TREVISO - "Ti amo ti e chiedo perdono". Suona a pennello il vecchio tormentone di Umberto Tozzi quando Matteo Salvini arriva in Piazza dei Signori all'ora dello spritz, accolto da teenager e pensionati accorsi in realtà per farsi un selfie col governatore veneto Luca Zaia, che gioca in casa. Il tour del Capitano nel Nordest che si sente tradito perfino dalla Lega, da Bolzano a Treviso e oggi sul Carso giuliano fino al Sacrario di Redipuglia, è all'insegna delle dichiarazioni di fedeltà all'autonomia speciale e delle scuse porte alle imprese che non si rassegnano alla rottamazione di Mario Draghi.
Nella Marca il tardo pomeriggio è orario di lavoro e i fedelissimi del Capitano, sindaco Mario Conte in testa, giustificano così una piazza appena più affollata del solito e un pubblico a maggioranza di minorenni non elettori. La realtà, chiarita da categorie economiche deluse e militanti furiosi per le "candidat…
TREVISO - "Ti amo ti e chiedo perdono". Suona a pennello il vecchio tormentone di Umberto Tozzi quando Matteo Salvini arriva in Piazza dei Signori all'ora dello spritz, accolto da teenager e pensionati accorsi in realtà per farsi un selfie col governatore veneto Luca Zaia, che gioca in casa. Il tour del Capitano nel Nordest che si sente tradito perfino dalla Lega, da Bolzano a Treviso e oggi sul Carso giuliano fino al Sacrario di Redipuglia, è all'insegna delle dichiarazioni di fedeltà all'autonomia speciale e delle scuse porte alle imprese che non si rassegnano alla rottamazione di Mario Draghi.
Nella Marca il tardo pomeriggio è orario di lavoro e i fedelissimi del Capitano, sindaco Mario Conte in testa, giustificano così una piazza appena più affollata del solito e un pubblico a maggioranza di minorenni non elettori. La realtà, chiarita da categorie economiche deluse e militanti furiosi per le "candidature non territoriali" piovute dall'alto, è che per la prima volta Salvini è costretto a tentare il miracolo di una rimonta leghista anche nel profondo Nord che gli gira le spalle per saltare direttamente dall'autonomia stoppata al sovranismo promesso della "destra vera di Giorgia Meloni". Per questo il selfometro trevigiano segna Zaia dieci e Salvini uno e spiega perché il Doge ripeta che lui ha "letto i nomi dei candidati sui giornali", dopo aver visto scomparire tutti i suoi nelle liste compilate a Milano. La sintesi dei social veneti è brutale: "Per Salvini ormai l'unico modo di trovarsi con tre persone davanti è presentarsi con Zaia e Conte, il sindaco 'più amato d'Italia'". È una freddezza nuova che il leader leghista annusa e che lo spinge a volere accanto a sé pure la ministra vicentina Erika Stefani, inserendo all'ultimo uscite anche a Mestre, Venezia e nel Padovano: la sua personale corsa interna contro Meloni, quella esterna contro Calenda e Letta, riferimenti estremi dell'imprenditoria draghiana, si consuma qui e lo stesso Zaia dà appuntamento "ai conti che faremo il 26 settembre".
"Speriamo - confida uno dei più importanti industriali locali del made in Italy - che per governare si rendano conto di doversi affidare a tecnici autorevoli e all'altezza delle emergenze". In pubblico così Salvini attacca, cambia il manifesto "Credo negli italiani" in "Credo nel Veneto" e promette che "questo giro se votate me l'autonomia diventa realtà in pochi mesi", accusando Conte e la stessa Meloni di averla bloccata per cinque anni. Nel Nordest il nervo scoperto resta però il dossier Salvini-Putin, con la prospettiva di un'Italia isolata in Europa e punita dai mercati. "Dicono che critico le sanzioni Ue per fare un favore al Cremlino - grida - invece invoco uno scudo per proteggere italiani ed europei che non riescono a pagare le bollette. È questa l'unica emergenza, rischiamo di restare al buio e al freddo, chi ha un'azienda mi capisce. Altro che rinunciare alla lavatrice e lavarsi poco, come intima il Pd".
È la premessa per saltare al debito, altro terreno di scontro con FdI. "Serve - dice Salvini - subito. Lo hanno fatto tedeschi, francesi e spagnoli, meglio 30 miliardi oggi per salvare un milione di posti di lavoro, che 100 domani per un milione di casse integrazioni. Altrimenti restiamo a divieti e punizioni, come con il Covid". Giuramenti di "svolte tra venti giorni": via reddito di cittadinanza, legge Fornero e numero chiuso a medicina, subito ministero per l'Innovazione con sede a Milano, reintroduzione del servizio militare obbligatorio, via libera a centrali atomiche e termovalorizzatori, guerra contro le baby gang. "Se devo mandare le forze dell'ordine perché i ragazzini fanno casino - dice Salvini - a rimborsare lo Stato saranno mamma e papà". Un gruppo di quindicenni in prima fila mugugna e dichiara di "essere comunista", fino a spingere il leader del Carroccio sugli storici cavalli di battaglia.
"Fateci vincere - promette - e la sinistra per anni non tocca più palla. Letta mi teme al punto da rifiutare di confrontarsi pubblicamente con me. Clandestini e immigrati? Ruspa".
Giurare di "sigillare le frontiere" in stile Orban, nel Nordest industriale, agricolo e turistico oggi fondato sulla manodopera straniera, è terreno scivoloso. Salvini dimentica così per un attimo i ragazzini che vogliono "condividere un selfie con un vip" e si rivolge al cuore degli anziani che lo applaudono appena garantisce di "sospendere causa guerra le cartelle esattoriali". "Andando a San Daniele del Friuli - annuncia - mi fermerò al Sacrario di Redipuglia. Lì sono sepolti gli eroi che hanno dato la vita per difendere i confini della patria.
Dobbiamo dire grazie a chi salva il proprio Paese, a costo di finire sotto processo". Il riferimento implicito, dai caduti nella Prima guerra mondiale ai migranti inghiottiti oggi nel Mediterraneo, è a se stesso e all'autocandidatura per un ritorno al Viminale. "Qualcuno - il congedo davanti allo sguardo preoccupato di Zaia - si preoccupa di proteggere cinghiali e pantegane. Io dico prima i disabili e gli italiani". Caro energia a parte, non una parola sull'economia nella culla di piccole e medie imprese. Eppure qui l'incubo è "mancare il Pnrr", mettendo a rischio anche Alta velocità, Pedemontana e Olimpiadi di Milano-Cortina 2026. In Veneto nessun "perdono", per ora: alla fine Salvini se ne va sulle note di Pooh e Fedez.