ROMA - Dice Giorgia Meloni che giocare a trovare le differenze tra i programmi di FdI e Lega è solo una bega semantica, questione di sfumature lessicali. Eppure, oltre i sorrisi Instagram da Messina dell'ex ministra con Matteo Salvini, e nonostante le bizze interne siano state sin qui ben regolate e tenute sotto coperta, in realtà i ricettari del Carroccio e di FdI disegnano due Italie diverse. Quasi contrapposte. Una continuerebbe a spedire armi a Kiev, l'altra direbbe subito basta. Una sogna Quota 41 per i pensionati, l'altra no. Una tifa per il blocco navale, l'altra lo scarta e conta di rispolverare i decreti sicurezza. Una vuole il rigassificatore a Piombino, l'altra nì. La lista è lunga e intreccia quasi tutti i dossier cruciali su cui il prossimo governo dovrà misurarsi: politica estera, politica energetica, giustizia, immigrazione.
Politica estera
Meloni ha sposato la linea atlantista, ancora ieri ha difeso le sanz…
ROMA - Dice Giorgia Meloni che giocare a trovare le differenze tra i programmi di FdI e Lega è solo una bega semantica, questione di sfumature lessicali. Eppure, oltre i sorrisi Instagram da Messina dell'ex ministra con Matteo Salvini, e nonostante le bizze interne siano state sin qui ben regolate e tenute sotto coperta, in realtà i ricettari del Carroccio e di FdI disegnano due Italie diverse. Quasi contrapposte. Una continuerebbe a spedire armi a Kiev, l'altra direbbe subito basta. Una sogna Quota 41 per i pensionati, l'altra no. Una tifa per il blocco navale, l'altra lo scarta e conta di rispolverare i decreti sicurezza. Una vuole il rigassificatore a Piombino, l'altra nì. La lista è lunga e intreccia quasi tutti i dossier cruciali su cui il prossimo governo dovrà misurarsi: politica estera, politica energetica, giustizia, immigrazione.
Politica estera
Meloni ha sposato la linea atlantista, ancora ieri ha difeso le sanzioni alla Russia: "Sono lo strumento più efficace che ci sia". Mentre Salvini a ogni comizio le mette in discussione. Sulle armi a Kiev, la presidente di FdI ha promesso, via intervista alla Reuters, che continuerà a garantire le forniture, mentre Salvini ripete in loop che di armi ne sono state spedite fin troppe. Non solo Ucraina: Salvini ieri, dalle colonne del quotidiano Israel HaYom, ha promesso di riconoscere Gerusalemme come capitale d'Israele. Meloni la pensa all'opposto: sempre alla Reuters, ha criticato la decisione degli Usa, era Trump, di spostare lì l'ambasciata.
Giustizia e riforme
L'ultima lite è sull'immunità parlamentare. FdI, con l'ex magistrato Carlo Nordio, papabile per il ministero della Giustizia in quota Meloni, vorrebbe reintrodurla: "Aveva ragione Bettino Craxi", dice. La Lega ha replicato con Giulia Bongiorno, che Salvini vorrebbe Guardasigilli proprio al posto dell'ex procuratore: "Non è nel programma". Alla voce riforme, l'elefante nella stanza è l'autonomia, imprescindibile per i colonnelli leghisti del Nord, Luca Zaia in primis. Il progetto a FdI non è mai andato a genio, per ora viene detto un po' sottovoce, per non creare fronti polemici. Ma appena il governatore del Veneto, a inizio agosto, ha rilanciato la proposta, il capogruppo meloniano alla Camera, Francesco Lollobrigida, è stato tranchant: niente fughe in avanti.
Rigassificatore
In teoria tutti d'accordo. In pratica no. Lega e FI spingono per aprire i nuovi impianti, compreso quello di Piombino, dove il sindaco meloniano mette le barricate. Anche FdI, considerata l'emergenza e soprattutto la penuria di alternative, sembra orientata a sacrificare le resistenze locali: "Certo che il rigassificatore si può fare a Piombino - spiega il senatore Giovanbattista Fazzolari, responsabile del programma di Meloni - Prima però va fatta una valutazione d'impatto ambientale, che deve essere positiva". Parole in linea con quanto ha dichiarato Meloni in serata: "Se non ci sono alternative, per me l'approvvigionamento energetico nazionale è la priorità". Pazienza per il sindaco piombinese.
Lavoro
Sulle ricette economiche, si viaggia su binari paralleli. Capitolo pensioni: la Lega insiste per Quota 41, che FdI giudica una misura monca, perché gioverebbe solo a una fascia di pensionandi, quelli con almeno 41 anni di contributi, e non ad altre categorie considerate fragili. Altro tarlo, la flat tax promessa sia da Salvini che Berlusconi, con percentuali variabili, il Carroccio punta al 15%, inclusi i dipendenti, mentre il Cav dice 23. Né l'una né l'altra strada sono praticabili a stretto giro per Fratelli d'Italia, che nel programma di coalizione l'ha spuntata, facendo inserire un passaggio soft sulla tassa piatta, limitata alle partite Iva fino a 100mila euro di fatturato e solo sull'incremento di reddito rispetto all'anno precedente. Molto dipenderà da chi terrà i cordoni della borsa al Mef. Anche qui, si litiga: dentro FdI vorrebbero un tecnico come Fabio Panetta, direttamente dalla Bce. La Lega risponde: di ministri se ne parla dopo il voto. E non è questione semantica.