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Elezioni 2022, Cernobbio tiepida non si schiera: “Chi vince sostenga la crescita”

(fotogramma)
A tre settimane dal voto, la richiesta ai partiti è unanime: il maggior sviluppo possibile, nel solco europeista dell’opera avviata dal governo uscente. Draghi il convitato di pietra: per il leader di Azione, l’unico ad averlo citato, la risposta più calorosa
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CERNOBBIO. Il calendario trasforma la chiusura del 48° Forum Ambrosetti in un grande appello elettorale al mondo di finanza e imprese, qui rappresentato da aziende del valore di 50.000 miliardi di dollari. Circa 28 Pil italiani, che ai vari Calenda, Conte, Letta, Meloni, Salvini, Tajani chiedono un concetto monocorde: sostenere la maggior crescita possibile, nel solco europeista dell’opera avviata dal governo uscente. Mario Draghi è stato qui un super convitato di pietra: difatti i maggiori applausi li ha avuti Carlo Calenda, il solo ad averlo citato. Mentre Giorgia Meloni ha pareggiato la partita, per lei fuori casa, con Enrico Letta: forse grazie al sovrappiù di passione che il suo intervento ha trasmesso, rispetto agli appelli, pure accorati, del capo del Pd. O forse è un effetto del riposizionamento dei “poteri forti”, che a Villa d’Este per tre giorni sono sembrati prepararsi a un governo FdI-Lega-Forza Italia.


Una certa converge…

CERNOBBIO. Il calendario trasforma la chiusura del 48° Forum Ambrosetti in un grande appello elettorale al mondo di finanza e imprese, qui rappresentato da aziende del valore di 50.000 miliardi di dollari. Circa 28 Pil italiani, che ai vari Calenda, Conte, Letta, Meloni, Salvini, Tajani chiedono un concetto monocorde: sostenere la maggior crescita possibile, nel solco europeista dell’opera avviata dal governo uscente. Mario Draghi è stato qui un super convitato di pietra: difatti i maggiori applausi li ha avuti Carlo Calenda, il solo ad averlo citato. Mentre Giorgia Meloni ha pareggiato la partita, per lei fuori casa, con Enrico Letta: forse grazie al sovrappiù di passione che il suo intervento ha trasmesso, rispetto agli appelli, pure accorati, del capo del Pd. O forse è un effetto del riposizionamento dei “poteri forti”, che a Villa d’Este per tre giorni sono sembrati prepararsi a un governo FdI-Lega-Forza Italia.


Una certa convergenza, sui temi economici, affiora. Sarà per piacere alla platea, sarà perché i margini di manovra sono stretti: in questa fase delicata c’è poco spazio per fantasie al potere. Mohamed El-Erian, Chief economic advisor di Allianz e tra gli economisti più ascoltati al mondo, ha detto: «La nuova agenda del governo italiano credo sarà more of the same (più o meno lo stesso), perché i mercati e il settore privato del Paese guardano soprattutto alla tenuta delle riforme avviate negli ultimi anni, e alla disciplina mostrata sul debito pubblico. L’Italia deve stare attenta a non deviare dalla traiettoria». La numero uno di Amazon in Italia e Spagna, Mariangela Marseglia, ha preso fitti appunti su tutti gli interventi: «Nelle proposte dei politici italiani ho apprezzato diverse cose condivisibili dal mondo produttivo: tutti gli ospiti hanno parlato di tetto al prezzo del gas per contenere l’inflazione, di diversificare le fonti energetiche, di ridurre le tasse sul lavoro per non frenare la ripresa, di sburocratizzare e semplificare la PA. Credo, e spero, che dopo le elezioni chiunque vinca collaborerà con l’opposizione su queste priorità comuni». La manager ha trovato «una platea molto calda verso promesse in linea con la voglia di proseguire nella crescita economica, senza rotture né deviazioni dalla cornice europeista». Gianluca Garbi, ad e socio di Banca Sistema e già dirigente al Tesoro, è meno sfumato nel suo pagellino in ordine alfabetico. Calenda ha preso l’applauso più grosso dicendo che serve competenza e professionalità nel gestire la cosa pubblica, ma ha convinto meno tirando in ballo Draghi, che non mi pare disponibile né facilmente sostituibile. Conte ha sbagliato a criticare la Bce: le banche centrali sono un potere separato dalla politica. In più ha difeso il reddito di cittadinanza e il bonus 110%, misure che qui molti trovano da rivedere o da abrogare. Letta aveva un tono un po’ di rinuncia, ma sui contenuti nulla da dire, in linea con un’audience che ben conosce, anche se forse la spiegazione di allearsi con la sinistra per proteggere la Costituzione qui è percepita come una manovra di palazzo, troppo “conservativa”. Di Meloni è stata apprezzata la critica a una globalizzazione poco gestita, oltre che la sua richiesta di un governo che duri 5 anni e sia stabile nel posizionamento atlantico; anche se ha usato la parola autarchia, concetto forte per questa platea. Salvini ha scelto di specificare meglio l’idea di flat tax e le critiche alle sanzioni russe, per rassicurare, dato che sui due temi era stato attaccato. E Tajani ha fatto un discorso un po’ vintage, da campagna elettorale».


Achille Colombo Clerici, che presiede l’Assoedilizia, vede lo sforzo «da statisti» dei candidati: «Vengo a Cernobbio da 25 anni e credo che i politici siano stati più efficaci di altre volte: essendo vicini al voto molti hanno tracciato una visione di tipo storico, quasi da statisti, meno rivolta alle questioni contingenti e più attenta al posizionamento dell’Italia. C’è un chiaro convitato di pietra ed è Draghi: la sua agenda e il suo metodo aleggiano, molti lo rimpiangono. Infatti Calenda, che lo ha citato, è quello che ha avuto l’applauso più caloroso». Il rappresentante dei proprietari immobiliari aggiunge: «Cercheremo di essere collaborativi con qualunque governo, come in passato». Anche Walter Ruffinoni, ad di Ntt Data Italia, guarda al mezzo bicchiere di un pragmatismo unificatore: «Gli interventi di ieri, in un momento difficilissimo per il Paese, propongono soluzioni ragionevoli, sebbene con alcune diversità di fondo. Credo che al di là delle divisioni la priorità sia mettere in pratica rapidamente soluzioni che agevolino la crescita». Ancora lei.