“Bicamerale per il presidenzialismo”, Meloni apre alle “riforme con tutti”
di Emanuele Lauria , di Emanuele LauriaROMA - "Le riforme? Voglio farle con tutti". Sulla strada che la vede proporsi ogni giorno di più in veste istituzionale, con un make up politico rassicurante, Giorgia Meloni fa un salto indietro di 25 anni. E nel rilanciare il presidenzialismo ("La madre di tutte le leggi") si dice favorevole a una bicamerale, sul modello di quella con cui Massimo D'Alema tentò di modificare la Carta: "È una delle soluzioni su cui sono d'accordo, sono per aprire un dibattito". Negli studi di Porta a Porta, dove arriva con il senatore Giovanbattista Fazzolari che cura il programma di FdI, la candidata premier risponde a distanza a Enrico Letta, che aveva avvertito sui rischi di una rappresentanza bulgara del centrodestra in parlamento. E la leader di Fratelli d'Italia dice in sostanza che non ha alcuna intenzione di cambiare la Costituzione a colpi di maggioranza. Nessun "allarme democratico", a sentire lei. Con una sola avverten…
ROMA - "Le riforme? Voglio farle con tutti". Sulla strada che la vede proporsi ogni giorno di più in veste istituzionale, con un make up politico rassicurante, Giorgia Meloni fa un salto indietro di 25 anni. E nel rilanciare il presidenzialismo ("La madre di tutte le leggi") si dice favorevole a una bicamerale, sul modello di quella con cui Massimo D'Alema tentò di modificare la Carta: "È una delle soluzioni su cui sono d'accordo, sono per aprire un dibattito". Negli studi di Porta a Porta, dove arriva con il senatore Giovanbattista Fazzolari che cura il programma di FdI, la candidata premier risponde a distanza a Enrico Letta, che aveva avvertito sui rischi di una rappresentanza bulgara del centrodestra in parlamento. E la leader di Fratelli d'Italia dice in sostanza che non ha alcuna intenzione di cambiare la Costituzione a colpi di maggioranza. Nessun "allarme democratico", a sentire lei. Con una sola avvertenza, ribadita fuori dagli studi Rai, prima di infilarsi in macchina: "Non mi faccio impantanare dalla sinistra, se pensano di ricominciare con i giochetti non andiamo da nessuna parte".
In via Teulada, Meloni torna a parlare come la grande favorita di questa corsa elettorale. E non molla di un millimetro su quello che, in caso di vittoria, sarà il suo ruolo. A costo di bordeggiare attorno alle competenze del Quirinale. Prima commenta alcuni retroscena che lei stessa cita e secondo i quali Mattarella potrebbe dare l'incarico a una personalità indicata dal Pd, nel caso in cui - pur con il centrodestra vincente - i dem risultassero il primo partito davanti a FdI. "Uno dei motivi per votare per noi è scongiurare questa ipotesi", afferma Meloni. Man mano che ci si inoltra nella campagna elettorale, la deputata romana rivendica i suoi diritti. E spazza via definitivamente anche altri dubbi: a domanda diretta, dice che non è nei progetti sottoporre al Capo dello Stato nomi diversi dal suo: "Se gli italiani diranno che siamo i primi nella coalizione proporrò al Presidente della Repubblica di poter guidare il governo. Non ho sempre voluto essere in prima fila ma nemmeno mi sono mai tirata indietro".
Davanti alle telecamere di Bruno Vespa, Meloni smentisce plastici dissapori con Salvini: "La foto con le mani davanti nei capelli? Non stava parlando Matteo quando ho fatto quel gesto, a meno che lui non faccia il ventriloquo. Per carità, abbiamo i nostri battibecchi però montarli ad arte no". Sui contenuti, le distanze con il leader del Carroccio rimangono, anzi si accentuano. Specialmente sull'atteggiamento in politica estera, su quelle montanti critiche del leghista alle sanzioni alla Russia che nello stato maggiore di FdI vengono lette solo come un affannoso tentativo di recuperare consenso. Di certo, Meloni su questo punto la pensa in modo molto diverso da Salvini. "A me non torna, come dice lui, che le sanzioni non stiano dando effetti. La crescita della Russia era prevista al 6 per cento, ora stanno festeggiando per un -3,5 per cento e ci metteranno 10 anni per tornare al Pil di prima della guerra. Le sanzioni sono lo strumento più efficace".
Una risposta secca a Salvini anche sul ricorso al deficit contro il caro-bollette: "Per rifondere i sovraccosti da qui a marzo servono 3 o 4 miliardi di euro dai fondi europei: non serve uno scostamento di bilancio da 30 miliardi. Anche perché, da solo, non fermerebbe chi specula sul prezzo del gas". Infine la conferma che anche sul reddito di cittadinanza ci sono posizioni diverse nel centrodestra: se Lega e Forza Italia sono per riformarlo ma non cancellarlo, Meloni taglia corto: "Io il reddito di cittadinanza voglio abolirlo, per un fatto culturale. Lo dico chiaramente: serve assistenza per chi non può lavorare, per chi può ci sono i centri per l'impiego o il fondo sociale europeo". Tutto concorre a costruire la risposta alla domanda-tormentone: è pronta a governare? "Nessuno può dirsi pronto ma s'impara, come a fare la mamma. Io mica lo sapevo come si faceva. L'importante - dice Meloni - è che ci sia amore".