Sofia Ventura: "Populismo rassegnato non promette più rivoluzioni"
di Lorenzo De Cicco , di Lorenzo De CiccoROMA - Il populismo urlato del Vaffa, dice la politologa Sofia Ventura, è finito. Ora c'è un populismo stanco, un po' rassegnato, che non promette rivoluzioni. Quello di Conte, "paternalista da regno delle Due Sicilie". Quello trash di Salvini e soprattutto quello in ascesa di Giorgia Meloni, "che si fonda sul nazionalismo etnico, contro lo straniero, anche se ora prova a sbianchettarsi un po', a farsi più furbo".
Perché nel derby Salvini-Meloni, rispetto al 2019, i rapporti di forza si sono ribaltati?
"Immagine e leadership. Salvini dal Papeete in poi non riesce a recuperare. Dà sempre l'idea di un tipo sgangherato, incoerente, che cambia idea ogni momento, pensiamo a quello che diceva sul Covid. Meloni è più intelligente, ora si racconta come responsabile. È una politica pop, ma non trash alla Salvini, con le foto degli spaghetti e lui sudato".
Com'è cambiato il pop…
ROMA - Il populismo urlato del Vaffa, dice la politologa Sofia Ventura, è finito. Ora c'è un populismo stanco, un po' rassegnato, che non promette rivoluzioni. Quello di Conte, "paternalista da regno delle Due Sicilie". Quello trash di Salvini e soprattutto quello in ascesa di Giorgia Meloni, "che si fonda sul nazionalismo etnico, contro lo straniero, anche se ora prova a sbianchettarsi un po', a farsi più furbo".
Perché nel derby Salvini-Meloni, rispetto al 2019, i rapporti di forza si sono ribaltati?
"Immagine e leadership. Salvini dal Papeete in poi non riesce a recuperare. Dà sempre l'idea di un tipo sgangherato, incoerente, che cambia idea ogni momento, pensiamo a quello che diceva sul Covid. Meloni è più intelligente, ora si racconta come responsabile. È una politica pop, ma non trash alla Salvini, con le foto degli spaghetti e lui sudato".
Com'è cambiato il populismo in Italia rispetto alle elezioni del 2018?
"La contrapposizione tra popolo-élite continua a prosperare, ma ha perso la spinta di piazza. L'opinione pubblica è più stanca".
Siamo passati da un populismo urlato a un populismo rassegnato?
"Sì. Quando urli, c'è una rabbia, ma accanto c'è anche l'aspettativa che questa rabbia possa travolgere un mondo e cambiarlo. Ora resta l'avversione al Pd, inteso come partito establishment. Un sentimento solo negativo, senza attese. Pensiamo a Conte".
Il nuovo corso M5S è populista?
"Sì, ma Conte non è un capo popolo. Il suo è un paternalismo da regno delle Due Sicilie. Ma cosa dice, alla fine? Vi garantirò ancora il Reddito di cittadinanza. L'obiettivo non è una palingenesi, ma una distribuzione. Fa il populista di sinistra, ma non è certo Allende. Nemmeno Mélenchon".
"Non è stato un travaso diretto. Quei voti erano andati alla Lega e ora passano a FdI. Il populismo di destra, oltre alla contrapposizione establishment-popolo, ha in più il nemico interno. Gli immigrati. C'è una dimensione etnico-nazionalista. E ovviamente il crimine, in questa narrazione, è sempre delle élite, che puntano alla "sostituzione etnica", come hanno detto sia Meloni che Salvini. Come in Francia dice Le Pen. La furbizia, l'ipocrisia della destra è non dirla proprio così adesso, sanno che certi posizionamenti non sono più accettabili, quindi lo dicono in modo velato. Non dicono gli stranieri, ma "quelli che sono qui da tanto tempo"".
Perché da noi questo populismo pare vincente e in Francia no?
"Ma Le Pen al primo turno delle presidenziali ha preso il 23%. Il vantaggio della destra è questo sistema parlamentare e proporzionalistico. Col presidenzialismo che vorrebbe FdI, Meloni avrebbe difficoltà".
Quali sono i rischi di un governo di destra per 5 anni?
"Non ci saranno le milizie in strada, ma Meloni non è una liberale. Sui diritti, penso all'aborto, potrebbero esserci problemi. Dipende da quanto durerà. Orban ci ha messo anni a trasformare l'Ungheria".
Al Pd farebbe bene un po' di opposizione?
"Benissimo. Serve una catarsi. Toccare il fondo per iniziare a risalire".