Israele, Salvini rilancia: "Quando sarò al governo trasferirò ambasciata italiana a Gerusalemme"
di Stefano Baldolini , di Stefano BaldoliniDiviso dall'alleata Meloni sullo status di Gerusalemme, in polemica col Pd sull'antisemitismo. Il leader della Lega Matteo Salvini si è impegnato, in caso di vittoria elettorale, a mantenere la promessa di riconoscere la città santa capitale di Israele e di trasferirvi l'ambasciata italiana. L'occasione è stata un'intervista al quotidiano free press Israel HaYom vicino alla destra e all'ex premier Netanyahu.
"Sicuramente, - ha risposto alla domanda su Gerusalemme - anche se ribadisco e sottolineo che questa è una coalizione di centrodestra. Ho dato la mia parola, sono impegnato totalmente per il popolo di Israele". Poi ha sostenuto il diritto di Israele a difendersi dalla minaccia iraniana. "Una democrazia come Israele - ha spiegato - ha il diritto di difendersi da qualsiasi minaccia alla sua esistenza e libertà. L'Iran continua ad attuare una politica pericolosa per la pace e la stabilità in Med…
Diviso dall'alleata Meloni sullo status di Gerusalemme, in polemica col Pd sull'antisemitismo. Il leader della Lega Matteo Salvini si è impegnato, in caso di vittoria elettorale, a mantenere la promessa di riconoscere la città santa capitale di Israele e di trasferirvi l'ambasciata italiana. L'occasione è stata un'intervista al quotidiano free press Israel HaYom vicino alla destra e all'ex premier Netanyahu.
"Sicuramente, - ha risposto alla domanda su Gerusalemme - anche se ribadisco e sottolineo che questa è una coalizione di centrodestra. Ho dato la mia parola, sono impegnato totalmente per il popolo di Israele". Poi ha sostenuto il diritto di Israele a difendersi dalla minaccia iraniana. "Una democrazia come Israele - ha spiegato - ha il diritto di difendersi da qualsiasi minaccia alla sua esistenza e libertà. L'Iran continua ad attuare una politica pericolosa per la pace e la stabilità in Medio Oriente".
Quella del leader leghista, non è una posizione condivisa nella coalizione di centrodestra, anzi segna una posizione differente da quella espressa qualche giorno fa dalla leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che intervistata da Reuters ha affermato di non voler seguire l’esempio dei repubblicani americani guidati da Donald Trump. Era stato proprio il presidente Usa, nel 2017, a spingere in maniera decisiva per lo spostamento dell’ambasciata Usa nella città considerata santa per le tre più grandi religioni monoteiste (ebraismo, cristianesimo e islam). Una decisione rinviata dai suoi predecessori, che "segna un giorno storico ed è un importante passo verso la pace", aveva commentato il premier israeliano Benjamin Netanyahu.
Come detto, Salvini ha poi attaccato il Partito democratico, sulla questione del presunto antisemitismo della base dem, ricordando che "alcuni dei suoi candidati, compresi capiliste, hanno scritto insulti vergognosi contro Israele e il suo diritto di esistere e difendersi". Il riferimento è al caso di Raffaele La Regina, costretto a sfilarsi da ex capolista del Partito democratico in Basilicata e a quello - poi rientrato - di Rachele Scarpa, candidata dem a Treviso.
A rispondere, dal Pd, è stato Piero Fassino. "Anziché autoinvestirsi del ruolo di difensore di Israele, - ha dichiarato il presidente della Commissione Esteri della Camera - Salvini dovrebbe spiegare all'opinione pubblica israeliana che il suo principale alleato e con cui vorrebbe governare l'Italia è un partito che per anni ha coltivato apertamente nostalgia del fascismo e tuttora nelle sue file sono non pochi coloro che esaltano un passato tragico che il popolo ebraico ha pagato con 6 milioni di vittime". "Così come - ha sottolineato Fassino - è penosa propaganda far credere che il Partito democratico abbia ostilità verso Israele, quando è ampiamente documentato l'impegno del Pd contro ogni forma di antisemitismo, antisionismo e ostilità allo Stato di Israele, per i cui diritti e per la cui sicurezza il Pd si è sempre battuto senza se e senza ma".