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Quindicenne torturato in Libia, il video choc. Casarini: "Salvini e Meloni, fatelo vedere ai vostri figli"

Un telefonino riprende l'ennesimo sopruso ai danni di un migrante. Questa volta tocca al giovanissimo Mazin, proveniente dal Darfur, preso a bastonate e minacciato con un mitra. L'attivista, capomissione di Mediterranea, ai leader di Lega e FdI: "Decidendo di lasciare lì donne, uomini e bambini ne ordinate la crocifissione"
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Di cosa parliamo quando parliamo dei richiedenti asilo in Libia? Di Mazin in ginocchio che piange. Di un ragazzo di quindici anni proveniente dal Darfur che la vita ha messo all’angolo e, peggio ancora, di fronte a un carceriere libico che lo minaccia e lo pesta con un bastone. Non bastano le lacrime di Mazin a fermare lo spettacolo osceno. Non bastano le braccia protese verso il suo aguzzino, come una preghiera, perché la violenza si interrompa. Di là dal mare, nei centri di detenzione, non c’è pietà e non c’è redenzione. Queste torture accadono ogni giorno, ogni ora. Su donne, bambini, uomini inermi.

Un filmato rubato chissà come e chissà come consegnato agli attivisti, che è ovviamente choc e ovviamente disturbante, ogni tanto appare sulla Rete per ricordarcelo. Il video dell’ennesimo sopruso nelle prigioni libiche questa volta lo diffonde su Twitter Luca Casarini, capomissione di Mediterranea Saving H…

Di cosa parliamo quando parliamo dei richiedenti asilo in Libia? Di Mazin in ginocchio che piange. Di un ragazzo di quindici anni proveniente dal Darfur che la vita ha messo all’angolo e, peggio ancora, di fronte a un carceriere libico che lo minaccia e lo pesta con un bastone. Non bastano le lacrime di Mazin a fermare lo spettacolo osceno. Non bastano le braccia protese verso il suo aguzzino, come una preghiera, perché la violenza si interrompa. Di là dal mare, nei centri di detenzione, non c’è pietà e non c’è redenzione. Queste torture accadono ogni giorno, ogni ora. Su donne, bambini, uomini inermi.

Un filmato rubato chissà come e chissà come consegnato agli attivisti, che è ovviamente choc e ovviamente disturbante, ogni tanto appare sulla Rete per ricordarcelo. Il video dell’ennesimo sopruso nelle prigioni libiche questa volta lo diffonde su Twitter Luca Casarini, capomissione di Mediterranea Saving Humans, la piattaforma civica di salvataggi in mare. Casarini lo posta con un messaggio rivolto a chi, in queste ore, vedendosi già a Palazzo Chigi evoca blocchi navali a sud della Sicilia e il ritorno a decreti sicurezza definiti illegittimi dai giudici italiani.

"Fallo vedere ai tuoi figli, Matteo Salvini, dove vuoi lasciare queste donne, uomini e bambini. E anche tu, Giorgia Meloni, faglielo vedere, tu che sei cristiana, cosa vuol dire ordinare la crocifissione per migliaia di poveri cristi”, scrive Casarini. “Un giorno ci sarà una Norimberga per questi signori".

Quel ragazzo a terra, seminudo, minacciato con un fucile e colpito con un bastone, è nato nel Darfur, in Sudan. "Uno di quei Paesi per cui dovrebbe essere automatico il riconoscimento dell’asilo". Mazin ha vissuto a Gargaresh, quartiere di Tripoli per metà dormitorio per metà nascondiglio per migliaia di profughi e migranti. È anche un’attivista, in Libia ha lottato per tutelare i diritti di ragazzi e ragazze come lui. Dopo la retata delle forze speciali libiche a Gargaresh, è stato per tre mesi davanti alla sede tripolitana dell’Alto Commissariato Onu per i rifugiati. L’hanno chiamata "la protesta dei 100 giorni". Con lui c’erano centinaia di migranti. Inutilmente. Ai leader della mobilitazione stanno ancora dando la caccia.

"Lui lo hanno preso, arrestato e condotto nel campo di Ain Zara", sostiene Casarini, entrato in possesso di quei pochi secondi di filmato girato con un telefonino grazie alla rete "Refugees in Libya". Aggiunge delle cifre: "L’anno scorso 32 mila persone catturate in mare e rinchiuse nei campi di concentramento libici, il 20 per cento sono bambini e minori, deportati grazie anche alla collaborazione e al finanziamento del Governo italiano alla cosiddetta guardia costiera libica".

I numeri sono difficili da verificare, nel marasma libico sconvolto da lotte di potere e quotidiani scontri a fuoco tra milizie. Migliaia di richiedenti asilo, migliaia di Mazin imploranti aiuto, sono in trappola. E assistono alla costruzione di muri invisibili, nel tratto di mare che li separa dalla salvezza.