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Elezioni 2022, Letta “Risposte ai giovani sull’emergenza climatica. La destra non è credibile”

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Il leader Pd intervistato dal direttore di Repubblica Maurizio Molinari al festival di Dogliani: "Meloni tolga la fiamma dal simbolo di FdI. Alle elezioni di settembre la sorpresa saremo noi".
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DOGLIANI – Via quella fiamma indegna, la fiamma del Duce. Mai Enrico Letta lo aveva chiesto chiaro e tondo a Giorgia Meloni, e questo è accaduto sul palco del Festival della Tv, dove il segretario del Pd è stato intervistato dal direttore di Repubblica, Maurizio Molinari. Un dialogo molto ampio, quasi la piattaforma programmatica con la quale la sinistra prova ad opporsi all’onda alta ma diseguale, e piuttosto frammentaria, del centrodestra.

Segretario Letta, a cent’anni dalla Marcia su Roma c’è una fiamma che ancora arde nel simbolo di Fratelli d’Italia, ed è quella sulla tomba di Mussolini. Lei come lo spiega? Come lo si può spiegare ai giovani che andranno al voto?
«Non solo è una cosa inspiegabile, ma lo è anche il motivo per cui quel simbolo non l’abbiano mai cambiato. Un problema oggettivo. La Marcia su Roma fu possibile perché qualcuno non fece fino in fondo il proprio dovere&raqu…

DOGLIANI – Via quella fiamma indegna, la fiamma del Duce. Mai Enrico Letta lo aveva chiesto chiaro e tondo a Giorgia Meloni, e questo è accaduto sul palco del Festival della Tv, dove il segretario del Pd è stato intervistato dal direttore di Repubblica, Maurizio Molinari. Un dialogo molto ampio, quasi la piattaforma programmatica con la quale la sinistra prova ad opporsi all’onda alta ma diseguale, e piuttosto frammentaria, del centrodestra.

Segretario Letta, a cent’anni dalla Marcia su Roma c’è una fiamma che ancora arde nel simbolo di Fratelli d’Italia, ed è quella sulla tomba di Mussolini. Lei come lo spiega? Come lo si può spiegare ai giovani che andranno al voto?
«Non solo è una cosa inspiegabile, ma lo è anche il motivo per cui quel simbolo non l’abbiano mai cambiato. Un problema oggettivo. La Marcia su Roma fu possibile perché qualcuno non fece fino in fondo il proprio dovere».


I sondaggi sembrerebbero indicare la vittoria netta del centrodestra. Andrà così?
«I sondaggi dicono che il 40 per cento degli elettori non ha ancora deciso se votare e per chi, in particolare i giovani che finalmente eleggeranno anche il Senato e non solo la Camera. Il Pd è il primo partito tra i ragazzi dai 18 ai 25 anni, ora parleremo molto agli indecisi e ai giovani: ci attendono le tre settimane delle sorprese, e la sorpresa saremo noi. Questa è la mia grande speranza».

Giorgia Meloni ripete che il Pd è il partito del potere.
«Non lo capisco. Noi ci siamo messi al servizio del Paese, senza parlare alla pancia ma applicando le regole durante i terribili mesi del Covid. Anche se questa storia che saremmo la protezione civile dell’Italia in tempo di crisi non mi piace. Se vinceremo governeremo, altrimenti faremo opposizione e questo non mi spaventa. A volte, un’opposizione serve ai partiti per rigenerarsi, anche se naturalmente spero non sia il nostro caso. Ma lo dico chiaramente: se dovessimo perdere, non ci saranno sirene per richiamarci al governo prima della fine della legislatura».

Cosa risponde a Calenda che vi dichiara incoerenti per esservi alleati con Fratoianni?
«Se dovessi dire io cosa penso della coerenza di Calenda… Ho deciso di essere meno buono. Con il nostro sistema elettorale, le alleanze sono fondamentali anche per evitare che una vittoria con i due terzi del totale permetta di cambiare la Costituzione, che noi difenderemo sempre anche dal presidenzialismo: in Italia, una scorciatoia per dare tutto in mano a uno solo. Li bloccheremo».

Qual è la vostra priorità?
«I costi dell’energia, che rischiano di non far riaprire molte aziende e di mettere in ginocchio le famiglie. Putin sta influendo sulla politica europea, e se in Italia vincerà la destra lui sarà il primo a brindare: Salvini, e in parte anche Berlusconi, non hanno mai rinnegato i loro legami con Putin. La risposta al dittatore russo può darla solo l’Europa unita, altrimenti cadrà l’intero comparto industriale. Dobbiamo diversificare le fonti, puntare sui rigassificatori e accelerare moltissimo sulle rinnovabili. Dobbiamo autoprodurre la nostra energia: sole, eolico, idroelettrico. L’Italia già oggi copre così il 40 per cento del fabbisogno, non è poco ma non è abbastanza».

Quanto pesa l’emergenza climatica?
«Abbiamo un’idea pazza: chiudere la campagna elettorale con un bus elettrico che partirà la prossima settimana, sabato se tutto va bene e se troveremo le ricariche saremo a Torino. Sarà più di un’impresa, sarà anche una provocazione. Non possiamo dimenticare la siccità di questa drammatica estate, cominciata col crollo della Marmolada: occorre un nuovo piano sugli invasi, va ridisegnata l’intera rete per evitare le attuali perdite d’acqua. C’è un impatto pazzesco sull’agricoltura. Puntiamo sul piano europeo per la riduzione delle emissioni di CO2: temi su cui la destra vota contro, e sui quali i nostri ragazzi ci metteranno in mora se non daremo risposte, perdendo qualunque credibilità».

Salvini continua a criticare le sanzioni contro la Russia, mentre Giorgia Meloni è più sibillina. Voi cosa ne pensate?
«Un tema molto sensibile. Rispetto a marzo c’è un po’ di assuefazione sull’Ucraina, ma non dobbiamo dimenticare che la sua resistenza è l’emblema della più grande sconfitta militare russa. Quelle persone sono morte per la libertà. Come potremmo mantenere le relazioni con un paese invasore? L’Europa è un sistema di alleanze, dunque le sanzioni restano fondamentali. Tutti insieme, noi europei siamo fortissimi e alla fine vinceremo».

La destra vuole rinegoziare il Pnrr.
«Quei soldi sono essenziali e vanno spesi bene: 219 miliardi di euro dove c’è tutto, le politiche per il lavoro, la banda larga in tutto il Paese, 100 mila nuove aule scolastiche, l’alta velocità da Bologna a Bari, le infrastrutture energetiche. Insomma, il nostro futuro».

Cosa promettete ai giovani?
«La priorità è il primo impiego: dimostrare ai ragazzi che possono lavorare anche senza andare all’estero, è questa la vera questione migratoria italiana. Oggi i nostri giovani escono di casa a trent’anni, mentre la media europea è 24: dobbiamo arrivarci anche noi. Basta con i finti stage e con gli impieghi non pagati».

Cosa l’ha più colpita in campagna elettorale?
«L’accoglienza di tanti elettori di destra e centrodestra in Veneto. Mi ripetono: non sappiamo se ti voteremo, ma stavolta ti ascoltiamo. Pensano che avere fatto cadere il governo Draghi per passare alla Meloni non stia né in cielo né in terra».

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