Presidenzialismo, Letta contro la destra: “Non si tocca il cuore della Carta”
di Giovanna Casadio , di Giovanna CasadioCon o senza Bicamerale, il Pd non sarà mai a favore del presidenzialismo. È anche sulle riforme costituzionali che si accende lo scontro a due settimane dal voto del 25 settembre. Giorgia Meloni non demorde: nell'orizzonte del governo di centrodestra, se sarà lei a Palazzo Chigi, ci sarà una riforma della Costituzione in senso presidenzialista. Enrico Letta, il segretario dem, la giudica una proposta inaccettabile: "No al presidenzialismo, non si tocca il cuore della Costituzione". E a proposito di riforme lancia di nuovo l'allarme sul Rosatellum, la legge elettorale con cui si va a votare e che ha come effetto una distorsione dei voti. Attacca Letta: "Fu Renzi a imporla pensando di prendersi il 70% del Parlamento, poi è andata come è andata. È una legge maggioritaria, perciò o vince l'uno o vince l'altro". Poi precisa, a proposito dei rischi per la democrazia: "Il pericolo non è ra…
Con o senza Bicamerale, il Pd non sarà mai a favore del presidenzialismo. È anche sulle riforme costituzionali che si accende lo scontro a due settimane dal voto del 25 settembre. Giorgia Meloni non demorde: nell'orizzonte del governo di centrodestra, se sarà lei a Palazzo Chigi, ci sarà una riforma della Costituzione in senso presidenzialista. Enrico Letta, il segretario dem, la giudica una proposta inaccettabile: "No al presidenzialismo, non si tocca il cuore della Costituzione". E a proposito di riforme lancia di nuovo l'allarme sul Rosatellum, la legge elettorale con cui si va a votare e che ha come effetto una distorsione dei voti. Attacca Letta: "Fu Renzi a imporla pensando di prendersi il 70% del Parlamento, poi è andata come è andata. È una legge maggioritaria, perciò o vince l'uno o vince l'altro". Poi precisa, a proposito dei rischi per la democrazia: "Il pericolo non è rappresentato da una vittoria della destra: il nostro sistema regge e reggerà, sono gli italiani che scelgono, però le regole elettorali possono consentire alla destra con il 43% dei voti di avere il 70% dei seggi".
E comunque il leader del Pd annuncia: "Se vinceremo anche noi vorremo discutere di riforma della Carta insieme con le altre forze politiche, però le nostre saranno riforme delle parti non essenziali della Costituzione. E comunque lo faremo anche dall'opposizione". Se insomma un ammodernamento dell'architettura istituzionale del Paese ci vuole, così da rendere più efficienti le istituzioni e velocizzarne il funzionamento, non è per approdare al presidenzialismo perché "non è la soluzione". La strada della Bicamerale poi, che Meloni ha messo sul tavolo come offerta di collaborazione agli avversari, non è garanzia di nulla per i Dem. Innanzitutto la Bicamerale (che è una commissione parlamentare per le riforme costituzionali) rispecchierebbe i rapporti di forza delle Camere. Ma soprattutto di Bicamerali è costellata la storia delle riforme mancate nel nostro Paese: dalla Bicamerale Bozzi (1983) a quella De Mita-Iotti (1993). Fino alla Bicamerale D'Alema del 1997, dove si arrivò persino al "patto della crostata", un accordo tra le forze politiche a casa di Gianni Letta per una repubblica semi presidenzialista e una legge elettorale a doppio turno, ma Silvio Berlusconi ribaltò il tavolo e finì nell'ennesimo nulla di fatto.
Puntualizza sul Rosatellum Maria Elena Boschi, ministra delle Riforme del governo Renzi ("sul Rosatellum la fiducia fu messa dal governo Gentiloni, mentre Renzi la mise sull'Italicum"), ma non esaspera i toni sulla Bicamerale e il presidenzialismo: "Noi abbiamo sempre pensato che le regole del gioco si debbano scrivere in modo condiviso e più largo possibile. Chiaramente partiamo dalle proposte del nostro programma, in primis l'elezione diretta del presidente del Consiglio (sindaco d'Italia), ma ci sediamo a un tavolo e discutiamo delle proposte che ci sono. La Bicamerale può essere una ipotesi purché non sia un modo per rinviare e non farne nulla".