La Lega sotto attacco per i rapporti con Putin evoca il complotto
di Matteo Pucciarelli , di Matteo PucciarelliMILANO - Provoca un terremoto in piena campagna elettorale l'uscita dell'ex collaboratrice di Donald Trump, intervistata da Repubblica, sui presunti legami del capo leghista con la Russia di Putin. Lo stato maggiore del partito si mobilita. Gli avversari, a cominciare da Di Maio, chiedono una commissione d'inchiesta. Sono solo "insinuazioni, zeppe di dubbi e condizionali, contro la Lega e Matteo Salvini che si difenderanno in ogni sede opportuna contro le parole di Julia Friedlander e il quotidiano che le ha pubblicate", è la nota diffusa da Via Bellerio quando il testo dell'intervista circola già da parecchie ore.
La responsabile del Sud Europa dell'amministrazione repubblicana, senza mezze parole, ha spiegato che "i rapporti tra Salvini e Putin sono guidati da probabili interessi finanziari". Nel farlo, l'attuale ad di Atlantik-Brücke, associazione non-profit al servizio dell'amicizia tra Germania e Usa, è…
MILANO - Provoca un terremoto in piena campagna elettorale l'uscita dell'ex collaboratrice di Donald Trump, intervistata da Repubblica, sui presunti legami del capo leghista con la Russia di Putin. Lo stato maggiore del partito si mobilita. Gli avversari, a cominciare da Di Maio, chiedono una commissione d'inchiesta. Sono solo "insinuazioni, zeppe di dubbi e condizionali, contro la Lega e Matteo Salvini che si difenderanno in ogni sede opportuna contro le parole di Julia Friedlander e il quotidiano che le ha pubblicate", è la nota diffusa da Via Bellerio quando il testo dell'intervista circola già da parecchie ore.
La responsabile del Sud Europa dell'amministrazione repubblicana, senza mezze parole, ha spiegato che "i rapporti tra Salvini e Putin sono guidati da probabili interessi finanziari". Nel farlo, l'attuale ad di Atlantik-Brücke, associazione non-profit al servizio dell'amicizia tra Germania e Usa, è entrata nel dettaglio dei meccanismi contabili e finanziari per rendere quasi invisibile un finanziamento illecito.
Le accuse richiamano alla memoria altre ombre, a cominciare dallo scandalo dell'Hotel Metropol di Mosca che vide coinvolto Gianluca Savoini, l'uomo dei rapporti della Lega con la Russia, registrato durante una trattativa sottobanco in cui veniva utilizzata l'industria energetica come mezzo per riciclare soldi per il partito nel Carroccio. Poi il faccendiere venne ridimensionato dalla narrazione leghista nel ruolo di una sorta di millantatore. Quel che colpisce stavolta è il fatto che abbia parlato una persona vicina a un ex presidente molto amico della Lega stessa, perlomeno sul piano "ideologico".
Il timore nel partito è che possa trattarsi solo di un "antipasto", e che da qui al 25 settembre possa uscire altro di più sostanzioso o comunque imbarazzante. "Sta accadendo qualcosa di strano - confida un colonnello salviniano - Sembra quasi che sia in corso una manovra per rendere Giorgia Meloni affidabile e gradita al sistema e contemporaneamente delegittimarci giorno dopo giorno". La retorica da vittime dei "poteri forti" nel mentre da decenni si entra e si esce dalle stanze dei bottoni è un classico leghista da sempre, utile anche a fare quadrato attorno al capo, prima Umberto Bossi, oggi Salvini. Lo stesso segretario federale nelle settimane scorse aveva paventato la possibilità che oscuri e generici poteri potessero utilizzare delle inchieste per azzoppare la corsa del centrodestra da qui al voto.
Dice Gianluca Pini, ex parlamentare della Lega Nord che non ha mai sostenuto il nuovo corso nazionalista, che "tutto fa pensare che la ricostruzione di Friedlander sia credibile, mancano però dei riscontri oggettivi. Di suggestioni ce ne sono diverse e da tempo, cominciano ad essere un po' troppe, però finché non esce la prova...". Va anche registrata una terza interpretazione: "Lo fanno più furbo di quel che appare - è l'analisi beffarda di un leghista milanese che pure conosce Salvini da lunga data - Non ci credo solo perché il segretario non ha le capacità per operazioni di questo tipo".
Di concreto, e oggettivo, per adesso rimangono due cose. In primis, il patto politico di collaborazione tra Lega e Russia Unita, il partito di Vladimir Putin. Scadeva lo scorso marzo, dopo quattro anni dalla prima sigla: c'è stato il tacito rinnovo, nonostante la guerra in corso in Ucraina. Secondo: Salvini rimane il politico italiano più schiacciato, direttamente o meno, sulle ragioni e richieste della Russia, come sta avvendendo ad esempio sulla sua contrarietà a mantenere le sanzioni. In questo contesto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio chiede una commissione di inchiesta parlamentare che "accerti i rapporti fra i leader dei partiti politici e i mondi economico-finanziari russi. In questo momento ci sono più ombre che luci". Lo stesso fa il senatore dem Dario Parrini: "I rapporti tra Salvini e Putin sono inquietanti. La sicurezza nazionale non è uno scherzo. Serve la commissione bicamerale d'inchiesta già proposta".