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Meloni lancia l'Opa sull’Italia populista: "Solo lei ci salva dai poteri forti"

Giorgia Meloni durante il comizio elettorale a Cosenza, i Calabria (ansa)

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La leader di FdI a Cosenza punta al voto di protesta. Attacca il reddito di cittadinanza, invoca investimenti al Sud e si prende la piazza: "Sono piccola, ho bisogno delle vostre spalle"
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COSENZA - Il pezzo forte è quando apre teatralmente le braccia, alza il volume e snocciola quei nomi uno dietro l'altro, con tempi - accuratamente - comici. "Dicono che noi non abbiamo classe dirigente. Noi di Fratelli d'Italia, capitooo?". Lei urla, gli occhi al cielo. Loro inneggiano. Una pièce collaudata di città in città. "Abbiamo avuto un ponte crollato e avevamo Toninelli alle Infrastrutture", scandisce Giorgia Meloni. Buu. "Una pandemia e ci siamo ritrovati Speranza alla Salute". Buu. "Una guerra, e Di Maio agli Esteri". Boato e risate. Per sentire Giorgia Meloni, nella sua risalita da Sud come aspirante premier, ci sono almeno quattromila persone a Cosenza, c'è chi ha fatto cento chilometri dalla costa di Diamante o chi ha dovuto accogliere 30 persone su un balcone. E ci sono ventenni e trentenni, anche. Molti figli o nipoti di ex dirigenti almirantiani o finiani, certo. Ma anche ex appassio…

COSENZA - Il pezzo forte è quando apre teatralmente le braccia, alza il volume e snocciola quei nomi uno dietro l'altro, con tempi - accuratamente - comici. "Dicono che noi non abbiamo classe dirigente. Noi di Fratelli d'Italia, capitooo?". Lei urla, gli occhi al cielo. Loro inneggiano. Una pièce collaudata di città in città. "Abbiamo avuto un ponte crollato e avevamo Toninelli alle Infrastrutture", scandisce Giorgia Meloni. Buu. "Una pandemia e ci siamo ritrovati Speranza alla Salute". Buu. "Una guerra, e Di Maio agli Esteri". Boato e risate. Per sentire Giorgia Meloni, nella sua risalita da Sud come aspirante premier, ci sono almeno quattromila persone a Cosenza, c'è chi ha fatto cento chilometri dalla costa di Diamante o chi ha dovuto accogliere 30 persone su un balcone. E ci sono ventenni e trentenni, anche. Molti figli o nipoti di ex dirigenti almirantiani o finiani, certo. Ma anche ex appassionati di Grillo e di Renzi. Un pubblico ideale, l'Italia dei dimenticati e dei populismi. 

"Per me lei è una forza. Ha carisma, è coerente", ti spiega Alessandra Calabrò, 31 anni, laurea in Giurisprudenza, un lavoro ai Monopoli di Stato. Bionda, slanciata, ma nulla a che vedere col profilo disinvolto delle ex Berlusconi-girls che resistevano, fino a pochi anni fa. "Non nascondo che mi ero avvicinata al M5S, ma poi si sono rivelati una frana - confida Alessandra - Quindi sono tornata a quell'area di destra da cui mi ero allontanata un po'. Lei ha il coraggio di idee impopolari, anche di sottrarsi al conformismo". Eppure, una giovane donna non teme il restringimento di spazi di libertà, il rischio di un assalto ai diritti civili? "Penso che qui siamo in una società che predica libertà ma regala solo disordine, anarchia e nessuna certezza. Mi hanno insegnato, sui testi di Diritto, che senza norme una comunità non resiste". 

È gremita piazza Kennedy, nella città governata dal centrosinistra, sindaco Franz Caruso, dentro la regione a guida centrodestra (anche come dinastia familiare) di Roberto Occhiuto, Calabria della Sanità collassata e dei giovani che emigrano, terra di speranze frustrate e massoni che si riciclano. Tanti delusi del centrodestra perduto, di "Fini, che ci fece quel bel servizio", di "Berlusconi che ormai dice sempre le stesse cose". E perfino ex elettori di Renzi e dei 5S, "che ancora non ho capito come ha fatto a cappottarsi". 

Anche Rodolfo, 25 anni, sguardo diretto dietro gli occhiali da nerd, laureato in Informatica, voterà per Giorgia. "E lo sa perché ? Perché credo nella Flat tax. Premetto che non mi piace questa polarizzazone della politica, ma l'imprenditoria non può reggere così. Senza imprenditori in grado di respirare e lavorare bene , il Paese muore. Il Sud? Non parliamo del Sud. Nell'ospedale di Cosenza se vai per ingessarti un braccio, finisce che te lo amputano". 

Il Sud, grida ancora la presidente Meloni dal palco, "non è vero che pesa sul Nord. Anzi, dobbiamo chiarire delle cose: siete voi che con l'emigrazione per interventi e terapie pagate la Sanità del Nord". Applausi. "E non è possibile che si danno più soldi per le Infrastrutture a chi ha più infrastrutture. Bisogna invertire la rotta: guardare ai territori dove le cose mancano". Cori di approvazione. E lieve scetticismo di Pietro, ex operaio, 69 anni, che osserva: "Dillo pure quando vai nella piazza del Nord, Giorgia". Gianni e Pina Luzi, 52 e 49 anni, lui autista, lei parrucchiera, stanno in ascolto più che fare i fan. "In passato? Abbiamo votato un po' per tutti. Però lei è una pratica, che dice le cose che gli altri non dicono. Per esempio: il reddito di cittadinanza, che senso c'ha, per i giovani che devono uscire di casa e imparare un mestiere?". Lui: "Ma lo sa che nella mia azienda non si trovano né autisti né operai? Tutti il reddito vogliono, e lavorare in nero". Su questi temi sventola la bandiera anche Concettina De Stefano, 57 anni. "Meloni ha il coraggio di dire che non si può aprire in eterno le porte ai migranti. Questa non è integrazione. Bisogna aiutare quelli che pagano le tasse, prima. Mio figlio se n'è dovuto andare in America, è laureato in Ingegneria, la fatica l'ha fatta, ma i primi cinque anni ha lavorato in call center. Ecco perché mo' pure mio marito e mia figlia votano per Meloni". Adesso, e prima? "Per Renzi. Ma lei, Ludovica, non ce la fa più, dice: questa qui mi dà fiducia". 

Meloni si chiama gli applausi. "Perché hanno paura di noi? Io sono piccola, sono nana, non ho poteri forti. Ho bisogno delle vostre spalle". Però che grinta, si danno di gomito due distinte signore. "Ma lo sa che la ospitammo a casa mia? Lei era proprio una ragazza, mio marito era segretario del circolo di An. Voleva emergere, studiava, si vedeva", dice Rossella Micciullo. 

Vittorio, sulla sessantina, osserva da lontano. Sta sulla soglia di un negozio che sa di antico, eau di toilette e colonie inglesi, "questa è una profumeria storica: resiste da tre generazioni e neanche io so come facciamo e per quanto". Vince Meloni, lei che sa annusare? "Profumo di vittoria, sì. E glielo dico: sono della destra sociale". Quindi andrà di corsa a mettere la croce su Fdi? "No, veramente sono molto deluso. Penso che non andrò a votare".