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Meloni a Cernobbio passando da Londra. La leader indossa l’abito moderato per l’establishment

(ansa)
Gli strateghi della comunicazione la invitano a smorzare i toni aspri. L’attesa per l’intervento di domenica nel salotto del Forum Ambrosetti
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Catania, lunedì scorso su un palco. Giorgia Meloni urla. Paonazza in volto. Contro la sinistra e il suo sistema di potere. La voce diventa roca dalla foga. Ricorda il comizio davanti a Vox, quello che spaventò l'Europa. Poi la favorita delle prossime Politiche si ferma. "Scusate, mi sono scaldata". Le passano una bottiglietta d'acqua. La telecamera cattura un suo cenno, fa sì con la testa. "Io ci provo a fare quella... no? Poi mi dicono che la Meloni grida, mi fanno le foto con le vene. Ci provo a essere più posata e pacata", e sorride. "Ma ogni tanto, sono della Garbatella e l'anima ogni tanto esce".

C'è tutto lo sforzo della leader di FdI, in questi fotogrammi. Dopo quel discorso in Spagna, i suoi consiglieri l'hanno presa da parte per dirle: Giorgia, siamo in vantaggio, è meglio non esagerare, non spaventare. E lei, dopo l'inciampo di Marbella, veste i panni da dura ma pronta a ra…

Catania, lunedì scorso su un palco. Giorgia Meloni urla. Paonazza in volto. Contro la sinistra e il suo sistema di potere. La voce diventa roca dalla foga. Ricorda il comizio davanti a Vox, quello che spaventò l'Europa. Poi la favorita delle prossime Politiche si ferma. "Scusate, mi sono scaldata". Le passano una bottiglietta d'acqua. La telecamera cattura un suo cenno, fa sì con la testa. "Io ci provo a fare quella... no? Poi mi dicono che la Meloni grida, mi fanno le foto con le vene. Ci provo a essere più posata e pacata", e sorride. "Ma ogni tanto, sono della Garbatella e l'anima ogni tanto esce".

C'è tutto lo sforzo della leader di FdI, in questi fotogrammi. Dopo quel discorso in Spagna, i suoi consiglieri l'hanno presa da parte per dirle: Giorgia, siamo in vantaggio, è meglio non esagerare, non spaventare. E lei, dopo l'inciampo di Marbella, veste i panni da dura ma pronta a rassicurare. Di lotta, ma con in tasca il biglietto di governo. Divisiva, ma senza esagerare col frontale contro gli avversari. Per questo volerà a Londra, ospite degli investitori della City. Con lo stesso obiettivo si presenterà domenica a Cernobbio, nel salotto buono della finanza, passo felpato nel rifugio delle élite, carezza ai poteri forti con cui bisogna ragionare se si vuole governare un Paese. Non come l'anno scorso, quando i selfie di Salvini a un passo dal lago evaporavano nell'era di Draghi.

Eppure, è durissima. Le ricette per il Paese non possono cancellare alcuni bastioni della destra: protezionismo, nostalgie autarchiche, statalismo. Certo, al Forum Ambrosetti porterà in dote alcune idee che piaceranno. Riproporrà le critiche dure al reddito di cittadinanza che hanno infiammato la platea del Meeting di Rimini (mentre con l'altra mano Silvio Berlusconi rassicura altre platee predicando che il sussidio va "rimodulato, non abolito"). La leader di FdI tornerà sull'idea di slegare il prezzo dell'energia da quello del gas. E rilancerà su Ita, probabilmente senza scaldare i cuori.

Meloni è ostile alla cessione della compagnia aerea in mani straniere. Lo dirà a Cernobbio. E dirà che il Pnrr va rinegoziato. Non stravolto, ma ricontrattato con l'Europa alla luce dell'emergenza energetica che sta massacrando le imprese. E su questo non è detto che strappi applausi, perché viola la linea draghiana che recita: gli impegni con Bruxelles sono sacri, i fondi sono blindati e intoccabili. Per poi bilanciare promettendo un taglio delle tasse senza nuovo deficit: per Fdi la flat tax va costruita in modo progressivo e sugli incrementi di reddito. Con buona pace di Berlusconi e Salvini.

Basterà a strappare l'ovazione di manager e imprenditori di Cernobbio? Di certo, c'è chi diffida. Ferdinando Beccalli Falco, per 40 anni ai vertici di General Electric, di cui è stato vicepresidente, ha fondato a Zurigo una società di private equity. Sarà tra gli ospiti del forum ma, dice, non è detto che assisterà al dibattito fra i leader politici. "Io sono tendenzialmente di centrodestra ma francamente non so se stavolta voterò. Meloni mi mette spavento, non la vedo diversa - almeno nei toni - da Marine Le Pen. Sì, nell'ultimo periodo ho sentito che parla di atlantismo e professa una maggiore fedeltà all'Europa, ma ho l'impressione che sia solo campagna elettorale".

Un giudizio assai più sfumato è arrivato da Emma Marcegaglia, ex presidente di Confindustria che, intervistata da Repubblica, ha commentato la ricetta meloniana di una maggiore difesa delle aziende italiane da quelle straniere: "L'Europa ragiona di autonomia e nel contesto di una sfida fra Stati Uniti e Cina, per non venire schiacciati c'è bisogno di tutele strategiche. Ma di restare aperti. Nella storia italiana autarchia e isolazionismo hanno sempre portato male, siamo un Paese esportatore per cui tutte le potenzialità di crescita sono fuori. Tutti gli imprenditori la pensano così".

Come un pendolo, Meloni oscilla: destruttura l'immagine di destra che miscela sovranismo e protezionismo, ma difende la fiamma e inneggia all'italianità che viene prima della concorrenza e del mercato. Sforzo titanico, si diceva, perché nel frattempo prende i biglietti per Londra. Volerà nella City, probabilmente dopo il 25 settembre. "Non so se Giorgia andrà a Cernobbio e in Inghilterra - dice Ignazio La Russa - per rassicurare i mercati. Magari non ce n'è bisogno. Perché noi possiamo non essere rassicuranti ma i temi che portiamo avanti sì". Resta il fatto che Meloni, per tranquillizzare gli operatori della City che ne hanno fatto richiesta esplicita, sarà ricevuta da fondi e banche d'affari come Morgan Stanley, J.P. Morgan, Goldman Sachs, Eliot, Fidelity, Blackrock e Bridgewater. Mostri sacri della finanza. Fino all'altro ieri, per la destra, mostri e basta.