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Letta sferza il M5S: “Progressisti non ci si inventa”

(agf)

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Nel derby contro l’ex alleato il Pd conta su Bersani che farà campagna elettorale con il segretario e con Speranza. Nelle chat dei candidati dem circolano le foto del leader 5S con Salvini
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ROMA - Nelle chat dei candidati dem circolano due foto. Una è quella di Giuseppe Conte e Matteo Salvini sorridenti testimonial dei Decreti sicurezza, quando furono varati dal governo giallo-verde. L'altra è lo slogan dell'aprile 2019: "Conte: la flat tax è nel programma di governo, da fare nella prossima manovra". Se il capo dei 5Stelle vuole fare il progressista più progressista di Enrico Letta e del Pd, si ricordi da dove viene.

"Non ci si inventa progressista, parla la storia delle persone". Sono le parole di Letta a proposito di Conte e della partita dei grillini, i quali nei sondaggi stanno riprendendo terreno, e puntano a raccogliere consensi a sinistra. E l'altra osservazione che vale per Terzo Polo e M5Stelle è: "Non esiste pareggio, il voto utile è oggettivo, o vinciamo noi o la destra. Il mio obiettivo è vincere". Per il Pd la sfida è tra il nero e il rosso: contro la destr…

ROMA - Nelle chat dei candidati dem circolano due foto. Una è quella di Giuseppe Conte e Matteo Salvini sorridenti testimonial dei Decreti sicurezza, quando furono varati dal governo giallo-verde. L'altra è lo slogan dell'aprile 2019: "Conte: la flat tax è nel programma di governo, da fare nella prossima manovra". Se il capo dei 5Stelle vuole fare il progressista più progressista di Enrico Letta e del Pd, si ricordi da dove viene.

"Non ci si inventa progressista, parla la storia delle persone". Sono le parole di Letta a proposito di Conte e della partita dei grillini, i quali nei sondaggi stanno riprendendo terreno, e puntano a raccogliere consensi a sinistra. E l'altra osservazione che vale per Terzo Polo e M5Stelle è: "Non esiste pareggio, il voto utile è oggettivo, o vinciamo noi o la destra. Il mio obiettivo è vincere". Per il Pd la sfida è tra il nero e il rosso: contro la destra. Come la campagna di manifesti del partito indica. Il "giallo" non è contemplato: il Movimento non è il competitor. Anche se un certo imbarazzo nei confronti dell'ex alleato strategico non può non esserci. Letta afferma in tv a Porta a porta: "Con Conte non abbiamo rotto noi. Si è assunto la responsabilità di rompente e di fare cadere Draghi. Avremmo perso ogni credibilità se dopo avessimo detto: non fa niente".

Ma il Pd è obiettivamente alle prese con più fronti: oltre alla destra, i 5Stelle possono diventare insidiosi. Al punto che un retroscena pubblicato dal Foglio, ricostruisce la battuta di Conte: "Tanti elettori del Pd mi voteranno, compreso un ex segretario come Bersani". Pierluigi Bersani, che di Conte è amico, ha voluto chiarire in un tweet: "Io voto la lista che raccoglie le forze del socialismo europeo. Se sono amico di tutti i progressisti e perché ho visto la mucca in corridoio prima di tanti altri".

In bersanese ("Oh, c'è la mucca in corridoio") è stato l'allarme lanciato sulla destra che stava prendendo piede. Per tagliare la discussione su "con chi sta Bersani" (che certo avrebbe preferito il campo largo di alleanze), è arrivato l'annuncio del Pd delle tappe di campagna elettorale in Calabria (17 settembre) e in Campania (20 settembre) che il leader di Articolo uno farà con Letta e con Roberto Speranza "a sostegno della lista "Democratici e progressisti". Impegnato a fare vincere il centrosinistra, insomma.

Al Sud i 5Stelle hanno le loro roccaforti. Ma il Pd confida su un ragionamento che può contrastare le mire grilline sui voti meridionali. Dice Enrico Borghi: "Chi potrà davvero difendere il reddito di cittadinanza se non il Pd? I 5Stelle vogliono semplicemente portare un loro gruppo dirigente in Parlamento. Non hanno altra possibilità di incidere. Chi vuole salvare il reddito di cittadinanza che la destra si propone di abolire, voti il Pd. Gli elettori meridionali che vogliono difenderlo, non possono disperdere voti". È l'argomento del voto utile contro i pentastellati. Insieme a un altro mito da sfatare, sempre secondo Borghi: "Conte non è Mélenchon, è un paragone che non regge, proprio dal punto di vista dei valori di riferimento. Basti pensare appunto al trasformismo e alla mancanza di coerenza della sua storia politica".

Tuttavia Conte è arrivato l'altro ieri in Veneto, a Vicenza, dove Letta si è candidato sfidando la Lega, con l'obiettivo di attrarre i voti dei giovani e degli ambientalisti. Zan - veneto di Padova, dove è candidato, che ha postato ieri il primo video del Pd su Tik Tok, parlando di diritti e giovani - è sicuro che nel nord est spazio per i 5S non ce ne sia. "Molti imprenditori sono delusi dalla Lega che ha dato la spallata a Draghi. Si rivolgeranno a noi dem. Conte non ci fa ombra".

Dal Nazareno ribadiscono che il Pd non rinnega quel pezzo di percorso che ha consentito il governo giallo-rosso e di gestire la pandemia. Ci sono però state due fasi grilline: la prima che è durata fino all'appoggio al governo Draghi. Poi sull'Ucraina Conte ha messo in fibrillazione l'accordo e ha dovuto fare i conti con la scissione di Di Maio. Non ha creduto alle parole di Letta ("Dopo Draghi non c'è un altro governo, si va al voto"), né a quelle di Dario Franceschini ("Se i 5Stelle fanno cadere Draghi, non sarà possibile un'alleanza elettorale con loro"), e ha tirato la corda fino a spezzarla.