CERNOBBIO - Nei giardini di Villa d'Este, nei capannelli tra imprenditori durante la pausa caffè, c'è poca voglia di scherzare. Lo scorso anno a Cernobbio il clima era frizzante, l'ottimismo per Draghi, il Pnrr e i 200 miliardi europei in arrivo, la ripresa, la fine del Covid, tutto portava al sorriso. Adesso il coro piange sulla scena. Piangono tutti e i politici che arriveranno domani - Giorgia Meloni data per vincente ma anche gli altri - farebbero bene a sintonizzarsi sul grido forte di allarme che sale da questa Davos italiana. Sconti non verranno fatti. La luna di miele stavolta non ci sarà. A dare voce al sentimento che prevale in queste sale è stato ieri mattina Valerio De Molli, il gran cerimoniere di questa tre giorni di Ambrosetti sul lago di Como: "È triste il confronto tra alcuni politici visionari e coraggiosi come Einaudi, Mazzini, Cavour, De Gasperi, Kohl, Mitterand, Adenauer, che avevano l'ambizione di progettare…
CERNOBBIO - Nei giardini di Villa d'Este, nei capannelli tra imprenditori durante la pausa caffè, c'è poca voglia di scherzare. Lo scorso anno a Cernobbio il clima era frizzante, l'ottimismo per Draghi, il Pnrr e i 200 miliardi europei in arrivo, la ripresa, la fine del Covid, tutto portava al sorriso. Adesso il coro piange sulla scena. Piangono tutti e i politici che arriveranno domani - Giorgia Meloni data per vincente ma anche gli altri - farebbero bene a sintonizzarsi sul grido forte di allarme che sale da questa Davos italiana. Sconti non verranno fatti. La luna di miele stavolta non ci sarà. A dare voce al sentimento che prevale in queste sale è stato ieri mattina Valerio De Molli, il gran cerimoniere di questa tre giorni di Ambrosetti sul lago di Como: "È triste il confronto tra alcuni politici visionari e coraggiosi come Einaudi, Mazzini, Cavour, De Gasperi, Kohl, Mitterand, Adenauer, che avevano l'ambizione di progettare un futuro all'insegna del progresso, e la gazzarra politica degli ultimi periodi".
Giorgia Meloni, che lo scorso anno era il brutto anatroccolo (anche se arrivò tutta infiocchettata di rosa), è attesa con interesse e curiosità. Ma anche senza indulgenza. "Il sistema produttivo è molto preoccupato - dice Silvia Candiani, ad di Microsoft Italia - ed è imprescindibile che non ci siano deviazioni rispetto alla rotta tracciata da Draghi. È il momento della concretezza e del pragmatismo, non degli slogan. La continuità è la cosa più importante, perché davanti abbiamo una montagna da scalare". È un po' il concetto che ripetono tutti, che vinca la destra o la sinistra, le cose da fare le ha stabilite Draghi e meno ci si discoste da quelle meglio sarà. Di certo la crisi di governo ha lasciato tutti di stucco. "Gli imprenditori e i manager - spiega Luca Colombo, il boss italiano di Facebook e Instagram - hanno un grande nemico: l'incertezza. Non permette di pianificare, blocca gli investimenti. Ecco, in un momento di crisi dei prezzi e di crisi energetica, certamente le elezioni anticipate non hanno aiutato. La situazione attuale mette a rischio la rincorsa del governo sugli obiettivi del Pnrr e rinegoziare tutto, come chiede qualcuno, non mi sembra una buona idea". L'altra stella fissa è l'Europa, nella convinzione che i nuovi poteri politici non potranno né dovranno creare tensioni con Bruxelles. "Il legame con l'Ue è importante per il Pnrr - ripete Colombo - ma anche se puntiamo a raggiungere un accordo sul price cup, l'Italia da sola cosa può fare? Ormai l'agenda è europea, non italiana o francese o tedesca".
Europa, Pnrr, agenda Draghi. Sono i tre chiodi su cui battono tutti. Al presidente del Consiglio uscente si rimproverano due errori, ma solo a taccuino chiuso. L'aver puntato sul Quirinale, lasciando che le forze politiche ne logorassero la forza e l'immagine. E poi non aver saputo comunicare abbastanza. Ma certo la crisi di governo è stata uno choc. E qui nessuno la dimentica. "La caduta di Draghi non se l'aspettava nessuno, almeno nel sistema economico italiano e internazionale. Tuttavia - allarga le braccia Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Intesa Sanpaolo - questo è quello che è accaduto e anche gli operatori economici non possono che prenderne atto. L'importante è che un momento costruttivo dell'Europa, come è stato quello del Next Generation Eu, non deve essere perso. Bisogna andare avanti su questa strada". Sempre lo stesso refrain, con un'aggiunta tuttavia che suona come un monito per Meloni e Salvini: attenzione a non ripetere gli errori che portarono alla crisi dello spread e alla fine del governo Berlusconi. "La speculazione - argomenta il banchiere - si muove quando i fondamentali le danno qualche speranza di guadagno. L'importante è non creare queste situazioni. Non bisogna dare pretesti". E aumentare il debito pubblico, mettere a rischio la sostenibilità del sistema previdenziale per Gros-Pietro rientrano nella categoria dei "pretesti" capaci di attirare la tempesta.
Il coro canta tutto sullo stesso spartito. Anche imprenditori che certo non sono ostili al centrodestra (pochi lo sono da queste parti), mettono in guardia dalle avventure. Paolo Rotelli è il presidente del San Raffaele, un colosso sanitario che collabora da anni con profitto con le amministrazioni di centrodestra della Lombardia. Senza pregiudizi, dunque: "La vittoria di Meloni non ci preoccupa, per due ragioni. Abbiamo visto negli ultimi dieci anni che i populisti, quando arrivano al potere, diventano realisti e moderano i toni. E poi, che lo si voglia o no, le regole europee sono sovranazionali. E se qualcuno fosse tentato dallo statalismo si ricordi che il libero mercato e la concorrenza sono i pilastri dell'Ue e le privatizzazioni non possono essere considerate una parolaccia". Il problemi sono altri e molto concreti: "Il costo dell'elettricità è moltiplicato per tre, quello del gas per nove. Con le attuali tariffe pubbliche, la nostra attività diventa insostenibile. Noi, con tutto il rispetto per chi produce piastrelle, non possiamo fermare l'attività, perché la gente si ammala lo stesso e vuole essere curata". Un'altra che certo non ha nulla contro il centrodestra, visto che in passato è stata anche eletta con FI, è Luisa Todini, presidente di Green Arrow Capital, una sgr dedicata alle energie rinnovabili: "Draghi lo ha detto chiaramente: chiunque vinca, l'agenda è quella, un'agenda dettata dall'Europa. E Meloni deve essere così intelligente da allargare la squadra al di là della cerchia del proprio partito e aprirsi a figure di livello europeo. Gente come Draghi". Fare come Draghi anche senza Draghi. "Nonostante tutto - conclude Todini - vedo segnali positivi, come aver cambiato posizione sul rigassificatore a Piombino, benché Meloni abbia il sindaco di FdI contrario". Un ottimismo che non contagia Riccardo Illy, l'imprenditore triestino con un passato di amministratore nel centrosinistra. "Io sono preoccupato, ho molti dubbi che il Pnrr ci venga erogato. In Italia la maggioranza pensa che per avere una democrazia sia sufficiente votare, ma non basta. Serve anche la libertà di stampa e l'indipendenza dei poteri. Guardate quello che è successo in Ungheria. E l'Europa cosa ha fatto per fermare Orbán? Niente. Cosa farà per l'Italia se i probabili vincitori delle elezioni dovessero rifarsi a modello del loro alleato magiaro? Non sono ottimista".