplomazia spesso viaggia su canali che non emergono alla luce delle cronache proprio per preservare le genuinità dell'azione diplomatica".
E per quanto riguarda Patrick Zaki?
"Anche qui Fratelli d'Italia ha sempre chiesto chiarezza e giustizia. Siamo stati criticati perché ci siamo opposti alla concessione della cittadinanza onoraria. Su questo punto voglio dire che la cittadinanza non avrebbe aiutato nella risoluzione del caso. Anzi, sarebbe stata vista come un'ingerenza e non avrebbe fatto altro che irrigidire le posizioni".