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Letta lancia l’allarme democratico: "Se vince la destra, Costituzione a rischio"

Enrico Letta con i candidati romani del Pd (fotogramma)
Il segretario dem in piazza Sant'Apostoli a Roma: "L'unico voto utile è per il Partito democratico. Basta il 4% tolto a noi e regalato a Calenda e Conte per consentire a Meloni, Salvini e Berlusconi di superare il 70% dei parlamentari"
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"Segreta', stamattina ci hai dato la sveglia", gli fa un candidato. "Allora vi convocherò tutte le mattine, ma stavolta alle 7". È sera, Enrico Letta è appena arrivato a Santi Apostoli, culla del prodismo. Annuncia che da questa piazza parte la "rimonta". Il leitmotiv è: "Non c'è un destino già scritto". Basta un "4% in più o in meno" sottratto a Calenda e Conte per sovvertire i pronostici, rendere contendibili "60 seggi" e cambiare una storia che i più, perfino tra i militanti dem, vedono segnata: Giorgia Meloni a Palazzo Chigi. Governo di destra-destra. Di occhi di tigre, in piazza, all'inizio se ne vedono pochi. Letta ce la mette tutta per infondere entusiasmo. E un po' ci riesce, se a fine comizio si concede anche un balletto in stile TikTok, mentre le casse sparano "Live is life" di Opus.

 

È l'ultimo miglio della camp…

"Segreta', stamattina ci hai dato la sveglia", gli fa un candidato. "Allora vi convocherò tutte le mattine, ma stavolta alle 7". È sera, Enrico Letta è appena arrivato a Santi Apostoli, culla del prodismo. Annuncia che da questa piazza parte la "rimonta". Il leitmotiv è: "Non c'è un destino già scritto". Basta un "4% in più o in meno" sottratto a Calenda e Conte per sovvertire i pronostici, rendere contendibili "60 seggi" e cambiare una storia che i più, perfino tra i militanti dem, vedono segnata: Giorgia Meloni a Palazzo Chigi. Governo di destra-destra. Di occhi di tigre, in piazza, all'inizio se ne vedono pochi. Letta ce la mette tutta per infondere entusiasmo. E un po' ci riesce, se a fine comizio si concede anche un balletto in stile TikTok, mentre le casse sparano "Live is life" di Opus.

 

È l'ultimo miglio della campagna elettorale. Quello che può spostare voti, dopo 5 settimane con i sondaggi inchiodati più o meno alle stesse percentuali. Il segretario Pd ci crede. Convoca di buon mattino tutti e 600 i candidati della lista progressista e, appunto, dà la sveglia: "Per fermare la destra ed evitare il rischio democrazia c'è solo il voto per il Pd", è il chiodo su cui battere da qui al 25 settembre. "Un più 4% a Calenda e Conte, tolto a noi, consentirebbe alla destra, magari col 43%, di superare il 70% di rappresentanza parlamentare. Significa darle la possibilità di cambiare la Costituzione, di eleggere i membri del Csm come gli pare, o i giudici costituzionali". Lancia quindi "un allarme per la democrazia italiana". Mentre nello scenario opposto, con "un 4% in più a noi", si riuscirebbe a far scivolare "la destra sotto il 55% e riportare la partita nella contendibilità".

Gli avversari naturalmente cercano di minare la narrazione dello scontro a due: "Letta vive su Marte", attacca Matteo Salvini. "Il Pd è molto arrogante", gli fa eco Giuseppe Conte. Forza Italia gli dà del "disperato". "Il Rosatellum l'hanno scritto loro", punge Giorgia Meloni. "Ma quindi, Letta, avete già perso?", twitta Carlo Calenda.

Sul palco di Santi Apostoli, lo stato maggiore del Pd dà man forte al segretario. Tutti insistono nell'impostazione rosso-nero. "Non c'è un secondo turno, come alle comunali, l'unico voto utile è il primo ed è quello per il Pd", scandisce il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri. "È matematica, prima che politica", insiste Nicola Zingaretti, capolista dem nel suo Lazio. Dal palco, Letta miscela timori e nostalgie. Ricorda che Santi Apostoli è "la nostra piazza", quella in cui Prodi "ha battuto due volte Berlusconi". Un po' ce l'ha con "l'usurpatore" Conte, che qui chiuderà la campagna elettorale il 23, per accreditarsi come vero progressista. E a proposito, il leader dem gongola per l'endorsement di Trump al presidente M5S: "Mi ha confermato quello che ho sempre pensato: che i concetti di destra e sinistra applicati al M5S e a Conte siano diversi da quelli che sono applicabili a noi. Non penso che Trump si possa sognare di parlare del Pd come di un partito affine". Altro rimando storico, in chiusura: "È un onore essere il segretario del Pd e chiamarmi Enrico". Applausi. I timori sono quelli per la destra che cancellerebbe i diritti. Che "riporterebbe il paese in bancarotta", come nel 2011, quando "Meloni era ministro della Gioventù e la disoccupazione giovanile è passata dal 21 al 31%". Per la politica estera: "Putin orienta questa campagna elettorale", con Salvini e Berlusconi "che ripetono le sue tesi". Quanto al draghiano Calenda, "l'unico modo perché Draghi abbia un ruolo nel nostro Paese dopo il voto è che il Pd vinca le elezioni", aggiunge l'ex premier.

In ballo non c'è solo il governo del Paese, ma anche la sopravvivenza del Pd. "Conte e Calenda fanno un gioco a tenaglia per uccidere il Pd e arrivare a un esito francese, dove c'è o il centrista o la sinistra populista. Noi combattiamo contro questo esito perché vogliamo che ci sia nel sistema politico italiano un grande partito progressista e riformista, come c'è in Germania e in Spagna". Ma non parla di congresso. "È la cosa più demenziale che si possa fare in campagna elettorale". La testa è al voto: "Per salvare noi stessi. E salvare l'Italia".